MACHETTA Domenico SDB "Ricevete lo Spirito Santo"

12 aprile 2015 | 2a Domenica di Pasqua Anno B | Appunti per la Lectio
1ª LETTURA: At 4,32-35
In Atti 4,32-35 (1ª lettura) abbiamo il secondo sommario, in cui si parla della koinonia di beni, che ha la radice nella koinonia con il Corpo e Sangue di Cristo. I primi cinque capitoli degli Atti sono un "canone" per la Chiesa di tutti i tempi, un modello con cui ogni comunità cristiana deve confrontarsi continuamente. Si tratta di una comunità creata dallo Spirito, non da decisioni umane, una comunità che continua l'esperienza pasquale.

VANGELO: Gv 20,19-31
Il Vangelo ci presenta Gesù che dona lo Spirito: "Ricevete lo Spirito Santo". In realtà lo Spirito è ormai riversato sulla terra con la morte di Gesù, come ci fa capire Giovanni ("Chinato il capo, effuse lo Spirito"). Ciò che avviene è una presa di coscienza di ciò che è accaduto sul Calvario, è un aprire gli occhi, è attingere alla fonte. E fino alla Parusia di giorno in giorno la Chiesa attingerà a questa fonte viva. Ogni volta che si incontra il Risorto viene donato lo Spirito ("alitò" è gesto creatore), viene perdonato il peccato e la Chiesa diventa missionaria.
La Chiesa è sacramento, mediazione: le viene conferito il potere di rimettere i peccati. Con quale saggezza spirituale Giovanni Paolo II ha istituito in questa domenica la festa della "Divina Misericordia"! La Confessione è la celebrazione sacramentale della Misericordia: l'abbraccio di Dio.
Ma ecco che arriva Tommaso: lo aspettiamo puntualmente ogni anno in questa domenica! Sappiamo che questo è l'episodio culmine per Giovanni, che vuol portare il suo lettore all'espressione vertice di tutto il suo Vangelo:
"Mio Signore e mio Dio".
Intanto c'è una testimonianza comune nella tradizione evangelica: non fu facile credere al Risorto. Pensiamo, per esempio, al fatto del "non riconoscere" il Risorto, prendendolo per il giardiniere o per un fantasma o per un viandante qualsiasi. E qui occorre tornare sul concetto del vedere-credere secondo Giovanni. Quello che viene rifiutato nell'episodio di Tommaso è un "vedere" considerato come prova sensibile.
Il Risorto non è riconoscibile con occhi umani; occorre che qualcosa cambi dentro, per intervento di Dio. Non è sufficiente l'apparizione per riconoscere il Risorto. Guardiamo tutta la dinamica del cuore dei discepoli di Emmaus al contatto con il Pellegrino che spiega le Scritture. La lectio divina ha questo compito: diventa necessaria perché la Messa sia un vero "vedere" il Risorto. Di "otto giorni" in otto giorni arriviamo alle nostre domeniche, in cui dovrebbero sempre aprirsi i nostri occhi in una continua esperienza pasquale.
E allora ecco la grande conclusione: "Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno". Forse Giovanni pensa a colei che è la madre dell'umile popolo che crede senza vedere? È significativo che nessun evangelista parli di apparizioni pasquali a Maria. Ognuno è libero di pensarlo, ma intanto è interessante che il Vangelo non ne parli. Lei, la Madre della Chiesa, non aveva bisogno di apparizioni, perché unita mediante la fede, in modo unico e indescrivibile, con il suo Figlio risorto.
Ma perché è così difficile credere? Qual è il segreto? Tutto Giovanni è una risposta a questa domanda. Anche nelle Lettere emerge un dato importante: la mancanza di comunione fraterna deriva dalla mancanza di fede. Ma la mancanza di fede da che cosa deriva? Nelle controversie con i giudei viene fuori l'ostacolo di fondo che impedisce la fede: "E come potete credere voi che prendete gloria gli uni dagli altri?" (Gv 5,44). La radice della fede sta qui: nell'umiltà, nella capacità di perdere, di uscire da se stessi. Credere, questa è l'opera di Dio (cf Gv 6,29), questo è il prodigio dei prodigi. Ed è la strada dell'amore.
Ecco il trinomio giovanneo: UMILTÀ, FEDE, AMORE

MACHETTA Domenico

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