FIGLIE DELLA CHIESA, Lectio Divina "Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione"

XX Domenica del Tempo Ordinario
Antifona d'ingresso
O Dio, nostra difesa,
contempla il volto del tuo Cristo.

Per me un giorno nel tuo tempio,
è più che mille altrove. (Sal 84,10-11)

Colletta
O Dio, che hai preparato beni invisibili
per coloro che ti amano,
infondi in noi la dolcezza del tuo amore,
perché, amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa,
otteniamo i beni da te promessi,
che superano ogni desiderio.

Oppure:
O Dio, che nella croce del tuo Figlio,
segno di contraddizione, riveli i segreti dei cuori,
fa’ che l’umanità non ripeta
il tragico rifiuto della verità e della grazia,
ma sappia discernere i segni dei tempi
per essere salva nel tuo nome.

PRIMA LETTURA (Ger 38,4-6.8-10)
Mi hai partorito uomo di contesa per tutto il paese (Ger 15,10).

Dal libro del profeta Geremìa

In quei giorni, i capi dissero al re: «Si metta a morte Geremìa, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male». Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi».
Essi allora presero Geremìa e lo gettarono nella cisterna di Malchìa, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione. Calarono Geremìa con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremìa affondò nel fango.
Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re: «O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremìa, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città». Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremìa dalla cisterna prima che muoia».

SALMO RESPONSORIALE (Sal 39)
Rit: Signore, vieni presto in mio aiuto.

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido. Rit:

Mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose,
dal fango della palude;
ha stabilito i miei piedi sulla roccia,
ha reso sicuri i miei passi. Rit:

Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.
Molti vedranno e avranno timore
e confideranno nel Signore. Rit:

Ma io sono povero e bisognoso:
di me ha cura il Signore.
Tu sei mio aiuto e mio liberatore:
mio Dio, non tardare. Rit:

SECONDA LETTURA (Eb 12,1-4)
Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti.

Dalla lettera agli Ebrei

Fratelli, anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento.
Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio.
Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.

Canto al Vangelo (Gv 10,27)
Alleluia, alleluia.
Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono.
Alleluia.

VANGELO (Lc 12,49-53)
Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Preghiera sulle offerte
Accogli i nostri doni, Signore,
in questo misterioso incontro
tra la nostra povertà e la tua grandezza:
noi ti offriamo le cose che ci hai dato,
e tu donaci in cambio te stesso.

Antifona di comunione
Presso il Signore è la misericordia,
e grande presso di lui la redenzione. (Sal 130,7)

Oppure:
“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra,
e come vorrei che fosse già acceso”, dice il Signore. (Lc 12,49)

Preghiera dopo la comunione
O Dio, che in questo sacramento
ci hai fatti partecipi della vita del Cristo,
trasformaci a immagine del tuo Figlio,
perché diventiamo coeredi della sua gloria nel cielo.

Lectio
Ho sperato, ho sperato nel Signore…
… Beato l'uomo che ha posto la sua fiducia nel Signore
e non si volge verso chi segue gli idoli
né verso chi segue la menzogna" (Sal 39).

Tre letture accomunate dalla scelta che ci viene dalla speranza della Parola di Dio. Anche nei momenti più bui in cui in cui si insinua in noi il senso di impotenza perché non abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare e magari ci sembra troppo tardi, possiamo sempre scegliere di andare avanti. Non c’è speranza più grande di questa.
È la Parola che ha fatto scegliere a Geremia la via giusta da seguire e di diventare un profeta coerente fino in fondo a quella Parola così scomoda e così poco conciliante con i capi del popolo. Non cambia la sua posizione di portavoce del suo Dio e pur di non piegarsi ai loro giochi non si ribella alla sua condanna e preferisce sprofondare nel fango della cisterna.
Ma la fiducia nel suo Signore e la speranza non lo abbandonano, Egli sa che Dio gli è sempre vicino ed accetta di esporsi al pericolo della morte pur di annunciare sempre la Verità.
Alla fine viene liberato da un amico che per aiutarlo sceglie di esporsi al pericolo di essere condannato, ma che sceglie la via più giusta.

