Don Umberto DE VANNA sdb" Quali sono i tuoi veri interessi, al di là delle apparenze?"

31 luglio 2016 | 18a Domenica T. Ordinario - Anno C | Omelia
Per cominciare
Quante liti, quante divisioni per problemi di eredità! Qualcuno chiede a Gesù di intervenire per
risolvere proprio un problema di questo tipo. Ma Gesù si rifiuta e attraverso una parabola invita tutti a guardarsi dall'avidità e a non accumulare tesori per sé in modo egoistico.

La parola di Dio
Qoèlet 1,2;2,21-23. Ecco la famosa espressione "vanità delle vanità", che si trova nel libro del Qoèlet ben 22 volte. Ci ricorda l'inutilità di affaticarci per tutta una vita nell'accumulare ricchezze che poi dovremo lasciare ad altri nel momento della morte.
Colossesi 3,1-5.9-11. Paolo invita a una vita nuova, a non darsi ai vizi e, in particolare, a quell'insaziabile avarizia, che diventa idolatria. Ricordate che avete abbandonato l'uomo vecchio, dice Paolo, e avete assunta l'immagine del vostro Creatore.
Luca 12,13-21. Gesù, grande narratore, costruisce una parabola che contiene un messaggio realistico e crudele. Dice: "Hai un bell'accumulare ricchezza su ricchezza: nel momento in cui penserai di essere sazio e di poterti riposare e darti alla gioia, ti sarà richiesta la vita".

Riflettere

Qualcuno ha una controversia ereditaria con un fratello e chiede a Gesù di dargli una mano a risolvere il suo problema.
Il caso non è certo raro: quante liti, divisioni e rancori irriducibili sorgono in molte famiglie per queste questioni, a volte messe in campo più per un principio che per la consistenza dei beni da ereditare.
Gesù non sta al gioco. Oggi si parlerebbe di "autonomia delle realtà terrene", per usare un linguaggio caro ai Concilio. No, non è la chiesa, non è l'autorità religiosa che deve dirimere le questioni sociali personali. Non c'è bisogno di un profeta - o addirittura del messia - per risolvere una questione di eredità.
Questa però è la nostra esperienza e spesso ci rivolgiamo a Dio per le richieste personali più normali, mentre basterebbe un momento di riflessione o di preghiera per capire ciò che dobbiamo fare e cavarcela da soli.
Ma Gesù capisce probabilmente che quell'uomo che chiede la sua mediazione ha un rapporto difficile con il denaro e ne approfitta per allargare il discorso. E mette in guardia quell'uomo e tutti i presenti dall'essere troppo attaccati alla ricchezza. Altrove dirà: "Dove sono le tue ricchezze, la c'è anche il tuo cuore" (Lc 12,34). Quali sono i tuoi veri interessi, al di là delle apparenze?
Gesù racconta una parabola che ha per protagonista un uomo attivissimo e tutto impegnato ad accumulare beni su beni, capitali su capitali, case su case. Ma quando crede di aver raggiunto un bel livello di ricchezza, e pensa di potersi godere i suoi beni, muore ed è costretto a lasciare tutto ad altri.

