Don Marco Ceccarelli, “Ha scelto la parte buona”

XVI Domenica Tempo Ordinario “C” – 17 Luglio 2016
I Lettura: Gen 18,1-10
II Lettura: Col 1,24-28
Vangelo: Lc 10,38-42
- Testi di riferimento: Gen 13,10-11; Nm 18,20; Dt 30,19-20; Sal 16,5; 142,6; Sir 15,16-17; Mt

7,13-14; Lc 4,39; 8,13-15.18; 9,5.53; 10,8.10; 12,22-26.29-31; 18,17; 19,6; 21,33-34; Gv 6,27; At
2,41; 11,1; 16,34; 17,11; 1Cor 8,6; Col 1,12; 1Ts 1,6; 2,13; Gc 1,21; 1Pt 1,3-4
1. L’accoglienza di Cristo. È uno dei temi principali di Lc, e in modo particolare lo si riscontra nei
capp. 9-10. Gesù intraprende il suo viaggio verso Gerusalemme e i samaritani non vogliono accoglierlo.
Gesù manda i settantadue che saranno accolti o non accolti e attraverso di essi si accoglie o
si rifiuta Cristo stesso e quindi lo shalom del regno di Dio. La domanda posta dal dottore della legge
nel brano della domenica precedente (“Cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”), diventa ora
una chiave interpretativa per il seguito del Vangelo di Lc, compreso il brano odierno. Per ottenere la
vita eterna – nel senso biblico di vita piena, realizzata, felice – occorre fare la cosa giusta, nel modo
giusto. Il punto di riferimento è però Cristo. Occorre fare la cosa giusta, nel modo giusto, nei confronti
di lui. Si ottiene la vita eterna se si accoglie il regno di Dio nella persona di Gesù. In Lc “accogliere”
è quasi sempre riferito alla salvezza che viene da Cristo (vedi testi di riferimento). Però
non tutti sono capaci di accoglierlo veramente. Ci si può illudere di averlo accolto, ma in realtà è
soltanto una apparenza ingannevole. Così era stato per il fariseo che aveva invitato Gesù alla sua
mensa (Lc 7,36ss.); così è per Marta. Come il fariseo Simone, Marta fa in apparenza la cosa giusta:
accoglierlo in casa sua. Ma poi risulta che le cose non stanno proprio così. Quello di cui Marta si
preoccupa non è Cristo (soltanto). C’è dunque un discernimento da svolgere in funzione del conseguimento
della vita eterna che va oltre l’apparenza delle cose.
2. “Ha scelto la parte buona” (v. 42).
- Anche se è Marta ad accogliere Gesù in casa, chi fa però la cosa giusta è Maria. E la cosa giusta è
quella di “scegliere la parte buona”.
• 1) “Scegliere”. Davanti a Gesù c’è una scelta, una decisione da prendere. La Scrittura ci dice che
davanti a noi si aprono due vie, quella della vita e quella della morte; e sta a noi scegliere la via giusta:
«Io pongo davanti a te la vita e la morte … scegli dunque la vita perché tu viva» (Dt 30,19; cfr.
Sir 15,16-17). C’è una nostra libertà davanti all’accoglienza della vita che ci viene da Cristo. C’è
una decisione da prendere, e occorre prendere quella giusta se si vuole ereditare la vita eterna. Ed è
chiaro che una scelta esclude l’altra.
• 2) “La parte”. Il termine greco (meris) indica una proprietà che si è acquistata o ricevuta in dono,
come ad esempio una eredità. Certo, a volte non c’era scelta. Per esempio il secondogenito era destinato
ad ottenere una “parte inferiore” rispetto al primogenito. Ma anche qui occorreva una certa
scaltrezza, come ci dimostra la storia di Esaù e Giacobbe. C’è una proprietà migliore che si ottiene
avendo discernimento (cfr. Lc 12,13ss.).
• 3) “Buona” (agatos). È questo il termine usato (non “migliore”, come appare nelle nostre traduzioni”).
Se c’è una parte buona significa che l’altra non è buona. Se c’è una scelta giusta significa
che l’altra è sbagliata. In 2Re 3,19.25 la “parte buona” indica il terreno fertile, distinto da quello
non fertile che, ovviamente, è la parte non buona. Bisogna dunque avere discernimento e saper scegliere.
Anche a Lot sembrava di aver scelto la parte buona quando vedendo la prosperità di Sodoma
decise di andare ad abitare là. Ma sappiamo che la realtà si è poi mostrata diversa da come appariva.
Invece di arricchirsi ancora di più, finì per perdere tutto.
- Se Maria ha scelto la parte buona/giusta, significa che Marta ha scelto quella sbagliata. Non sbagliata
in sé – ella non fa cose cattive – ma sbagliata per il conseguimento della “vita eterna”. Scegliere
la parte buona è la virtù del discernimento che sa vedere la verità delle cose al di là delle apparenze.
Non basta accogliere fisicamente Cristo in casa propria. Non basta aver messo il crocifisso,
