D. Gianni Mazzali SDB, "RICCHEZZA E POVERTA' SECONDO DIO"

31 luglio 2016  |  18a Domenica T. Ordinario - Anno C   |   Omelia
RICCHEZZA E POVERTA' SECONDO DIO
Si può facilmente essere ipocriti quando oggi si parla di povertà e di ricchezza. Il desiderio profondo
che sperimentiamo tutti è il bisogno di sicurezza materiale, di disporre in modo soddisfacente di beni che ci garantiscano il benessere, una casa dignitosa, le cure necessarie per la salute, i mezzi per divertirci e sentirci a nostro agio. Nessuno apprezza la povertà intesa come mancanza, come indigenza, come costrizione umiliante a vivere nella costante precarietà. Anche coloro che fanno il voto di povertà si aspettano che tutti i loro bisogni fondamentali siano garantiti. Povertà e ricchezza possono diventare un provocante scandalo alla dignità dell'uomo e spesso la nostra società è segnata da tale scandalo. Ci accostiamo con trepidazione alla Parola per cercare di capire che cosa pensa Dio della nostra povertà e della nostra ricchezza.

AFFANNI, FATICA, PREOCCUPAZIONI

E' possibile perdersi nell'impegno affannato con le preoccupazioni, la fatica, le esigenze del nostro lavoro e della nostra attività. Il saggio Qoelet non fa mistero di questa tendenza che è comune retaggio degli uomini. Attingendo alla sua esperienza e lasciandosi guidare dall'ispirazione di Dio il saggio si propone di parlare alla comunità degli uomini perché lo ascoltino, si fermino a riflettere, non rischino di vivere vertiginosamente perdendo il gusto delicato e profondo del vivere. Qoelet non vuole provocare, non usa un'ironia feroce, crudele, una denuncia inequivocabile. E' solidale, vive egli stesso quelle vicende umane che, abbandonate a sé stesse rischiano di essere vento, fumo, realtà che svanisce nel nulla: "Quale profitto viene all'uomo da tutta la sua fatica?".
L'appello del saggio è di andare al cuore delle cose, al senso profondo della lotta che è la vita di tutti noi. Egli sembra dirci: "Stai attento a non affannarti, a non faticare invano. Accontentati di ciò che riesci a realizzare, allontanati da quella brama, da quella foga smodata che ti toglie la serenità, che ti impedisce di guardarti attorno, che ti schiavizza e ti toglie la pace".
Con una tecnica letteraria che ci lascia senza parole e ci provoca salutarmente Qoelet ci conduce, nelle nostre varie azioni ed espressioni umane, al limite dell'assurdo: "Hai conseguito la ricchezza, il potere, la gloria, l'appagamento dei tuoi desideri e non sei soddisfatto. Tutto è vento che passa, fumo che svanisce. E la tua vita?".
Il senso profondo della Parola può penetrare e fare breccia in noi quando riusciamo a capire che ricchezza, povertà, gloria, umiliazione, successo e disgrazia ci rendono davvero umani se ne riconosciamo il valore relativo, effimero e ancoriamo, come sorridendo bonariamente ci suggerisce il saggio, la nostra vita alla roccia che è il Signore: "Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché qui sta tutto l'uomo" (Qo 12,13).

ARRICCHIRSI PRESSO DIO

Luca, nel brano proposto oggi, prende le mosse da una situazione pressoché universale: la divisione di un'eredità. L'esperienza ci dice che spesso gli affetti familiari tra figli, fratelli, congiunti si deteriorano proprio a motivo dei beni ricevuti in eredità. Gesù nel reagire alla richiesta fattagli accenna al pericolo reale della cupidigia: "Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia, perché, anche se uno è nell'abbondanza, la vita non dipende da ciò che egli possiede".
La cupidigia non genera la pace, al contrario toglie la serenità a chi ne è vittima ed è terreno fecondo di ingiustizia, di corruzione, di frodi, soprattutto di mancanza di solidarietà. L'attaccamento esagerato al denaro, ai beni, al possesso è come un muro spesso e impenetrabile che ti isola, ti chiude, ti impedisce di vedere e condividere. Si dice spesso, e quasi sempre con ragione, che la generosità, l'altruismo, la disponibilità ad aiutare sono più spesso atteggiamenti di chi non nuota nell'abbondanza, piuttosto che dei ricchi e degli abbienti.
Anche Gesù, come il saggio Qoelet, porta alla soglia dell'assurdo, la cieca cupidigia del ricco della parabola: "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?".
Gesù non demonizza la disponibilità dei beni, ma il cupido e insensato egoismo del ricco. Ci rivolge un monito che ci conforta, che ci equilibra e non ci mette a disagio: preoccupati soltanto di arricchirti secondo il cuore di Dio, alla cui ricchezza tutti possono attingere.

LE COSE DI LASSU'

Possiamo cogliere in questa prospettiva l'invito di Paolo: "(…) rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra". E' la prospettiva di Dio, l'unico assoluto che ci aiuta a relativizzare ciò che possediamo, ad impedirci di riservarlo solo per noi. Senza di essa le cose della terra sono fumo, vanità, ci impoveriscono, umiliano la nostra umanità, ci rendono creature vecchie, sfiorite. Sentiamo il fascino della ricchezza che viene da Dio, della novità che ci rende uomini nuovi, solidali, aperti, determinati ad abbattere ogni barriera ed ogni discriminazione: "Cristo è tutto in tutti".

"Nessuno è mai diventato povero donando"
(Anna Frank)
"Se comandiamo la nostra ricchezza, saremo ricchi e liberi. Se la nostra ricchezza ci comanda, saremo solo poveri".
(Edmund Burke)

Don Gianni MAZZALI sdb
 Fonte:  www.donbosco-torino.it

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