Don Umberto DE VANNA sdb"Quando si entra in amicizia con Gesù"

17 luglio 2016 | 16a Domenica T. Ordinario - Anno C | Omelia
Per cominciare
Gesù è in viaggio e si concede un momento di pausa a Betania, nella casa degli amici Marta, Maria e
Lazzaro, presso un villaggio che si trova a pochi chilometri da Gerusalemme, la grande città. Maria capisce l'importanza della presenza di Gesù e si mette ai suoi piedi, in ascolto della sua parola. Marta invece è tutta presa dalla sue pentole ed è preoccupata della ospitalità. "Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta", dice Gesù.

La parola di Dio
Genesi 18,1-10a. Abramo offre generosamente ospitalità a tre uomini di passaggio. Ma tutto il dialogo ha qualcosa di misterioso e di suggestivo. Abramo incontra in realtà il Signore, che gli preannuncia la nascita di Isacco, nonostante che lui e la moglie Sara fossero avanti negli anni.
Colossesi 1,24-28. Paolo annuncia Cristo, il "mistero nascosto da secoli", l'atteso dei popoli. E lo fa nella speranza, senza porre limite alle fatiche, condividendo lo stile di vita di Gesù.
Luca 10, 38-42. Gesù si concede un momento di riposo tra amici e viene accolto dai fratelli Marta, Maria e Lazzaro. Marta e Maria lo accolgono in modo diverso, ciascuna secondo la propria sensibilità, ma Gesù afferma che è Maria ad aver "scelto la parte migliore".

