padre Gian Franco Scarpitta, " Preghiera e misericordia"


Preghiera e misericordia
padre Gian Franco Scarpitta  
XVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (24/07/2016)
Vangelo: Lc 11,1-13 
Sodoma era considerata nell'Antico Testamento l'esempio di peccato e di perversione per le continue
mancanze nei confronti del Signore che si verificavano e per li abusi e le ingiustizie che vi si verificavano. Per questo Dio aveva già deliberato di sopprimere quella città, come di fatto si verificherà successivamente. Adesso però Abramo, che poco prima aveva manifestato la sua giustizia e la sua fedeltà a Dio accogliendo e rifocillando Questi quando gli si presentava in incognito, confidando nell'estrema bontà del Signore e nella sua giustizia intercede, ponendo il serio problema della possibile esistenza di 50, 40, perfino 10 persone rette e timorate di Dio che vivono in quella città: davvero anche loro devono fare le spese della cattiveria e della perversione generale di Sodoma? Non considera Dio la giustizia di pochissime persone che si distinguono fra le decine di migliaia di abitanti per la loro bravura e fedeltà? Anche loro, costretti peraltro a subire le derisioni e gli sberleffi di tutti gli altri a motivo della loro sana condotta, dovranno subire lo sterminio? All'intercessione di Abramo corrisponde la misericordia indiscussa di Dio. Anche la presenza di uno sparuto gruppetto di persone buone e ben disposte salva l'intera città dallo sterminio. Dio in realtà avrebbe potuto conciliare la punizione per i reprobi con la salvezza dei giusti preservando debitamente questi con appropriate strategie, quali ad esempio la costruzione della famosa arca che salvò otto persone giuste comprese Noè, mentre sulla terra imperversava il diluvio. Avrebbe potuto con la sua onnipotenza provvedere a quelle povere anime realizzando per loro la salvezza e la distruzione di tutti gli altri, perfidi e immeritori, ma la sua misericordia è talmente grande che decide al fine di risparmiare dalla massima punizione un'intera città per rispetto di pochissimi cittadini onesti. E del resto in qualche parte della Bibbia si evince che Dio "si china sulla terra per vedere se esista un saggio. Se c'è uno che cerchi Dio."(Sal 13, 2) e sebbene non riesca a trovarne neppure uno ("Nessuno fa il bene, neppure uno") ha sempre a cuore la salvezza del giusto, che è destinato pur sempre a "vedere il suo volto". Vi è una considerevole distanza fra l'agire premuroso di Dio, che ascolta il semplice e umile Abramo, e l'atteggiamento di chi interviene con umana giustizia. Mi ricordo ad esempio di quando frequentavo il liceo classico a Marsala e in una certa occasione si era improvvisata da parte di tutti gli studenti dell'istituto una giornata di "sciopero" ingiustificato e immotivato, per il quale non si entrò nelle aule. Poche persone decisero di non aderire all'iniziativa, fra queste il sottoscritto, ed entrammo regolarmente in classe per seguire le lezioni. Qualche giorno più tardi il preside mandò a tutte le famiglie una lettera di deplorazione, senza considerare che fra tutti quanti vi erano stati pochi, me compreso, che avevano disapprovato lo "sciopero" facendo ingresso regolarmente in classe: anche le nostre famiglie ricevettero la nota di biasimo. Nella giustizia divina invece Dio prende le distanze dalle aspettative e dai provvedimenti umani, perché in Lui giustizia e misericordia coincidono e si appartengono a vicenda e anche un solo giusto va adeguatamente ricompensato. Per la qual cosa non solamente un unico giusto si salva fra migliaia di reietti, ma viene anche adeguatamente difeso e ricompensato dalla stessa giustizia divina. Quanto agli ingiusti, nel suo amore di Padre Dio mira all'emendazione e alla salvezza piuttosto che alla punizione, ma