don Alberto Brignoli "Il modo migliore di credere in Lui"

Il modo migliore di credere in Lui
don Alberto Brignoli  
XVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (17/07/2016)
Vangelo: Lc 10,38-42 
Certo, un brano di Vangelo del genere non può fare molto piacere a tutte quelle donne che spendono
gran parte della loro giornata per avere una casa sempre in ordine, o perché figli e marito escano di casa sempre ben puliti, ordinati, "lavati e stirati" (per non fare brutta figura!), e via di questo passo. In definitiva, una donna di casa, una casalinga, vede in Marta (ed effettivamente è così) la propria patrona, una nella quale è facile identificarsi, perché in fondo è giusto così, è così che deve essere: se s'invita a casa qualcuno - soprattutto se l'ospite è di tutto riguardo - non si può star lì a perdere tempo. Tutto deve essere perfettamente in ordine, non deve mancare nulla, tutto deve essere preparato per tempo e con cura. Se poi il tempo viene a mancare (come nel caso dell'ospite che entra in casa all'improvviso perché è lì di passaggio), allora quel poco tempo a disposizione va sfruttato tutto, fino in fondo. Certo che se in casa ti trovi una "svegliona" come Maria... siamo a posto! Me la immagino, il "generale Marta", nei confronti di sua sorella: molte altre volte deve aver questionato con lei per la sua poca propensione ai lavori domestici. Del resto, in ogni famiglia c'è un elemento un po' così: svogliato, poco sveglio, poco attento alle cose di casa, poco portato all'ordine, ai lavori domestici, al "darsi da fare subito e velocemente", amante del "contarla su" con gli amici... certo, così è comoda, a tutti piacerebbe perdere del tempo per stare in compagnia con gli altri, ma le cose da fare in una casa sono sempre molte, e tutti quanti si deve dare una mano, altrimenti il senso di responsabilità ricade tutto su una persona, e soprattutto non si cresce più, e quando un giorno si deve uscire di casa per gestirsi autonomamente, non si è più capaci di tirare insieme nulla e si diventa dei disadattati! Questi saranno stati sicuramente i pensieri che sono frullati in testa a Marta, vedendo quella svegliona di Maria starsene lì pacifica e beata a contemplare quel bell'uomo del Maestro di Nazareth che incantava solo a sentirlo parlare....
Che ce ne sia una così, in famiglia, può dare rabbia, ma ci sta: è la storia della stragrande maggioranza delle nostre famiglie, soprattutto di quelle più numerose, dove almeno una pecorella nera, lazzarona e amante del "dolce fare niente", c'è sempre stata e ci sarà sempre! Ma che questo atteggiamento venga definito dal Maestro, da Gesù, "la parte migliore"... beh, forse il Maestro sta davvero un po' esagerando, questa volta! Che cosa vuole dirci, con questo? Che nella vita è più importante fare le cose belle e piacevoli? Che conta più il piacere del dovere? Che di fronte alla parola di Dio bisogna trascurare il proprio lavoro, la propria casa, i propri doveri di ogni giorno, per metterla al primo posto? Che la cicala della favola di Esopo, canterina e ballerina, aveva ragione di fronte alla laboriosità della formica? Che la vita contemplativa e di preghiera, di meditazione della parola di Dio ha un valore più grande della vita attiva, laboriosa e caritatevole di cui la Chiesa ha fatto uno dei capisaldi della propria fede? Spesso, la Chiesa stessa ha interpretato così il Vangelo delle due sorelle di Betania: la vita di carità e di attivismo (rappresentata da Marta) è una parte fondamentale nell'esperienza di fede, ma non avrà mai l'importanza e la bellezza che riveste la vita contemplativa e di preghiera, in cui il rapporto con Dio è diretto e immediato, e non avendo bisogno del contatto con le cose del mondo, non corre il rischio di perdersi in mezzo ad esse. Salvo poi proclamare santa e collocare nel calendario liturgico proprio Marta, e non Maria... Come la mettiamo? Se la parte migliore è quella di Maria, perché è Marta a essere dalla Chiesa additata come modello ed esempio di fede? Cos'è questa "parte migliore" che Maria si è riservata per sé?
Innanzitutto, occorre proprio uscire da questa visione "alternativa" tra vita contemplativa e vita attiva, cercando di individuare la miglior forma di vivere la fede. Non si tratta di capire quale sia il modo migliore per vivere la fede, ma si tratta di vivere la nostra fede, il nostro rapporto con Dio, nel miglior modo possibile, qualunque esso sia; ovvero, sia che ci sentiamo più portati alla contemplazione, sia che ci sentiamo più portati ad una vita attiva e di carità, ciò che conta è il tipo di rapporto che abbiamo con Dio e con i fratelli. È l'intensità e la profondità del nostro rapporto con Dio che ci indica quale sia "la parte migliore" della nostra vita: ma in nessun caso questa diventa "migliore" rispetto a quella di un altro nostro fratello o di un'altra nostra sorella di fede.
In sostanza, il modo di vivere la fede di Maria è "la parte migliore" che lei potesse scegliere per sé, ma la sua fede non è migliore di quella di Marta, la quale, a sua volta, deve cercare di vivere nel modo migliore il suo rapporto con Dio. Cosa che, stando al brano di Vangelo, non avviene, perché davanti al rapporto con il Maestro, in quel giorno, ha messo tutte le cose da fare, le preoccupazioni per la casa, il giudizio negativo nei confronti della sorella, ma soprattutto ha messo al centro se stessa. Marta, infatti, fa la protagonista assoluta della vicenda (il nome stesso, che significa "padrona", la dice lunga...), e non lascia spazio a nessuno, se non facendo in modo che tutti stiano ai suoi comandi, Gesù compreso! Infatti, è lei che lo ospita in casa sua. La casa è sua, con tutto ciò che le appartiene, sorella compresa (anche Lazzaro sicuramente sarà stato sottomesso ai suoi ordini!); i molti servizi sono suoi, e le appartengono al punto che ne diviene "distolta"; invece di mettersi ai piedi del Signore per accoglierlo e ascoltarlo, "si fa avanti a lui", lo sfida e lo rimprovera, ordinandogli di dare una mossa a quella fannullona di sua sorella, in modo anche poco carino (non è bello dire a Dio "Non t'importa nulla di me"...). Insomma: al centro lei, la sua casa, le sue mille cose da fare, il suo modo di trattare Dio... il resto, è completamente scomparso dall'orizzonte, soprattutto se non sta sotto le sue sgrinfie.
Maria, invece, è il simbolo della donna libera, che ha scelto la parte migliore: quella di non essere padrona delle cose al punto di diventarne schiava; quella di non essere protagonista della propria vita, lasciando Gesù al centro; quella di rompere con gli schemi e i pregiudizi sociali (sedersi a parlare con l'ospite era prerogativa solo dei maschi di casa) e andare alla ricerca di ciò che, per lei, conta di più, ovvero il rapporto diretto con Dio. Un rapporto per il quale si può e si deve sprecare tempo e anche risorse, come farà sei giorni prima della Pasqua ungendo i piedi di Gesù con un profumo preziosissimo, attirandosi le ire di Giuda.
E la "generale Marta"? Il Vangelo di Giovanni ci congederà da lei con le espressioni di fede più belle che si siano mai udite di fronte al mistero della morte: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà". E poco dopo: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo".
Chi delle due sorelle ha la fede migliore? Lo sa il Maestro: noi sappiamo solamente che da entrambe abbiamo veramente tutto da imparare.

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