padre Gian Franco Scarpitta "Contemplata aliis tradere"

Contemplata aliis tradere
padre Gian Franco Scarpitta  
XVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (17/07/2016)
Vangelo: Lc 10,38-42
"Non dimenticate l'ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo." (Eb 13,
2). L'autore della Lettera agli Ebrei, mentre da' questa bella esortazione, fa riferimento all'episodio delle querce di Mamre, quando nell'ora più afosa del giorno ad Abramo si presentano tre sconosciuti che chiedono assistenza e ospitalità. Questi li accoglie e li rifocilla con tutte le premure, ma non si accorge che si tratta del Signore e dei due angeli. Dio che si presenta in incognito, secondo una certa interpretazione come Dio in Tre Persone (la Trinità) che vive in se stesso la comunione e tende a coinvolgervi anche il suo servo (Abramo) nella stessa richiesta di carità e di accoglienza. Dio viene a visitare l'uomo e tante volte lo fa anche nel forestiero e nel viandante, che sopraggiungono tante volte inaspettatamente. Accogliere il forestiero è accogliere Dio stesso e ricevere ospitalità da un anfitrione equivale a fare esperienza diretta della Provvidenza divina. Più di una volta mi è capitato, ferma restando la dovuta prudenza e circospezione, di dare ospitalità a dei forestieri e pellegrini che poi ringraziando me esaltavano il Dio buono e provvidente che li aveva messi sulla buona strada, soprattutto in casi particolari come quello già narrato del gruppo dei capi scout che in tarda serata, girando per ogni dove e scarpinando per chilometri e chilometri di strada, non erano riusciti a trovare un alloggio e si erano rassegnati a dormire all'addiaccio. Quando a un certo punto bussarono alla porta del nostro convento, dove, modestia a parte, vennero accolti e assistiti con premura e attenzione. Si prova grande soddisfazione quando si può fare del bene scoprendo di essere utili agli altri; ancora più gioia quando si esercita con disinteresse e abnegazione l'accoglienza e l'ospitalità. Certamente è vero che non sempre è possibile concedere parimenti a tutti ospitalità, anche considerando che ci si può esporre a rischi e a pericoli e che è già capitato da parte di qualche convento di aver fatto favoreggiamento a dei fuggiaschi ricercati dalla polizia, ciò però non pregiudica che accogliere il forestiero e prestare attenzione a chi cerca un rifugio o un letto caldo equivale ad accogliere Dio. L'accoglienza, così come la carità in genere, è espressione di una fede matura e comprovata; chi mostra generosità dimostra di credere e di questo ci rende edotti il "padre della fede " per eccellenza, Abramo. Questi, per aver accolto con grande premura e sollecitudine il Signore che sulle prime gli si presentava in incognito, ottiene il grande dono straordinario della gravidanza inaspettata della consorte, nonostante l'avanzata età di quest'ultima. Sara si mostra scettica e refrattaria all'idea di poter partorire in tarda età, ma Abramo si mantiene saldo nella fede in quel Dio al quale nulla è impossibile, tantomeno ricompensare adeguatamente chi gli ha usato fedeltà e attenzione. Come tante volte si è detto, Abramo è il padre della fede e in questa circostanza, nella quale riconosce il Signore nei tre viandanti, non smentisce la sua prerogativa ma associa la fede alla carità, poiché questa è un derivato della prima. " Il Signore ama chi dona con gioia", insegna Paolo (2Cor 9, 7) e la vera ragione ultima della gioia è proprio la fede, perché credere e affidarsi è all'origine di ogni atto d'amore.
Per questo Gesù elogia particolarmente Maria, mentre questa, differenza della sorella Marta tanto indaffarata, si intrattiene ad ascoltare la sua parola. Non perché (in fondo) non approvi la premura e l'operosità di Marta e neppure perché esalti come privilegiata la vita contemplativa sulla vita attiva, ma semplicemente perché vede in Maria la predilezione per quella "parte migliore" che "qualifica" e da' senso ad ogni altra attività: la vita contemplativa, l'ascolto e l'attenzione. Certamente l'azione e l'intraprendenza sono in sé lodevoli e encomiabili per la risultante indispensabile della produttività; ciononostante qualsiasi opera perde il suo valore e si svuota di significato quando non è preceduta da un semplice atto di fede: quello dell'ascolto, dell'attenzione e perciò stesso della preghiera. Come dice Hegel,"ogni attività pratica è vuota senza la teoria" e noi possiamo aggiungere che è banale e insignificante e poco duratura nella sua qualità quando non viene accompagnata dalla contemplazione e dall'ascolto che aiutano ad accrescere la fede.
"Contemplativi nell'azione e attivi nella contemplazione" dice una massima della spiritualità cristiana, affinché si possa essere capaci di recare agli altri i "contemplata" della nostra vita. E questo ai fini di riconoscere anche noi il Signore alle querce di Mamre, nell'ora più calda del giorno.

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