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la Bibbia, o immagini sacre dentro casa. Non basta neppure accogliere Cristo nell’eucarestia. San
Paolo dice – per esempio – che chi mangia il corpo di Cristo senza discernimento mangia la propria
condanna (1Cor 11,27). Occorre capire con chi abbiamo a che fare. Amare Dio − e Dio in Cristo −
significa essenzialmente obbedire alla sua parola. Si può stare con Cristo e continuare ad amare il
mondo e le cose del mondo (1Gv 2,15), pensando che esse ci diano la vita. Si può accogliere Cristo
ma continuare a servire altri dei e quindi non aver capito che lui è l’unico Signore, l’unico vero Dio
che va amato con tutto il cuore. Cristo è l’unico necessario.
3. Le “molte cose” e l’UNO necessario (vv. 41-42). Il cuore dell’episodio sta allora nel contrasto fra
le “molte cose” di cui si preoccupa Marta e l’unica necessaria che ha trovato Maria. Il grande problema
di Marta e di tutti i suoi seguaci (fra di noi cristiani praticanti ce ne sono tanti) è quello di
considerare Cristo come una fra le tante cose. Ci sono “molte cose” di cui ella (al pari di noi) si
preoccupa, perché sono tutte considerate assolutamente necessarie. Riteniamo necessario ciò che
pensiamo ci permette di vivere; e cerchiamo la vita in molte cose. Certamente, anche Cristo è importante
e necessario per vivere meglio. Ma in fondo egli non è altro che una delle tante cose. E siccome
ci sono già tante cose per cui ci dobbiamo preoccupare, la presenza di Gesù finisce per aumentare
il nostro affanno, invece che essere apportatrice di shalom. Dove entra Cristo entra la pace,
lo shalom, perché Cristo è la nostra pace (Ef 2,14). Quando Gesù va a casa di Zaccheo costui lo accoglie
pieno di gioia (Lc 19,6) e rinuncia a quei beni che prima per lui erano fondamentali (19,8).
Invece per Marta l’ingresso di Gesù in casa sua ha significato maggiore inquietudine. Egli, per Marta,
non è l’unico necessario, la cui presenza rende superfluo tutto il resto. Questo è il suo sbaglio.
Gesù non è una delle tante cose, ma l’unica necessaria per avere la vita eterna, la felicità. Gesù è il
Signore, come viene evidenziato per tre volte nel Vangelo odierno. E il Signore non può che essere
l’unico necessario. Finché Cristo non diventi l’UNO necessario, non avremo ereditato la vita eterna,
non avremo imparato ad amare l’Unico Dio con tutto il cuore. Scegliere la parte buona significa rinunciare
a quella non buona. Noi vorremmo “et-et”, cioè il mondo e Dio, le realtà del mondo e Gesù
Cristo. Ma questo non è possibile (cfr. Lc 18,18-23). Una scelta esclude l’altra.
- Chi accoglie Cristo accoglie il Padre che lo ha mandato (Lc 9,48), l’Unica sorgente della vita (Sal
36,10). Tutte le altre realtà, pur buone, non servono a dare la vita. Anche a chi osserva i comandamenti
(o pretende di farlo) può ancora mancare dell’Uno (Lc 18,22). Cristo è l’UNO perché è
l’unico del Padre (Gv 1,14.18), perché è l’unico che ci ha salvato, perché non c’è altro nome nel
quale possiamo essere salvati e ricevere la vita eterna. Lui solo ha in sé la vita come il Padre (Gv
5,26) e dà alle sue pecore che ascoltano la sua voce la vita eterna (Gv 10,27-28). Lui è il “solo” che
rimane (Lc 9,36), l’unico da ascoltare, perché riassume in sé tutta la volontà di Dio.
4. “Non le sarà tolta” (v. 42). Ci piaccia o non ci piaccia tutto ci sarà tolto. Le “molte cose” di cui ci
siamo preoccupati durante la vita andranno perse. Cristo è la vita eterna perché egli rimane in eterno
essendo il Signore. L’unico che non passa è Dio. I cieli e la terra passeranno, ma non le parole di
Cristo (Lc 21,33). Tutti e tutto passeranno; non saremo in grado di conservare nulla, nemmeno la
nostra vita. Ma se abbiamo trovato l’Unico necessario, l’Unico che non passa e siamo uniti a Lui,
allora anche noi non passeremo. Egli è l’unico che non ci sarà tolto, perché tutto perirà, ma egli vive
per sempre incorruttibile (Ap 1,18). Nel momento in cui, volenti o nolenti, saremo costretti ad accorgerci
che né le persone, né le cose ci possono essere d’aiuto, ci possono permettere di vivere
eternamente, non cadremo nella disperazione perché nessuno ci potrà mai togliere Cristo, la sua vita,
il suo shalom (Gv 16,22).

donmarcoceccarelli.it

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