Paolo nella lettera agli Ebrei esorta i cristiani a scegliere la giusta via, li esorta ad abbandonare tutto ciò che è di peso ed il peccato che ci assedia per correre nella corsa che ci sta davanti chiamati dall’unico nostro Signore senza distogliere lo sguardo da Gesù che ci precede sulla via del Calvario verso la salvezza, tenendo lo sguardo sempre fisso a Gerusalemme.
Solo così, tenendo sempre al centro della nostra vita Gesù, e pensando sempre a Lui possiamo avere l’energia per giungere alla meta, lottando con forza e resistendo al male. Solo tenendo gli occhi e il cuore fissi su Gesù e credendo in Lui non ci si stanca, non ci si perde d’animo e si trova la speranza per non perdere la giusta strada.

Nel brano del Vangelo di questa domenica l’evangelista Luca mette in rilievo i momenti tragici e difficili in cui i cristiani vivono. I contrasti e le persecuzioni stanno generando paura e smarrimento sia nelle comunità che nelle stesse famiglie dove per paura o per malvagità esistono inganni tradimenti.
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!» È un messaggio chiaro quello di Gesù.
"Disse ai suoi discepoli". Il fuoco che è venuto a gettare sulla terra è il fuoco dell’Amore divino, è il fuoco dello Spirito Santo, è lo Spirito Santo, e in Lui si sente l’urgenza di attuare il disegno del Padre, che è anche la sua stessa volontà. Quello Spirito che è sceso su Gesù al Giordano e che lo accompagna fino alla sua morte e resurrezione e che sempre lo ha aiutato a scegliere il volere del Padre suo, sarà il Fuoco che aiuterà i discepoli e noi cristiani a scegliere sempre la giusta via in mezzo ai compromessi e alle tentazioni. Anche noi dovremo portare il fuoco della Verità tra i nostri fratelli per ridurre in cenere gli idoli che imperano nel mondo, a partire da quelli del benessere, del denaro, del potere. E per fare questo dovremo sempre mettere al primo posto la vita di Gesù soprattutto nel mistero pasquale «della sua beata Passione, Risurrezione da morte e gloriosa Ascensione, mistero col quale “morendo ha distrutto la nostra morte e risorgendo ci ha ridonato la vita” (Pref. pasq.)».

«C'è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!»
Gesù si presenta ancora una volta ai suoi discepoli ed a tutti noi come il modello a cui volgere sempre lo sguardo e il cuore per essere veri suoi credenti e per farci comprendere sempre più quello che tante volte ha detto, ma allora non è stato ben compreso e molto spesso anche ora lo dimentichiamo: la salvezza di ognuno di noi, la salvezza della Chiesa passa attraverso il nostro donarsi totalmente per il bene dell’altro.
Egli quindi con quelle parole, «c'è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!» esprime il desiderio di passare attraverso il battesimo del sacrificio della croce facendo intravedere ai discepoli il significato del sacrificio per la salvezza di tutti.

Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione.
Nel mondo di allora, come nel mondo odierno l’ansia di pace pervadeva e pervade ovunque. Gesù dichiara quasi brutalmente che nessuno si deve illudere. Egli paradossalmente non è venuto a portare «la pace sulla terra», bensì la pace messianica. Egli ci fa comprendere come una pace a misura d’uomo non sempre corrisponde al dono di pace che Dio Padre, attraverso suo Figlio, vuole assicurare all’intera umanità.
E proprio per Lui ci saranno violenze e distruzioni: gli uomini si divideranno in fazioni pro o contro di Lui, ci saranno scontri nelle case, tra i popoli, ovunque l’uomo che crede in Cristo e nei suoi valori si scontrerà con coloro che obbediscono ad altre convinzioni secondo la mentalità terrena.
Ripetiamo quindi le parole della Colletta di questa domenica come nostra preghiera a Dio Padre perché aiuti l’umanità lacerata a rimarginare le proprie ferite e a rivolgerci sempre all’aiuto del Signore per il bene di tutti.