Attualizzare

Ci sono delle persone rispettabilissime, persone per bene, che per questioni di eredità diventano feroci e irriducibili. Non tanto per ingordigia, quanto per una questione di principio, di giustizia. "Quei soldi, quella casa mi spettano, sono miei di diritto".
Gesù invita tutti a non riporre il proprio cuore nelle ricchezze, a non attaccarsi ai propri beni in modo eccessivo. Spesso ci si impegna senza misura per accumulare e poter spendere. Per garantirsi un futuro di benessere per sé e per la propria famiglia.
Gesù non è certo contro una saggia gestione della propria vita, che garantisca i necessario per sé e per i propri cari. Gesù mette semplicemente in guardia da una vita vissuta nell'affanno o nella competizione. Di chi vuol garantirsi un benessere smodato e si crea bisogni esagerati e immaginari. Lavora, lavora, senza riflettere che la vita deve farci avere pensieri per realtà più importanti.
È di una somiglianza straordinaria con questa parabola una novella di Giovanni Verga dal titolo: La roba. Mazzarò, il protagonista, accumula campo su campo, riempie di sacchi di frumento i suoi magazzini grandi come chiese. Poco alla volta tutto diventa suo. "Pareva che fosse di Mazzarò perfino il sole che tramontava, e le cicale che ronzavano…", scrive il Verga. E ogni volta che la gente guarda e domanda: "Ma di chi è tutta questa roba?", si sente rispondere: "Di Mazzarò, tutta roba di Mazzarò". Mazzarò era un omiciattolo magro che per non spendere e risparmiare non mangiava altro che due soldi di pane. Ma venne il giorno tragico della sua morte e il tempo di lasciare la sua roba per pensare all'anima. Allora disperato uscì nel cortile e come un pazzo, barcollando, si mise ad ammazzare a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, strillando: "Roba mia, vientene con me!".
"Siate degli esperti cambiavalute", dice Gesù in un loghion che il biblista Joachim Jeremias ritiene autentico. Che significa: imparate a riconoscere la moneta vera dalla falsa. Imparate a destreggiarvi in questo mondo per le cose che meritano e che durano nel tempo e per l'eternità.
L'uomo che accumula solo per sé non si apre agli altri e al futuro, spegne ogni domanda. Vive "senza mistero, senza sapere che l'essere cristiano è l'inquietudine più alta dello spirito, è l'impazienza dell'eternità in un mondo perverso che crocifigge l'amore" (S. Kierkegaard).
A volte l'avidità si nasconde anche in una persona apparentemente irreprensibile. Léon Tolstoj racconta di un proprietario terriero che vuole ricompensare un suo anziano dipendente, da 50 anni al suo servizio. Gli dice: "Domani cammina per i miei possedimenti: tutto il terreno su cui poserai i tuoi piedi nello spazio di un alba e un tramonto, diventerà tuo". L'anziano servitore quella notte non dorme. All'alba, prestissimo, si alza. Cammina, si affanna, corre, inciampa, allontana i parenti che tentano invano di calmarlo, di frenarlo. Continua trascinandosi, sempre più sfinito. Infine si lascia cadere e muore. Questo servo, che non aveva mai voluto niente per sé e aveva servito con distacco il suo padrone, al termine della vita rivelava un animo avido, attaccato alle cose che non aveva potuto possedere. Conclude Tolstoj: infine gli bastò qualche metro di terra per la sua sepoltura.
Non è così che si acquieta il nostro cuore e si raggiunge la felicità. "Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù", dice Paolo. Si tratta di "arricchire davanti a Dio", lasciandoci guidare dall'amore in tutto quello che facciamo, senza chiuderci.
Molti di noi hanno già fatto le valigie per le vacanze d'estate. Chi non è partito, probabilmente partirà. Nonostante i problemi economici della nuova Europa, alle vacanze non si rinuncia, a costo di fare un mutuo. Il pensiero di un mondo che il Signore vorrebbe sfamare attraverso di noi, ci renda più contenti di quel che abbiamo e più solidali.

Ognuno è sensibile a ciò che gli sta a cuore.
Racconta un olandese: "Quando ero bambino, andavo a comperare con gli amici poche lire di caramelle in un negozio vicino a casa. La proprietaria era sempre nel retrobottega. Noi, una volta entrati, facevamo cadere una moneta sul pavimento e il tlin del metallo, pur leggerissimo, faceva accorrere immediatamente la padrona!".

Per me i soldi sono tutto
"Il denaro per me significa tutto. Ho lavorato tutta la vita per averne. Da giovane non facevo la fame, ma non avevo una dimora fissa. C'è tanta umiliazione a essere poveri. Il denaro è un grande vantaggio, è più democratico che la politica. Certo che mi piace il denaro! Ho fatto l'attore per soldi: l'arte mi venne dopo. Se la gente è delusa, non posso farci niente" (Charlie Chaplin).

Don Umberto DE VANNA sdb
 Fonte:  www.donbosco-torino.it

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