CARLA SPRINZELES"Lo accolse in casa sua"

Commento su Genesi 18,1-10; Luca 10,38-42
Carla Sprinzeles  
XVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (17/07/2016)
Vangelo: Lc 10,38-42 
Oggi le letture ci portano a una considerazione, Dio è più grande di noi, non lo possiamo
comprendere, possiamo dire che Dio per noi è uno straniero, chi pretende di dire che conosce Dio sbaglia. Il nostro atteggiamento dev'essere quello dell'apertura, dell'accoglienza, dell'ospitalità.
GENESI 18, 1-10
La prima lettura è tratta dal libro di Genesi e narra l'incontro di Abramo a Ebron con tre personaggi alle Querce di Mamre.
L'ospitalità di Abramo è commovente.
Nel testo dopo si dice che i tre viandanti si identificano con il Signore. Abramo non sa che sta per incontrarsi con Dio. Abramo è seduto, sulla soglia della tenda, a mezzogiorno, l'ora più calda.
Sospende il lavoro per assaporare la quiete del tempo che trascorre. Proprio questa accettazione di sé, dei fatti, apre la porta all'accoglienza dell'ospite.
Noi saremmo disposti ad accettare un ospite che si annuncia.
Abramo è sulla soglia della tenda, è una soglia vigile e attenta alla comunicazione più che alla protezione. Difatti dice: "Alzò gli occhi, guardò ed ecco tre uomini stavano in piedi presso di lui. Li vide e corse loro incontro." Abramo è in una quiete vigile e il levare gli occhi è gesto istintivo e tipico dell'interiorità di Abramo, coma di raccoglimento e apertura, di attenzione e disponibilità operativa.
Lo straniero è la sorpresa del presente: tre viandanti che non suscitano né rallegramento né paura.
Abramo agisce con spontaneità: corre verso di loro e li onora.
Non sempre si è disposti a sollevare lo sguardo per non sentirsi forzati a dare delle risposte, a iniziare un dialogo.
Nei paesi orientali chi si ferma davanti alla soglia dell'abitazione è come se intendesse bussare alla porta di casa. Lo straniero sta in silenzio. Non invadono lo spazio, sono discreti, non si espongono.
Abramo sente la voce del silenzio, lo interpreta.
Offre acqua per lavarsi, cibo e "rinfrancatevi il cuore".
La fede è appoggiare i piedi dove noi non governiamo, vivere appoggiati sulla benedizione della vita che non sta in mio potere.
C'è l'espressione: "Se ho trovato grazia ai tuoi occhi non passare oltre senza fermarti.."
Questa è una domanda che dobbiamo imparare a fare anche noi, per incontrare Dio, la nostra vita, i fratelli.
Abramo prepara il pasto: è l'inizio della custodia dell'altro.
"Tornerò da te tra un anno e allora Sara, tua moglie avrà un figlio".
Ogni incontro è una promessa.
"Sara rise dentro di sé.." Sara pensa che ciò che noi non governiamo non accade e invece non è così: nulla è impossibile a Dio, la vita fiorisce.
LUCA 10, 38-42
Il passo del Vangelo ci presenta l'accoglienza di Marta e Maria con Gesù.
Questo brano di Luca, è stato visto come un elogio da parte di Gesù della vita contemplativa ( la parte migliore) a scapito di quella attiva ( affannarsi per le troppe cose ).
Secondo questa interpretazione, Gesù privilegerebbe un'eletta minoranza di persone che si può permettere di trascorrere la vita contemplando il Signore, lasciando alla maggioranza della gente gli affanni e le preoccupazioni ordinarie della vita.
Per una comprensione del testo occorre lasciarsi guidare dalle chiavi di lettura.
"Gesù entrò nel villaggio".
Il villaggio indica un luogo arretrato, tenacemente attaccato alle tradizioni e diffidente verso le novità, un luogo dove si dice: "si è sempre fatto così!"
"Una donna di nome Marta, lo accolse in casa sua".
Il nome Marta significa "padrona di casa". Marta ha una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola.
Quello di Maria è l'atteggamento abituale del discepolo di fronte al suo maestro.
Maria non contempla Gesù, ma l'accoglie, lo ascolta, desiderosa di apprendere il suo messaggio.
Il modo di fare di Maria nel mondo orientale, non poteva essere tollerato.
Il posto della donna è nascosto in cucina, tra i fornelli, come sta facendo Marta.
Visto che Gesù non pare accorgersi della grave trasgressione compiuta da Maria, è Marta che interviene furibonda, rimproverando sia il maestro sia la sorella: "Signore non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Ordinale dunque che mi aiuti".
Marta è tutta incentrata su di sé, ma quello che non può tollerare è l'atteggiamento della sorella che, come un uomo, intrattiene e ascolta Gesù.
Marta non ascolta il messaggio di chi è venuto per "rimettere in libertà gli oppressi".
Che bisogno ha di apprendere?
Anziché rimproverare Maria e ricacciarla nel luogo dove la tradizione aveva confinato le donne, Gesù richiama la padrona di casa perché non solo non aspira ad essere libera, ma spia i tentativi di libertà degli altri per ricacciarli nella schiavitù.
"Maria ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta" invitandola a fare lo stesso.
Questa parte eccellente che non può essere tolta è la libertà interiore.
Maria ha capito la necessità, per entrare nella vita spirituale, dello studio, dell'ascolto della Verità.
Un sacerdote diceva a un gruppo di universitari: " Se non fate la sintesi tra la vostra scienza di laureati e la vostra fede, il vostro cristianesimo non durerà a lungo".
Possiamo affannarci come Marta per costruire la nostra vita quotidiana, ma se non ci diamo la possibilità di ascoltare la verità, di studiarla, di cercarla, abbandoneremo presto quel Cristo studiato nel catechismo, che non regge di fronte alle sfide della vita.
Il Dio rifiutato da chi si dice ateo, non è il vero Dio, ma una caricatura non compatibile con la dignità dell'intelligenza umana.
Solo la verità libera!
Amici, queste due letture ci aprono all'ospitalità, occorre che ci rendiamo conto che Dio lo conosciamo poco, d'altronde è così grande che non siamo in grado se non di accoglierlo a piccoli frammenti. E' straniero per noi, ma per questo non ci scoraggiamo perché lui si offre a noi continuamente, sta alla porta e bussa per abitare in noi!
Apriamoci ad accoglierlo, ad ascoltarlo, ad approfondire la sua conoscenza e ad occuparci dell'altro in modo che lui si occupi di noi!

Fonte:qumran2.net