O Dio, che nella croce del tuo Figlio,
segno di contraddizione,
riveli i segreti dei cuori,
fa' che l'umanità non ripeta
il tragico rifiuto della verità e della grazia,
ma sappia discernere i segni dei tempi
per essere salva nel tuo nome.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Appendice
Fuoco sulla terra
"Fuoco sono venuto a portare sulla terra" (Lc 12,49). Non si tratta certo di fuoco che consuma i buoni, ma del fuoco che suscita la buona volontà, che rende migliori i vasi d`oro della casa del Signore, consumando il fieno e la paglia (cf. 1Cor 3,12ss). Questo fuoco divino divora tutte le cose del mondo accumulate dalla voluttà, brucia le opere effimere della carne, ed è quello stesso che infiammava le ossa dei profeti, come dice il santo Geremia: "E` divenuto come un fuoco ardente che infiamma le mie ossa" (Ger 20,9). E` infatti il fuoco del Signore, a proposito del quale sta scritto: "Un fuoco arderà davanti a lui" (Sal 96,3). Ma il Signore medesimo è fuoco, dato che egli stesso ha detto: "Io sono il fuoco che brucia e non si consuma" (Es 3,2; 24,17; Dt 4,24; Eb 12,29); il fuoco del Signore è infatti la luce eterna, ed è a questo fuoco che si accendono le lucerne delle quali poco prima ha detto: "I vostri fianchi siano cinti e le lampade accese" (Lc 12,35). La lampada è necessaria, perché i giorni di questa vita sono come notte. Ammaus e Cleopa testimoniano che il Signore ha messo questo fuoco anche in loro, quando dicono: "Or non ci ardeva il cuore per via, mentre ci spiegava le Scritture?" (Lc 24,32). Essi così hanno manifestato con evidenza qual è l`azione di questo fuoco, che illumina l`intimo del cuore. E` forse proprio per questo che il Signore verrà nel fuoco (cf. Is 66,15-16), per consumare tutte le colpe al momento della risurrezione, ricolmare con la sua presenza i desideri di ciascuno, e proiettare la sua luce sui meriti e sui misteri...
Come potrebbe allora il Signore essere "la nostra pace, egli che di due ne fece uno?" (Ef 2,14). E com`è che egli stesso dice: "Io vi do la mia pace, vi lascio la mia pace" (Gv 14,27), se è venuto per separare i padri dai figli, e i figli dai padri, distruggendo i loro vincoli? Come può essere "maledetto chi non onora suo padre" (Dt 27,16), e religioso chi lo abbandona?
Ma se noi ci ricordiamo che la religione sta al primo posto e al secondo la pietà, comprenderemo anche come sia facile questa questione: tu devi infatti porre l`umano dopo il divino. Se abbiamo doveri d`amore verso i genitori, quanto maggior dovere non abbiamo per il Padre dei nostri genitori, cui dobbiamo riconoscenza anche per i nostri stessi genitori? E, se essi non riconoscono il loro Padre, come potrai tu riconoscerli? Il Signore non dice che si deve rinunciare ai parenti, ma che si deve anteporre a tutti Dio. Perciò in un altro libro tu puoi leggere- "Chi ama il padre e la madre più di me, non è degno di me" (Mt 10,37). Non ti è vietato di amare i tuoi genitori, ma ti è vietato di preferirli a Dio: gli affetti naturali sono infatti un beneficio del Signore, e nessuno deve amare il beneficio più di Dio stesso che gliel`ha concesso.
Dunque, anche stando al solo significato letterale, a coloro che intendono con pietà non manca una spiegazione religiosa. Tuttavia stimiamo che c`è da cercare un significato più profondo, per quello che egli aggiunge...
Così, fino a quando, a causa dell`unione dei vizi, vi era nella stessa casa un accordo indivisibile e inseparabile, sembrava che non vi fosse alcuna divisione. Ma quando Cristo portò sulla terra il fuoco, con cui egli consuma le colpe della carne, e la spada, che significa il dispiegamento della potenza in atto, che penetra nell`intimo dello spirito e delle midolla (cf. Eb 4,12), allora la carne e l`anima, rinnovate nel mistero della rigenerazione, dimenticando ciò che erano e cominciando a essere ciò che non erano, si separano dalla compagnia antica del vizio, amato sino a quel momento, e spezzano tutti i legami con la loro degenere posterità. E` così che i genitori sono divisi e si pongono contro i figli, in quanto la nuova temperanza del corpo rinnega l`antica intemperanza, e l`anima evita ogni legame con la colpa, né resta più posto per la straniera venuta dal di fuori, la voluttà. (Ambrogio, In Luc., 7, 132, 135 s., 145)

