fr. Massimo Rossi "Mai mettere alla prova il Signore!"

Commento su Luca 10,25-37
fr. Massimo Rossi  
XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (10/07/2016)
Vangelo: Lc 10,25-37 
Mai mettere alla prova il Signore!

Con la sua domanda non proprio innocente e disinteressata, il dottore della Legge si era illuso di metterlo in crisi, magari anche di farlo cadere in contraddizione. Invece, è Gesù che mette in crisi lui...e anche noi.
Perché la parabola del buon samaritano è a dir poco imbarazzante. Di fronte ad essa, nessuno di noi rimane indifferente, nessuno può dire a cuor leggero: "Beh? è tutto ok! nessuna novità!"
Altro che novità! in questa pagina di Vangelo c'è molto più che una novità! Chi si sarebbe immaginato una simile consegna d'amore?
Prima di esaminare nel dettaglio il contenuto della parabola, vi invito a considerare il dialogo tra il Signore e il fariseo: emerge immediatamente l'indubbia competenza professionale dell'uomo che interroga il Figlio del falegname. Il rabbino conosce bene le S.Scritture, risponde a tono, senza esitare, nel modo migliore. In teoria siamo capaci tutti a parlare di amore cristiano e dei doveri che discendono dalla fede. Quando però si tratta di viverli, ecco che le cose si complicano e cominciamo anche noi a mettere i puntini sulle ‘i', e a dire: "Sì, ma...", "sì, però..."; invochiamo l'eccezione, addirittura ci sentiamo noi stessi un'eccezione, cercando un alibi per sfuggire alla regola... e lo troviamo... e ci convinciamo che è giusto così!
E la nostra coscienza è tranquilla - sarà poi vero? -.
Nelle convinzioni del dottore della legge, la domanda: "Chi è il mio prossimo?" allude alle persone a cui il credente è tenuto a fare del bene; in altre parole, Gesù è invitato a precisare quali sono i termini del servizio, fin dove possiamo e dobbiamo spingere il nostro slancio di carità.
Mal gliene incolse!
Il Maestro di Nazareth rovescia le parti e racconta una parabola, ove il "prossimo" non è colui al quale posso e devo fare del bene, ma colui che fa del bene a me.
Questo modo di presentare il primato della carità costringe anche noi a capovolgere le situazioni, ponendoci dalla parte del profugo, del carcerato, dell'affamato, dell'assetato, dell'infermo...
E quando ci troviamo nella necessità vera, nella posizione di chi ha perduto il controllo della situazione, e non può che affidarsi alla generosità altrui, il valore della carità appare profondamente diverso... non è più un optional da realizzare quando non sappiamo cosa farne del (nostro) superfluo, ma una questione di vita o di morte.
Chi di noi si è mai trovato in condizioni simili, ha fatto anche l'esperienza di confidare nella vicinanza degli amici, dei parenti... ma invano; l'ha fatta anche Gesù, amarissima, nell'orto degli ulivi: "Consolantem me quæsivi sed non inveni!", ho cercato consolatori, ma invano (cfr. Sal 68). E così ci siamo rassegnati, preparandoci al peggio...
Poi è successo qualcosa che mai ci saremmo aspettati: l'aiuto è arrivato, quando ormai non ci speravamo più... Ma ciò che ci ha lasciati a dir poco sconcertati è stato che questo aiuto prezioso e tanto desiderato è venuto da persone che mai avremmo pensato capaci e disponibili a venirci incontro; non erano semplicemente degli estranei, emeriti sconosciuti... erano addirittura nemici! appartenenti a un partito rivale, a un popolo tradizionalmente ostile, gente maledetta, gente senza fede... il cui nome non era degno di essere neppure pronunciato.
Questa era la reputazione del samaritano agli occhi dell'israelita, e viceversa...
La figura evangelica del samaritano è diventata il paradigma della bontà, della solidarietà discreta e fattiva; in verità, sembra che i samaritani dei tempi di Gesù non fossero affatto buoni; o forse era uno stereotipo montato ad arte dagli abitanti di Gerusalemme...
L'aspetto che colpisce di più è la straordinaria discrezione del benefattore: è probabile che il malcapitato non conobbe mai l'identità del misterioso benefattore.
Si fa il bene, perché è un bene farlo; non si cercano riconoscimenti ufficiali.
Neanche un grazie? neanche un grazie!...
Il bene ha un valore intrinseco che non si commisura alla bontà del destinatario; così come, del resto, lo stato di necessità momentaneo, o cronico.... Chi sta male, sta male e basta; anche se avesse l'anima nera come il carbone, se sta male, Cristo è pronto ad aiutarlo, ed esorta anche noi a fare altrettanto, senza chiedergli né documenti, né titoli di studio, né altre referenze...
So che questa magnanimità scriteriata sarebbe interpretata da qualcuno - da tanti! - come un atteggiamento sbagliato, molto, molto sbagliato...
Chi di voi ha visto il film "Dead man walking" intuisce che cosa sto dicendo; la carità mostrata a un criminale suscita sempre la riprovazione della comunità. Chi agisce così nel nome di Gesù, si prepari a vedere drasticamente ridotto il numero degli amici e dei compagni di fede... La solita, famigerata, morale dei meriti, così dura a morire anche tra le fila dei cristiani più convinti, costituisce il grosso scoglio che oggi, così come ieri e forse anche domani, rallenta il progresso della carità e con esso la liberazione dal vizio e dal peccato.
Il discorso si potrebbe aprire e assumerebbe una vastità incontenibile: colui che ha sbagliato, colui che è stato condannato dalla società, non viene mai del tutto riabilitato... finisce per sbagliare ancora, e ancora, e ancora... Il discredito e la cattiva fama costituiscono la condanna peggiore, un vero e proprio carcere, che prolunga virtualmente la reclusione anche quando il condannato ha scontato tutta la pena..
Dedico l'ultimo pensiero ai due ministri di culto che videro il malcapitato in fin di vita, ma passarono oltre senza fermarsi. Certo che il Gesù non vedeva proprio di buon occhio la categoria dei sacerdoti! ogni volta che ne parla, le sue parole sono severe, spietate.
È vero, il Figlio di Dio venne riprovato dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani del popolo: tra i motivi che avevano spinto Pietro a rimproverare Gesù al primo annuncio della passione, credo ci fosse anche lo scandalo di pensare che i responsabili della morte di lui potessero essere proprio i campioni della fede, i custodi della religione... Il povero Pietro faceva bene a scandalizzarsi! Che cosa c'è di più scandaloso di un uomo di Dio che annuncia il Vangelo con sublimità di parole e poi lo smentisce con le opere?


Fonte:qumran2.net

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