Michele Antonio Corona, "Gesù, insegnaci a pregare il Padre! "

Commento su Luca 11,1-13
Michele Antonio Corona
XVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (24/07/2016)
Vangelo: Lc 11,1-13 
Insegnaci a pregare. I discepoli chiedono al loro maestro ciò che ogni allievo chiede alla propria
guida: insegnaci come entrare in relazione col divino. La domanda sembra dettata solamente da una certa scolasticità. Insegnaci a pregare. Una richiesta legata forse dal voler copiare Gesù nella sua frequente abitudine di ritirarsi in luoghi solitari per parlare con Dio. In molti passaggi del vangelo di Luca si sottolinea il fatto che Gesù si ritirava a pregare in luoghi appartati, per poter condividere un momento di dialogo e di intimità con Dio. Insegnaci a pregare. È una richiesta che si può esaudire? Si può insegnare a pregare? Dipende dal significato che questo verbo vuole veicolare. Un primo livello è certamente quello dell'imparare delle formule a memoria da ripetere. Ma esso può scadere nella mera preoccupazione di conoscere e ripetere - in modo corretto - delle preghiere che riescano a conquistare il divino. Così, si rende la preghiera una sorta di ricettario magico che può piegare la benevolenza divina, come se si fosse davanti ad un jukebox in cui pagare miracoli, grazie e favori con preghiere adatte. Il secondo livello, invece, fotografa la preghiera come una relazione personale. Non a caso Gesù inizia il modello di preghiera con l'invocazione familiare: Padre! Luca purifica l'invocazione dal possessivo "nostro". Un figlio, quando chiama il proprio padre non ha bisogno di ribadire il possesso, ma ne evidenzia la sua relazione. (Matteo da buon giudeo invece sottolinea la caratteristica comunitaria della paternità divina). Pertanto, Padre è il primo grande insegnamento di Gesù sulla preghiera: essa è rapporto diretto con un Dio che ha il volto di Padre. Insegnaci a pregare è dunque la richiesta di chi vuole conoscere un padre e non vuole ingraziarsi la divinità. È la domanda di chi vuole scoprirsi figlio e non del servo che vuole strappare dal padrone qualche soldo in più in bustapaga. È l'invocazione di fiducia di chi ama suo padre e non la lusinga di un qualsiasi conoscente. In che modo noi ci rivolgiamo a Dio? Quale il nostro atteggiamento nel dirgli padre? Insegnaci a pregare. Insegnare ed imparare sono verbi che non descrivono azioni puntuali che si concludono in un atto, ma descrivono processi che si compiono in un'intera vita. Insegnaci a pregare equivale allora nel chiedere al Signore di lasciarci alla sua scuola, di tenerci come discepoli, di farci scoprire questa figliolanza. Chiedere, cercare e bussare come declinazioni della fiducia in un padre che attende la richiesta dei figli e sa dar loro ciò di cui hanno bisogno. Forse occorre pensare alla frequenza con cui chiediamo, cerchiamo e bussiamo, ma senza chiamarlo Padre, evidenziando così quale sia il nostro rapporto con lui. Gesù, insegnaci a pregare il Padre!
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Fonte:qumran2.net

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