Riflettere

Alle Querce di Mamre Abramo offre una generosa ospitalità a tre misteriosi personaggi. L'ospitalità presso gli ebrei sin dall'antichità era considerata sacra, ma Abramo appare ospitale in modo assolutamente esemplare. La lettera agli Ebrei, mentre raccomanda l'ospitalità, porta proprio come esempio quella di Abramo (Eb 13,2).
Tutto l'episodio ha però delle tonalità singolari, perché Abramo parla con questi tre personaggi al singolare. La tradizione, accompagnata anche dalle immagini degli artisti, farebbe pensare a una prima misteriosa rivelazione della Trinità.
Abramo e la moglie Sara sono anziani e senza figli, ma Dio passa per la loro strada per donare certezza alle promesse fatte ad Abramo e per assicurare il dono di una nuova vita. A Sara non sembra possibile di poter diventare madre in vecchiaia, ma in lei e in Abramo si avvereranno le promesse di Dio.
Nella seconda lettura, Paolo, che scrive la sua lettera ai Colossesi dalla prigionia, si dimostra preso dalla sequela di Cristo e dice: "Sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la chiesa". Una vita interamente donata a Cristo, quella di Paolo, che è andato incontro a sofferenze di ogni tipo, pur di annunciare il vangelo. Di questo si vanta: "Sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi, di portare a compimento la parola di Dio". E il nucleo del suo messaggio è quello di annunciare "il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi".
Queste due prime letture preparano bene l'episodio narrato da Luca. Come Abramo, Marta e Maria si dimostrano ospitali con Gesù e gli apostoli. Maria, da parte sua, come Paolo, è affascinata dall'incontro con Gesù e si mette alla sua scuola.
Dice Giovanni nel suo vangelo che "Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella Maria e a Lazzaro" (11,5). I tre fratelli abitano a Betania, un villaggio distante circa tre chilometri da Gerusalemme. Gli evangelisti Luca e Giovanni raccontano che Gesù è stato più volte ospite a casa di questi suoi tre amici. L'episodio raccontato da Luca è forse il primo degli inviti che i tre fratelli fanno a Gesù.
L'episodio è prima di tutto un inno all'amicizia, alla gioia di stare insieme e di ritrovarsi. Anche Gesù ha voluto provare questo sentimento: sentirsi coinvolto dall'affetto amichevole di qualcuno, provare la gioia di avere una casa ospitale in cui poter sostare senza formalità, certo di trovarsi tra amici.
Altri due episodi sono raccontati da Giovanni. Lazzaro è ammalato e Marta lo fa sapere a Gesù. Gli manda a dire: "Il tuo amico è ammalato!". Ma Gesù non parte subito per Betania e quando va, Lazzaro è già morto. Conosciamo come sono andati i fatti. Gesù va alla tomba di Lazzaro facendosi largo tra tanta gente giunta anche da Gerusalemme. Si commuove quando incontra Maria e la vede piangere, e piange anche lui di fronte alla tomba dell'amico Lazzaro. Tanto che la gente dice: "Guarda come gli voleva bene!" (Gv 11,33-35).
Un terzo episodio lo riferisce ancora Giovanni. Dopo che Lazzaro è tornato in vita, Gesù con i suoi discepoli va di nuovo a Betania sei giorni prima della Pasqua e incontra ancora i tre fratelli. Gli preparano la cena e mentre Marta serve a tavola e Lazzaro è seduto tra i commensali, Maria prende un vaso di profumo purissimo (del valore di trecento monete d'argento) e lo versa sui piedi di Gesù. Poi li asciuga con i suoi capelli. E il profumo si diffonde per la casa. Un gesto prezioso ed eccezionale. Un gesto di affetto, ma anche di riconoscenza nei confronti di chi le aveva riportato in vita il fratello. Solo Giuda si lamenta per il valore dei soldi sprecati. Soldi, che dice "si potevano distribuire ai poveri". Ma a Giuda, precisa Giovanni, non importava nulla dei poveri, perché in realtà era un ladro (Gv 12,1-6).
Nell'episodio raccontato da Luca, si vede che è Marta che conta di più in casa: sembra la più grande ed è lei a prendere l'iniziativa di invitare a pranzo Gesù e gli apostoli. Dovendo pensare al pranzo per il gruppo di ospiti, Marta si mette subito all'opera ed è infastidita che Maria al posto di aiutarla, si perda ad ascoltare Gesù. Al contrario, Maria è tutta presa dall'incontro con Gesù, si siede ai suoi piedi e si mette alla sua scuola.
Sono due sorelle, Marta e Maria, sono vissute insieme per molti anni, hanno ricevuto probabilmente la stessa educazione e hanno la stessa cultura, ma, almeno in questo caso, si comportano in modo diverso. Maria capisce che nel momento in cui ospitano il Maestro, in realtà sono esse che devono sentirsi ospitate e accolte da lui, mettersi alla sua scuola.
È noto che i rabbini non volevano donne al loro seguito. Solo gli uomini dovevano darsi all'ascolto della parola di Dio. Gesù invece accoglie le donne e le inserisce nel gruppo dei suoi discepoli. Ed è questo un primo elemento di novità: Gesù non solo accetta l'ospitalità di due donne, ma è disposto a svelare a esse la parola di Dio.
Maria ha capito il significato rivoluzionario di quella visita e di quel comportamento. L'affaccendarsi di Marta e soprattutto il rimprovero alla sorella perché non l'aiuta, fa parte proprio di quella mentalità del tempo, che impediva alla donna di avere un ruolo di protagonista nella fede.
Agli occhi di Marta, Gesù diventa un ospite da servire. Marta è pacificamente identificata nel suo ruolo, fino a non riuscire a sollevare lo sguardo dalle sue pentole; Maria invece non è soltanto una sorella che non l'aiuta, ma una donna che esce dal suo ruolo. Marta chiede a Gesù di esprimersi, di prendere posizione in suo favore. Maria finirà sicuramente per aiutare la sorella, ma lei ha capito prima e meglio di Marta ciò che è importante quando ci si incontra con Gesù.
Ma nel dialogo che avrà con Gesù, prima che Lazzaro venga richiamato alla vita, Marta rivelerà una fede sorprendentemente matura. Farà molta strada dunque questa donna che ora sembra solo preoccupata delle pentole! La chiesa occidentale curiosamente annovera tra i santi solo Marta, mentre la liturgia benedettina associa alla memoria di Marta anche quella di Maria e Lazzaro, definiti "ospiti del Signore".

