don Michele Cerutti"Domenica in albis (o della Divina Misericordia)"

II Domenica di Pasqua (Anno B) (12/04/2015)
Vangelo: Gv 20,19-31
La domenica in albis (o della Divina Misericordia) è, nell'anno liturgico, la seconda domenica di Pasqua, cioè la domenica che segue tale solennità. Noi oggi viviamo questa domenica.
La locuzione latina in albis (vestibus), significa nella sua traduzione letterale in bianche (vesti). Ai primi tempi della Chiesa, infatti, il battesimo era amministrato durante la notte di Pasqua, e i
battezzandi indossavano una tunica bianca che portavano poi per tutta la settimana successiva, fino proprio alla prima domenica dopo Pasqua, detta perciò "domenica in cui si depongono le vesti bianche" (in albis depositis o deponendis).
A seguito della riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II la domenica è stata chiamata seconda domenica di Pasqua[1] o domenica dell'ottava di Pasqua[2].
Nell'anno giubilare del 2000, per volontà di papa Giovanni Paolo II, la domenica è stata anche denominata della Divina Misericordia. Questa titolazione è legata alla figura della santa mistica polacca Faustina Kowalska. Nella giornata è concessa, secondo determinate condizioni, l'indulgenza plenaria o parziale ai fedeli.
Entrando nel dettaglio delle Scritture oggi proposte scrutiamo la proposta cristiana della carità
Cristo è risorto e la gioia della risurrezione contamina i discepoli. Vengono a formarsi le prime comunità cristiane alla luce della gioia del Risorto.
Gli Atti degli Apostoli mettono in evidenza come questa gioia si trasmette e interessa i giudei e i pagani.
E' il libro che mette in evidenza successi della predicazione, ma anche i momenti difficili dell'insuccesso e della persecuzione.
Anche prima dei versetti oggi letti Luca, l'autore del Libro degli Atti, ci parla della prima persecuzione.
Eppure in mezzo a queste difficoltà i cristiani esprimono con la loro carità la loro appartenenza.
La condivisione dei beni materiali mette in evidenza come l'amore fosse il principio catalizzatore dell'esperienza cristiana.
Se la comunità si costruisce sul fondamento della fede nel Risorto, la sua vita si alimenta dell'amore. Un amore pasquale perché reciprocamente ci fa riconoscere come figli di Dio, rigenerati dai sacramenti pasquali come si può vedere nella seconda lettura.
La carità della condivisione che si è affinata nel corso dei secoli e che è diventata sussidiarietà.
Il cristiano chiamato a condividere con il fratello quando questo è nel momento della difficoltà e non riesce a camminare da solo.
Essere attenti come discepoli di Gesù al fratello nello stato del bisogno senza assistenzialismo, ma aiutandolo a camminare con le proprie gambe per evitare che avvenga l'autoeliminazione dell'individuo.
Si lotta contro l'assistenzialismo paternalistico sollecitando e sostenendo lo sprigionarsi delle energie migliori della società, dando fiato e vigore alla creatività che ogni singolo cittadino è chiamato a tirare fuori come forma privilegiata di carità responsabile.
La carità non disgiunta dalla fede è importante ribadirlo.
Una carità senza fede diverrebbe filantropia che si scioglie alle prime emozioni.
Una fede senza carità diverrebbe idolatria.
In questa domenica ci invita ad accrescere nella dimensione della carità.
La carità del perdono lo ribadisce il Vangelo. Il primo apostolato dei discepoli è quello della misericordia.
Il discepolo deve essere testimone della carità di Dio.
Gesù invita i discepoli a essere espressione del perdono di Dio.
Mi sono venuti a mente due riflessioni che ci possono aiutare in questa difficile missione. Lo penso per me, lo penso per voi.
Tu ci perdoni sempre.
Tu ci dai sempre la possibilità di essere nuovi
e di ricominciare da capo.
Allora anche noi dobbiamo perdonare gli amici che ci lasciano,
quelli che parlano male di noi,
quelli che non mantengono gli impegni presi insieme.
Tu ci perdoni sempre.
Allora nessuno deve mai «chiudere» con un fratello.
Mai disperare che il bene la spunti sui difetti.
Allora mai dobbiamo aspettare che incomincino gli altri.
Tu ci perdoni sempre.
Allora nessuno di noi deve mai stancarsi di ricominciare,
di ridare fiducia, di risalire la china delle delusioni.
Tu ci perdoni sempre e non ti stanchi mai di noi. Amen
(don Tonino Lasconi)
Un giorno il saggio diede al discepolo un sacco vuoto e un cesto di patate.
"Pensa a tutte le persone che hanno fatto o detto qualcosa contro di te recentemente, specialmente quelle che non riesci a perdonare. Per ciascuna, scrivi il nome su una patata e mettila nel sacco".
Il discepolo pensò ad alcune persone e rapidamente il suo sacco si riempì di patate.
"Porta con te il sacco, dovunque vai, per una settimana" disse il saggio. "Poi ne parleremo". Inizialmente il discepolo non pensò alla cosa. Portare il sacco non era particolarmente gravoso. Ma dopo un po', divenne sempre più un gravoso fardello. Sembrava che fosse sempre più faticoso portarlo, anche se il suo peso rimaneva invariato.
Dopo qualche giorno, il sacco cominciò a puzzare. Le patate marce emettevano un odore acre. Non era solo faticoso portarlo, era anche sgradevole.
Finalmente la settimana terminò. Il saggio domandò al discepolo: "Nessuna riflessione sulla cosa?".
"Sì Maestro" rispose il discepolo. "Quando siamo incapaci di perdonare gli altri, portiamo sempre con noi emozioni negative, proprio come queste patate. Questa negatività diventa un fardello per noi, e dopo un po', peggiora."
"Sì, questo è esattamente quello che accade quando si coltiva il rancore. Allora, come possiamo alleviare questo fardello?".
"Dobbiamo sforzarci di perdonare".
"Perdonare qualcuno equivale a togliere una patata dal sacco. Quante persone per cui provavi rancore sei capace di perdonare?"
"Ci ho pensato molto, Maestro" disse il discepolo. "Mi è costata molta fatica, ma ho deciso di perdonarli tutti".
Si è capaci di essere espressione del perdono di Dio se prima di tutto facciamo esperienza del perdono di Dio.
Chiediamo con coraggio di essere abbracciati da questo amore per essere poi noi espressione forte dell'amore di Dio.

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