Il fuoco dello Spirito Santo
Tali erano il loro torpore e la loro pigrizia congiunti a invidia: duplice vizio che noi dobbiamo con forza espellere dalla nostra anima.
Ma per poterlo combattere, bisogna essere più ardenti del fuoco. Per questo Gesù dice: "Io sono venuto a portare il fuoco sulla terra e che desidero se non che si accenda?" (Lc 12,49). E per lo stesso motivo lo Spirito Santo apparve in terra sotto forma di fuoco.
Eppure, dopo tutto questo, noi restiamo più freddi della cenere e più insensibili dei morti. Non ci commoviamo affatto al vedere Paolo elevarsi al di sopra del cielo, passare anzi di cielo in cielo più veemente di una fiamma, vincere tutti gli ostacoli e porsi al di sopra degli inferi e dei supremi, del presente e dell`avvenire, di ciò che è e di ciò che non è. Se questo esempio vi sembra troppo grande, ebbene ciò è segno della vostra rilassatezza. Che cosa ha Paolo più di voi, per dire che vi è impossibile imitarlo? Ma per non insistere su questo punto, lasciamo da parte Paolo e gettiamo uno sguardo sui primi cristiani: denaro, proprietà, onori mondani, affari terreni, essi gettarono via tutto, per donarsi tutti interi a Dio per meditare giorno e notte sugli insegnamenti della sua Parola. Ecco qui il fuoco dello Spirito Santo: esso non tollera che si abbia alcun desiderio delle cose di questo mondo, in quanto ci conduce verso un altro amore. Perciò colui che prima amava le cose terrene, ora, anche se occorresse donare tutto quanto possiede, abbandonare le gioie di questa terra, disprezzare la gloria e dare la sua stessa vita, farà tutto ciò con meravigliosa facilità. Infatti quando l`ardore di questo fuoco è entrato nell`anima dell`uomo, esso scaccia l`indifferenza e la pigrizia. Questo fuoco rende l`anima che ne è invasa più leggera di una piuma e le conferisce inoltre la capacità di disprezzare tutte le cose terrene. Quest`uomo rimane sempre in un perpetuo pentimento e nella contrizione. Piange senza tregua e trova grande sollievo e gioia nelle sue lacrime.
Di certo, non c`è niente che congiunga e unisca più strettamente a Dio di queste lacrime. Colui che si trova in tali condizioni, anche se vive in città, è come se abitasse in un eremo nel deserto, su una montagna o nella foresta. Egli non rivolge più uno sguardo alle cose presenti, non si sazia di gemere e piange per i propri peccati come per quelli degli altri. Per questo Gesù proclama beati, prima di altri, gli uomini di tal genere, dicendo: "Beati quelli che piangono!" (Mt 5,5). Ma in qual senso allora -mi direte voi - Paolo ha detto: "State sempre allegri nel Signore" (Fil 4,4)? Lo ha detto per esprimere la gioia che queste lacrime suscitano. Infatti, come la gioia terrena ha sempre per compagna la tristezza, così le lacrime che si versano per amore di Dio, fanno fiorire nell`anima una beatitudine che non muore né appassisce mai. Fu così che quella peccatrice, di cui parla il Vangelo, divenne più pura delle stesse vergini, in quanto era stata presa totalmente da questo fuoco divino. Quando fu infiammata dal fervore della penitenza, arse d`amore per Cristo. Sciolse i suoi capelli, bagnò i piedi di Gesù con le lacrime, li asciugò con la sua chioma e versò su di essi il profumo. Tutto questo avveniva esteriormente, ma i sentimenti della sua anima erano assai più ardenti d`ogni esterna manifestazione e solo Dio li vedeva! Ecco, tutti coloro che ascoltano la sua storia, si rallegrano con lei per le sue sante azioni e la considerano purificata da tutti i suoi peccati.
Come l`aria diviene più pura dopo violente piogge, così dopo questa effusione di lacrime lo spirito diviene tranquillo e sereno e le nubi del peccato si dissipano del tutto. Come siamo purificati nel Battesimo, grazie all`acqua e allo Spirito, così lo siamo nella penitenza grazie alle lacrime e alla confessione dei peccati, sempre che non facciamo questo per ostentazione o per vanagloria. Infatti, colei che piange con simili intenzioni, è più degna ancora di condanna di quella che si trucca in ogni modo il volto per il desiderio di apparire più bella. Quanto a me, io cerco le lacrime che non sono sparse per ostentazione, ma per contrizione, quelle lacrime che si versano segretamente, nel più nascosto recesso della propria casa, senza che nessuno veda; quelle lacrime che scorrono in silenzio e in profonda quiete, che escono dall`intimo del cuore, che nascono dal dolore e dalla tristezza e si versano per Dio solo. Di tal genere sono le lacrime di Anna, di cui la Scrittura dice che "muoveva le labbra senza che si udisse la sua voce" (1Sam 1,13). Ma anche solo le sue lacrime effondevano un suono più squillante di una tromba. Per questo Dio la guarì dalla sua sterilità e di una rocca dura fece un campo fertile. (Giovanni Crisostomo, In Matth., 6, 4-5)

