don Luciano Cantini "Accanto"

Accanto
don Luciano Cantini  
XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (10/07/2016)
Vangelo: Lc 10,25-37 
La vita eterna
La domanda è sempre la solita che cosa devo fare per ereditare la vita eterna? Sia che a farla sia un
dottore della Legge che un notabile (Lc 18,18); c'è da domandarci cosa ci sia dietro una tale ansia, se l'eredità è un dono che ci giunge dalle generazioni precedenti cosa mette preoccupazione?
Forse è proprio il senso della vita eterna che preoccupa; dell'aldiqua della vita siamo tutti esperti, ciascuno a suo modo, ma l'aldilà è una incognita per tutti, per gli ebrei, per i cristiani come per i musulmani e non solo. Siamo testimoni anche in questi giorni a quale aberrazione arriva l'essere umano che è capace di farsi esplodere e seminare morte pur di avere la certezza di assicurarsi un aldilà; e quale potere abbiano i predicatori e i teorici della religione che arrivano a inculcare e stabilizzare nel cuore degli uomini certi convincimenti: Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito! (Lc 11,46) Quale dramma di schiavitù arrivano ad essere le forme religiose da far perdere il senso della ragione e far crescere odio nel cuore delle persone. È un rischio che ogni religione sperimenta nell'arco della sua storia.
Gesù non risponde, piuttosto fa cercare una risposta ai suoi interlocutori, li chiama ad una verifica, mette in moto la loro libertà, individua un punto di appoggio da cui far spiccare il volo: «Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; e vieni! Seguimi!» (Lc 18,22).
Un uomo
La parabola che Gesù racconta ha la forza di abbattere i luoghi comuni, di sgretolare convinzioni consolidate, di rivoluzionare, sempre che lo si voglia, la vita di ciascuno, di rintracciare nella propria vita i buoni sentimenti e le buone pratiche superando i buonismi per radicare la verità dell'agire dell'uomo. Non è la "religione" che salva: il sacerdote e il levita pregni della ufficialità della religione passarono oltre per la loro strada di regole, impegnati a mantenere una buona relazione con Dio. Il samaritano, il nemico, invece passò accanto! Non c'è differenza tra la quotidianità della vita che ci pone accanto agli uomini e la vita eterna che immaginiamo accanto a Dio. Dio ha già scelto di stare accanto all'uomo, è l'Emmanuele il Dio con noi (Mt 1,23), non serve andare a cercarlo - Eri con me, e non ero con te (s. Agostino, Confessioni). Se vogliamo incontrare Dio dobbiamo passare accanto all'uomo, vedere e avere compassione.
Compassione
È Dio che si muove a compassione, per il suo grande amore (Sal 106,45). «La compassione di Dio è mettersi nel problema, mettersi nella situazione dell'altro, con il suo cuore di Padre» (Papa Francesco 30.10.15). Il Samaritano, talmente ostile agli occhi del dottore della legge che non ha neppure la forza di nominarlo, è «chi ha avuto compassione di lui».
Nel Samaritano Gesù identifica se stesso se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo (Rm 5,10); Gesù Cristo viene a dire: Vengo a soffrire con te, vengo a condividere la tua condizione, vengo a portare la croce con te (D.M.Turoldo), e ci chiede: «Va' e anche tu fa' così».
E questa la risposta a chi chiede di ereditare la vita eterna, questo è ciò che cambia la vita realizzando il Regno di Dio; perché la nostra vita di oggi è già vita eterna se la viviamo così, già da subito, da quaggiù, una vita definitiva che è già oltre la morte.

Fonte:qumran2.net

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