Chiesa del Gesù - Roma, "Il cammino è chiaro solo quando è già percorso tutto!

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Il vangelo di questa domenica riferisce l’invio dei Settantadue discepoli ed espone le caratteristiche
che deve avere colui che annuncia la Buona Notizia.

Origine e fonte della missione è sempre il Padre delle misericordie che conosce l’ampiezza della mèsse e i frutti che si potranno cogliere.

Luca presenta una Chiesa che è tutta apostolica – proprio in quanto missionaria – che è chiamata a continuare nell’oggi della storia l’opera di Gesù.

È un’opera, quella dei Dodici a Israele e quella dei Settantadue a tutti i popoli, che costituisce un’unica missione, perché Dio vuole tutti gli uomini salvi.

La missione nasce dall’amore del Padre per i suoi figli, ma si allarga a noi che abbiamo conosciuto questo amore e lo abbiamo fatto nostro.

Che la mèsse sia molta e gli operai siano pochi, non è qualcosa che deve preoccupare solo il Padrone, ma anche i servitori, che collaborando alla sua stessa fatica, si fanno carico di questa inquietudine nella preghiera, luogo di comunione con il Dio amore.

Prima del fare c’è dunque il pregare: l’unione con Dio è il primo e più efficace mezzo apostolico.

Il Signore che ci invia in povertà non ci illude: il mondo si comporterà con i discepoli come il lupo con gli agnelli; solo alla fine dei tempi – lupo e agnelli – pascoleranno insieme.

In questa storia nostra il lupo mangerà sempre l’agnello; ma quest’ultimo vincerà e riceverà il potere proprio in quanto immolato. Questa è l’opera di Dio!

Per essere efficace il discepolo dovrà lasciare tutte le sue sicurezze e confidare solo nella Parola del Signore.

La via del discepolo è la stessa del maestro: percorsa in povertà, castità e obbedienza, con l’abbandono di ogni legame e la rinuncia a ogni possesso per vivere del dono del Regno.

Il discepolo, dunque, non deve cercare l’efficienza umana che deriva dalla ricchezza, ma l’efficacia evangelica che proviene dalla povertà.

Ciò che abbiamo ci divide dall’altro; ciò che diamo invece ci unisce a lui.

Chi possiede delle cose dà delle cose, chi non possiede nulla dà se stesso e ama veramente come Dio, che è dono totale di sé.

L’apostolo inviato in povertà necessita di essere accolto come la parola che porta: anche questo dice la sua debolezza e il confidare unicamente nella forza di Dio e del vangelo.

La missione sarà suscitare l’obbedienza di fede alla parola proclamata, perché l’amore di Dio che dà pace possa riposare nel cuore di ogni uomo che ascolta con fede.

La parola di dio non torna mai indietro senza effetto: se è accolta, porta Dio all’uomo e il suo riposo in lui; se è respinta ricade su chi l’ha pronunciata.

Dove l’amore è accolto, nasce la capacità di donare; e la ricompensa del discepolo sarà congioire con Dio, perché altri figli sono ritornati nella casa paterna.

Anche a coloro che rifiuteranno la parola e non accoglieranno l’apostolo, deve essere annunciato che il Regno di Dio è vicino.

Il rifiuto non fa ritrarre la mano che dona gratuitamente: rimane infatti l’imperativo di annunciare a ogni uomo la salvezza, perché si conosca il cuore del Padre e il suo amore senza limiti.

Il rifiuto fa parte della croce che il discepolo ha assunto in sintonia con il suo maestro.

La Chiesa infatti porta impresse nel suo corpo le stigmate del suo Signore: questa povertà e debolezza è la sua unica forza e il suo vanto.

Il vangelo termina con Gesù che rivela il senso ultimo della missione.

Il cammino è chiaro solo quando è già percorso tutto!

Fine della missione non è solo la vittoria sul male o il ristabilimento del disegno originario della creazione.

Il fine della missione è che i nostri nomi, nel nome di Gesù, siano scritti in cielo, cioè in Dio.

L’unica sicurezza e certezza di cui abbiamo bisogno è che siamo chiamati a una comunione piena con il Dio della vita.

Perciò la Chiesa, nuova Gerusalemme, può rallegrarsi e gioire nel Signore, perché la mèsse ha portato i suoi frutti, sono stati consolati i suoi figli e le ricchezze dei popoli si sono riversate in essa come segno di prosperità.



Chiediamo al Signore la grazia della consapevolezza di essere inviati da lui come segno di pace; come segno di benedizione e di pienezza a questo mondo che ha bisogno di ritrovare il suo centro e la sua verità davanti a Dio e davanti a se stesso.

Ciascuno secondo la propria condizione e capacità è chiamato a farsi carico di questa mèsse amata dal Signore, perché la salvezza raggiunga tutti i confini della terra.


Fonte:chiesadelgesu.org

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