Attualizzare

È chiaro che anche l'impegno di Marta realizza un servizio ed è un segno di amore. Qualcuno doveva pure pensare al pranzo! Ma Gesù, con quella sua espressione che non voleva essere un rimprovero, ricorda a Marta che ci sono delle cose anche più importanti. Il "darsi da fare" infatti comporta il rischio di diventare così centrale da oscurare il motivo di fondo della visita di Gesù.
Maria siede ai piedi di Gesù e lo ascolta. Si direbbe non le intessi altro. Pensa che sia più importante accogliere l'ospite, occuparsi di lui, invece di stupirlo con un pranzo eccezionale. Marta sembra forse anche infastidita per il fatto che Maria requisisca l'ospite tutto per sé.
Marta non sembra capire l'occasione che le è offerta, accogliere Gesù, il messia atteso da generazioni, il "mistero nascosto nei secoli", come dice Paolo (seconda lettura). Non sembra capire che accogliere Gesù è un dono di salvezza così grande, un'occasione così speciale, da far diventare piccolo qualsiasi altro impegno.
Ecco che cosa scrive san Gregorio Magno di questo episodio, dandone già una interpretazione: ""Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta" (Lc 10,42). La parte di Marta non è biasimata, ma quella di Maria viene lodata. Non dice infatti che Maria aveva scelto la parte buona, ma la parte migliore, come a dire che anche la parte di Marta è buona. Sottolinea che la parte di Maria è migliore col dire: "Non le sarà tolta". La vita attiva infatti finisce con la morte, la vita contemplativa comincia qui e giunge a perfezione nella patria celeste, perché il fuoco d'amore che ha cominciato ad ardere quaggiù s'infiammerà ancor di più alla vista di colui che si ama. La vita contemplativa dunque non viene mai tolta, perché, venuta meno la luce del mondo presente, diventerà perfetta".
Ogni volta che ci si ferma su questo episodio, ci si affretta a dire che non si intende contrapporre azione e preghiera, vita attiva e vita contemplativa. Ma è proprio la scelta di Maria che rivela ciò che il servizio compiuto da Marta lascia nell'ombra.
In ogni tempo nella vita dei discepoli di Cristo la scelta di Marta o di Maria si pone spesso in modo drammatico. Il loro impegno si colloca senza dubbio nell'ordine delle cose importanti: senza servizio infatti la fede diventa sterile e alienante. La fede, quando è autentica, scopre le opere. Ma non sono le opere compiute senza una fede chiara che fanno scoprire il senso profondo del servizio e quindi della storia.
L'episodio è dunque un grande richiamo alla contemplazione. Mentre diventiamo ogni giorno più sensibili alle opere di trasformazione della società, dobbiamo comprendere il primato dell'ascolto della parola di Dio, dell'amore, dell'adorazione. Sarà l'ascolto di Dio che ci svelerà la chiave per comprendere il senso della storia e darà uno slancio nuovo al nostro impegno.
Se facciamo riferimento alla vita di ogni giorno, dobbiamo ammettere che il nostro agitarci quotidiano per riempire le giornate di interessi e occupazioni, un po' per distrarci e divertirci, un po' per aumentare il nostro benessere e quello della nostra famiglia, non ci lascia spesso tempo, testa e cuore per le cose più importanti: un momento di riflessione, di ritiro, di preghiera, di incontro con Dio e con noi stessi.
Domandiamoci dunque se il nostro darci da fare senza sosta non sia a scapito delle cose più importanti. Chiediamoci anche se il nostro stesso impegno di servizio agli altri, non alimentato da momenti di ricarica spirituale che arricchisca e purifichi le nostre intenzioni, non rischi di renderci superficiali nel nostro stesso servizio, poco attenti agli altri, alle loro reazioni, alle loro vere necessità.
Altri due temi sono sicuramente affrontati in questo brano di Luca: quello dell'ospitalità e quello del ruolo della donna nella chiesa.
Quanto all'ospitalità, non c'è dubbio che oggi è diventato un argomento scottante e cruciale, che spesso divide. Viviamo in anni di immigrazione e il modo con cui questa avviene, un po' alla disperata, a volte esaspera e chiude gli animi. Ecco però che cosa afferma san Benedetto, richiamando le parole stesse di Gesù: "Tutti gli ospiti che sopraggiungono siano ricevuti come Cristo, perché egli dirà: "Ero forestiero e mi avete ospitato"" (Mt 25,35). "I poveri e i pellegrini siano accolti con particolare cura e attenzioni, perché specialmente in loro si riceve Cristo, mentre ai ricchi si è portati a rendere onore per la stessa soggezione che incutono".
Quanto alle donne, sappiamo che seguono Gesù e gli apostoli. Gesù ha voluto così, contrapponendosi al costume del suo tempo, coinvolgerle nella sua missione. Possiamo allora chiederci quale spazio viene dato oggi alla donna nelle nostre assemblee e nelle organizzazioni ecclesiali. Si tratta di un servizio qualificato, a pieno titolo, oppure di una presenza di comodo e di puro servizio strumentale?

Quando si entra in amicizia con Gesù

"Entrare in un rapporto personale con Gesù non è come entrare in un rapporto con una persona qualsiasi. Per essere un rapporto "vero" deve portarmi a riscoprire Cristo come mio Signore, come mio centro, mia ragion d'essere, mio capo, colui al quale appartengo" (Raniero Cantalamessa).

Don Umberto DE VANNA sdb
  Fonte:  www.donbosco-torino.it

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