Dio è Spirito
"Dio è Spirito e coloro che lo adorano debbono adorarlo in Spirito e in verità" (Gv 4,24). "Dio nostro è anche un fuoco che divora" (Dt 4,24). Dio dunque è chiamato con due nomi: "Spirito e fuoco:" Spirito per i giusti, fuoco per i peccatori. Ma anche gli angeli sono del pari chiamati spirito e fuoco: "Egli fa dei suoi angeli degli spiriti" - dice la Scrittura - "e dei suoi servi un fuoco ardente" (Sal 104,4; Eb 1,7). Gli angeli sono spiriti per tutti i santi, ma sottomettono al fuoco e alle fiamme coloro che meritano di essere puniti. In questo senso anche il nostro Signore e Salvatore, pur essendo Spirito, "è venuto a portare il fuoco sulla terra" (Lc 12,49). Egli è Spirito secondo queste parole della Scrittura: "Quando tu ti sarai convertito al Signore cadrà il velo" (2Cor 3,16) e "il Signore è lo Spirito" (Gv 4,24; 2Cor 3,17).
Peraltro egli è «venuto a portare il fuoco», non nel cielo ma «sulla terra», come egli stesso dimostra con queste parole: "Io sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e che altro desidero se non che divampi?" (Lc 12,49). Se infatti «ti sarai convertito al Signore» che è "Spirito", il Cristo sarà "Spirito" per te, e non sarà venuto per te a «portare il fuoco sulla terra». Ma se al contrario rifiuti di convertirti a lui, e se possiedi la terra e i suoi frutti, «egli è venuto a portare il fuoco sulla terra», che è in te. La Scrittura parla anche di Dio in termini analoghi: «Il fuoco della mia collera si è acceso», non soltanto fino al cielo, ma «fino al fondo dell`inferno», ed «esso consumerà», non il cielo, ma "la terra e i suoi germogli" (Dt 32,22).
Per quale motivo ho ricordato tutto questo? Perché il Battesimo di Gesù è anche un Battesimo «nello Spirito Santo e nel fuoco». Senza dimenticare ciò che ho detto prima, né perdere di vista l`interpretazione data più sopra, voglio aggiungerne una nuova. Se tu sei santo, sarai battezzato nello Spirito Santo; se sei peccatore, sarai precipitato nel fuoco; e un medesimo battesimo diverrà condanna e fuoco per i peccatori indegni; ma i santi, che si convertono al Signore con fede completa, riceveranno la grazia dello Spirito Santo e la salvezza. (Origene, In Luc., 26, 1-3)

