Don Bruno FERRERO sdb"TUTTI PREGANO...."

24 luglio 2016  | 17a Domenica T. Ordinario - Anno C   |  Omelia
TUTTI PREGANO....

Tutti pregano. Anche i calciatori prima della partita, i pazienti all'ospedale prima dell'operazione
chirurgica, gli studenti prima dell'esame. Di solito, la loro non è vera preghiera. Assomiglia solo ad un gesto scaramantico. C'è una storia ebraica quanto mai significativa:

Due rabbini cenano insieme. Sono amici e parlano di tutto; discutono fino a notte fonda dell'esistenza di Dio. Alla fine, concludono che Dio non esiste. I nostri rabbini vanno a dormire... Si fa giorno, uno dei due si sveglia, cerca l'amico in casa e non lo trova; esce a cercarlo in giardino e infatti è lì, che recita diligentemente le preghiere del mattino.
Sorpreso, gli chiede: "Beh, che stai facendo?"
"Lo vedi da te: recito le preghiere del mattino..."
"Sono esterrefatto! Ne abbiamo discusso per buona parte della notte, abbiamo concluso che Dio non esiste e tu, adesso, sei qui a recitare le preghiere del mattino?"
L'altro gli risponde semplicemente: "Scusa, ma cosa c'entra Dio con questo?"

La preghiera è la pietra di paragone della fede. Non un rito di scongiuro contro i pericoli, un riflesso superstizioso. Noi diamo il nome di preghiera ad una vera e intima comunicazione con Dio.
Pregare è l'accoglienza vivente di una presenza divina e il contatto con essa. È la rivoluzione più seria e più grande che un essere umano possa fare: entrare in contatto con il Creatore, con Dio immenso e onnipotente. Ancora una volta non c'è via di mezzo, a parte la finzione: o è vero o è solo un inganno, un'illusione, una colossale menzogna.
Il modo di pregare delle creature umane è spesso imbarazzante. A troppi non è chiara la differenza tra "dire le preghiere" e "pregare".

Un innamorato insisteva da molti mesi, senza successo, con la donna che amava, soffrendo terribilmente per il rifiuto. Alla fine la sua innamorata cedette. "Vieni nel tal posto alla tale ora" gli disse.
All'ora e nel luogo stabiliti, l'amante si trovò finalmente seduto di fianco alla sua innamorata. Si mise le mani in tasca e tirò fuori un fascio di lettere d'amore che aveva scritto nei mesi precedenti.
Erano lettere appassionate, che esprimevano il dolore che provava e il suo ardente desiderio di sperimentare le gioie dell'amore e del matrimonio. Iniziò a leggerle alla sua amata. Le ore passavano e lui continuava a leggere e leggere.
Alla fine la donna disse: "Che razza di scemo sei? Le lettere parlano di me e del tuo desiderio di me. Ora siamo seduti qui insieme e tu sei perso nelle tue stupide lettere".

C'è gente che è seduta sulle ginocchia di Dio e gli cantilena pagine e pagine tratte da un vecchio libro di preghiere.
Pregare è soprattutto ascoltare. Per questo i cristiani pregano con la Bibbia e lasciano che le parole che Dio ha fatto risuonare nella mente e nel cuore degli autori biblici risuonino anche in loro.
Nella preghiera solitaria, infatti, Gesù non tiene un comizio a Dio, ma tace, finché lo sente parlare.
E si comprende la frase apocrifa di Gesù, secondo cui egli avrebbe detto: chi vuole entrare in contatto con Dio ha bisogno di dieci cose, nove parti di silenzio e una di solitudine.
Il silenzio è indispensabile per non confondere la parola di Dio con la propria.
Tutti coloro che si amano hanno bisogno di momenti speciali, momenti in cui sono veramente e profondamente "insieme", in cui si donano reciproca attenzione. La preghiera dei cristiani è contemplazione e colloquio insieme. L'unico vero momento in cui uno può dire: "Fermate il mondo per un attimo: vado in pausa".

Gesù prega come respira, spesso da solo: "Al mattino si alzò quando era ancora buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava" racconta il Vangelo di Marco e anche il nostro brano di Vangelo comincia da un momento simile.
Gesù prega in solitudine nel deserto o sul monte, prima dell'inizio della sua affollata giornata. Egli prega nell'assoluta certezza che la presenza di Dio diventi più forte ed evidente, proprio quando nelle vicinanze non c'è nessun altro che lo distragga.
Questa full immersion nell'intimità con Dio diventa come il carburante della giornata, in modo che ogni cosa acquista il colore e il sapore della presenza divina.
I discepoli, affascinati, vorrebbero conoscere il suo segreto. Paziente, come sempre, Gesù lo rivela.
Non dà una definizione di preghiera, non insegna un metodo, ma comunica il mistero dell'incontro tra Dio e l'uomo, il mistero della fusione di due volontà in un'unica comunione.
Il Padre Nostro, pone quasi come condizione di tutto il disegno di Dio l'esistenza di una comunità pacificata formata da coloro che si sono perdonati a vicenda. Ecco, infatti, che cosa significano oggi quelle domande.

"Sia santificato il tuo nome": onoriamo il nome di Dio invocando e pregando soltanto lui. Dio è la parola più pesante di tutte le parole umane. Nessuna è stata più profanata e più dilaniata. Santifichiamo il nome di Dio vincendo la paura a parlare di lui ai nostri figli e ai nostri amici. Santifichiamo il nome di Dio prendendo lui come misura di tutto, proprio come faceva Gesù.
"Venga il tuo regno": riconosciamo la signoria di Dio ubbidendo ai suoi comandamenti. Il regno di Dio segna la fine di ogni potere che invade la terra. Dove arriva finisce la violenza, la degradazione, l'umiliazione, l'oppressione di popoli e persone. Nessuno è felice se non sa dove sentirsi a casa. È giusto che vi sia uguaglianza, nei diritti e responsabilità, fra potenti e semplici persone, fra i disegni degli uni e le necessità degli altri. È giusto che il semplice cittadino possa sentirsi inserito in un ordine che sia comprensibile e chiaro, solido e credibile.

"Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano"
Quando diciamo: il nostro pane quotidiano intendiamo quanto ci serve per vivere in pace. Pane significa pace. Chiediamo pace, protetti dalla tua forza, pace, dalla tua provvida mano. Poter mangiare, anziché soffrir la fame, è pace. Bere, anziché soffrir la sete, essere al caldo, anziché soffrire il gelo, è pace.
Trovare riparo in una casa, poter lavorare, impegnare le nostre forze, tutto questo è pace, è pane quotidiano. Avere fiducia e confidenza con la gente, non vivere la solitudine nell'ansia, il terrore dell'odio e della guerra.
Non avere timori per figli, genitori e amici, non dover servire le macchine di morte; tutto questo è pane: ci serve ogni giorno. Per esso quotidianamente ringraziamo.
Il pane quotidiano, di cui viviamo, è anche la parola umana.
Non possiamo vivere senza una parola, la parola che un'altra persona ci rivolge. Essa deve portare fiducia, esortazione, chiarezza, benevolenza.
Non c'è pace dove le persone non parlano. La parola è pane.
Moltissimi sono gli affamati di una parola quotidiana.

"Perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore": sorprendentemente qui sta scritto che, se noi perdoniamo per primi, allora anche Dio può perdonarci. Tra di noi, infatti, si tratta di piccole cose di cui siamo debitori gli uni gli altri. Davanti a Dio, però, la nostra colpa è più grande, perché egli è santo, ma noi siamo ben lontani da lui. Quando sono in gioco la signoria e il regno di Dio, gli facciamo cattiva pubblicità se noi, come sua truppa, siamo un gruppetto in lite. Ed è al limite dell'ipocrisia celebrare insieme la comunione senza aver risolto in modo davvero pacifico le vecchissime storie dell'altro ieri.

"Non abbandonarci alla tentazione": bisogna tradurre così, altrimenti ne risulta un'immagine sbagliata di Dio. Se si intende la traduzione "E non ci indurre in tentazione" nel senso consueto, molti pensano che forse Dio si diverta a farci cadere, a farci cedere alla tentazione e che ora, nella preghiera, venga esortato a reprimere questo suo hobby. Ma in tutto il Nuovo Testamento non succede mai che Dio tenti. Ci pensano le nostre pulsioni e il diavolo, che si serve di esse.
La cosa più importante del Padre nostro è questa: Dio farà bene ogni cosa, noi siamo i suoi figli. Anche se siamo esseri umani incapaci di perdono e di pace. Ma Dio sa ciò di ci abbiamo bisogno e non ci abbandonerà mai.

Gesù vuole però che i suoi sappiano che Dio vuole esaudire i loro desideri. Dice infatti:

"Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto"
Sulla preghiera, il Vangelo presenta soltanto tre parabole. È poco. Però contengono tutto l'insegnamento di Cristo. Ora, le tre scene, hanno al centro un supplicante ostinato.
Il pubblicano riconosce i propri difetti: chiede " Signore, abbi pietà". Il fariseo non chiede: osserva la propria esistenza, ne fa la radioscopia e non trova alcun difetto. Le sue mani sono piene, per cui ripartirà con le mani piene sì, ma del suo proprio ingombro.

Nel brano di vangelo che abbiamo letto, l'amico importuno ottiene il pane in piena notte. Il succo della parabola è chiaro: la persona che dorme si alza non perché il richiedente è suo amico, ma perché è insistente nella sua richiesta, sino ad essere importuno.
La vedova è venuta a chiedere che le si renda giustizia. Viene esaudita, ma non perché il giudice sia equo, si tratta d'un giudice disonesto, ottiene giustizia perché domanda "continuamente", "giorno e notte", e il Vangelo aggiunge: fino a " rompergli la testa ".

E se osserviamo le situazioni concrete nelle quali Gesù esaudisce la preghiera? L'elenco è eloquente: un dignitario che ha il figlio ammalato, gli apostoli preoccupati per la malattia della suocera di uno di loro, un centurione preoccupato per un suo servo, uomini atterriti dalla tempesta, una donna che perde sangue, un infermo incapace di scendere nella piscina, un sordo balbuziente, dieci lebbrosi, dei ciechi, una vedova che piange il figlio, un paralitico che non riesce ad avvicinarlo, un cieco nato un esattore piuttosto ladro, un'adultera, un ladrone. Si tratta sempre di persone che chiedono.
La preghiera non è una questione cerebrale né deve essere chimicamente depurata da tutto ciò che è corporeo e materiale. Gesù ha avuto fame, sete, è crollato spossato dalla stanchezza, ha provato il terrore davanti alla sofferenza ed ha supplicato: "Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!" (Vangelo di Luca 22, 42).

Questa è la preghiera perfetta: la fiducia totale nell'amore dell'altro.
Quando infatti una persona dice a un'altra "Sì, ti amo", è una promessa per tutta una lunga vita. Così anche la frase di Gesù "Il Padre vi esaudirà senz'altro" è come una dichiarazione d'amore sostanziale. La preghiera è un rapporto di fiducia reciproca.
Proprio come dimostra il dialogo tra Abramo e Dio. Tra veri amici si finisce sempre per capirsi.

Don Bruno FERRERO sdb
Fonte:  www.donbosco-torino.it

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