Il battesimo di sangue
Noi abbiamo anche un secondo lavacro: è quello stesso del quale il Signore dice, dopo essere stato battezzato nel Giordano: "Devo essere battezzato con un battesimo". Era venuto, come scrive Giovanni, per essere battezzato con l`acqua e col sangue; con l`acqua per lavarsi, col sangue per essere glorificato. E poi, per far di noi dei "chiamati" con l`acqua e degli "eletti" col sangue, trasse due battesimi dalla ferita del suo petto, perché, coloro che credono nel sangue fossero lavati dall`acqua e quelli che si son lavati con l`acqua, debbano lavarsi anche col sangue. Questo è il Battesimo che può sostituire la lavanda che non è stata fatta e restituire anche quella che è andata perduta! (Tertulliano, De baptismo, XVI, 1-10)

Cari fratelli e sorelle!
C’è un’espressione di Gesù, nel Vangelo di questa domenica, che attira ogni volta la nostra attenzione e richiede di essere ben compresa. Mentre è in cammino verso Gerusalemme, dove lo attende la morte di croce, Cristo confida ai suoi discepoli: "Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione". E aggiunge: "D’ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera" (Lc 12,51-53). Chiunque conosca minimamente il Vangelo di Cristo, sa che è messaggio di pace per eccellenza; Gesù stesso, come scrive san Paolo, "è la nostra pace" (Ef 2,14), morto e risorto per abbattere il muro dell’inimicizia e inaugurare il Regno di Dio che è amore, gioia e pace. Come si spiegano allora queste sue parole? A che cosa si riferisce il Signore quando dice di essere venuto a portare – secondo la redazione di san Luca – la "divisione", o – secondo quella di san Matteo – la "spada" (Mt 10,34)?
Questa espressione di Cristo significa che la pace che Egli è venuto a portare non è sinonimo di semplice assenza di conflitti. Al contrario, la pace di Gesù è frutto di una costante lotta contro il male. Lo scontro che Gesù è deciso a sostenere non è contro uomini o poteri umani, ma contro il nemico di Dio e dell’uomo, Satana. Chi vuole resistere a questo nemico rimanendo fedele a Dio e al bene deve necessariamente affrontare incomprensioni e qualche volta vere e proprie persecuzioni. Perciò, quanti intendono seguire Gesù e impegnarsi senza compromessi per la verità devono sapere che incontreranno opposizioni e diventeranno, loro malgrado, segno di divisione tra le persone, addirittura all’interno delle loro stesse famiglie. L’amore per i genitori infatti è un comandamento sacro, ma per essere vissuto in modo autentico non può mai essere anteposto all’amore di Dio e di Cristo. In tal modo, sulle orme del Signore Gesù, i cristiani diventano "strumenti della sua pace", secondo la celebre espressione di san Francesco d’Assisi. Non di una pace inconsistente e apparente, ma reale, perseguita con coraggio e tenacia nel quotidiano impegno di vincere il male con il bene (cfr Rm 12,21) e pagando di persona il prezzo che questo comporta.
La Vergine Maria, Regina della Pace, ha condiviso fino al martirio dell’anima la lotta del suo Figlio Gesù contro il Maligno, e continua a condividerla sino alla fine dei tempi. Invochiamo la sua materna intercessione, perché ci aiuti ad essere sempre testimoni della pace di Cristo, mai scendendo a compromessi con il male. (Papa Benedetto XVI; Angelus del 19 agosto 2007)

Fonte:figliedellachiesa.org/

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