non ha risparmiato il proprio Figlio per il nostro riscatto, risollevando le sorti dell'umanità nel sangue di Cristo. Lo stesso Signore Gesù ci invita a vedere in Dio il Padre di misericordia del quale avere fiducia e al quel rivolgerci con estrema confidenza anche nella preghiera e nel rapporto personale, perché un Dio ben disposto a risparmiare una città intera a ragione di pochissimi giusti e a concedere il proprio Figlio a riscatto dei peccati di tutti non può essere che un Dio Misericordia assoluta. Nelle preghiera Gesù invita a vedere in Dio innanzitutto il Padre provvido e generoso al quale rivolgersi con filiale disinvoltura e apertura di cuore e con estrema confidenza, ma come si evince nella prima parte della famosa preghiera proposta da Matteo (qui nella versione ristretta di Luca) Gesù richiede che il suo Nome (cioè la sua santità e perfezione) venga riconosciuta ed esaltata universalmente, che venga realizzato il suo volere in ogni ambito e situazione e che "venga il suo Regno". Con questa espressione secondo alcuni esegeti si intende che Cristo chieda al Padre che sopraggiunga il Regno definitivo di giustizia con la soppressione del male e con l'instaurazione di un nuovo ordine, cosa che avverrà al momento del giudizio finale. Si tratterebbe quindi di un Regno escatologico che certamente noi siamo chiamati ad attendere nella speranza e nella costante perseveranza. Senza smentire tale ipotesi, affermo che il Regno di giustizia e di pace, già avvenuto nelle parole e nelle opere di Gesù, nelle intenzioni del Padre Nostro deve prendere forma anche ai nostri giorni (venire), attuarsi e diventare comune prassi di vita fra gli uomini. Il Regno di cui si chiede l'avvento è legato quindi alla buona volontà degli uomini e dipende dalla prassi di vita in Cristo e nella dinamica del nuovo annuncio di salvezza.
La preghiera che Gesù insegna invita poi a riporre la nostra fiducia in Dio anche a proposito dei mezzi di sussistenza materiale e nelle comuni circostanze quotidiane, ma soprattutto a confidare in Dio quanto alla tentazione e al peccato, perché non veniamo esposti alla concupiscienza e non siamo sedotto dal male e possiamo quindi essere liberati dalla più aberrante delle nostre rovine, appunto il peccato. E' una preghiera che si sintetizza nella fiducia da parte nostra e nella misericordia da parte di Dio, che può essere rivolta al Padre non senza lo sprone fondamentale della fede e dell'abbandono in Colui che ci sorregge e che intanto ascolta le nostre invocazioni.
La fede ci invita non soltanto a credere in Dio, ma a credere e ad aderire a un Dio che per noi è Padre e a collocarci nella posizione di figliolanza e di fiduciosa sottomissione, consapevoli che appunto come si è detto il suo agire è ben diverso da quello dell'uomo. Se per esempio un giudice severo è "costretto" a intervenire a favore di una vedova perché questa si mostra importuna, Dio non si importuna mai nell'ascoltare le nostre richieste e il suo intervento non è mai una soluzione rimediata, ma un atteggiamento di profondo interesse per chi lo sta pregando, un atto di premurosa sollecitudine verso quanti a lui si rivolgono nonché una singolare disposizione a perseguire i "veri" obiettivi dei propri figli. E questo spiega anche il motivo per cui noi non sempre siamo esauditi nelle nostre richieste oranti o per cui occorre attendere con pazienza lunghi tempi prima che Dio conceda una risposta alle nostre preghiere: se Dio non fosse veramente Padre, esaudirebbe ogni nostro desiderio immediatamente e senza condizioni, ma questo sarebbe solamente a scapito nostro poiché noi non siamo mai in grado da noi stessi di discernere ciò che ci è più conveniente. Un Dio tappabuchi ed esauditore di desideri è per lo più un Idolo e non un Dio Padre, quale Gesù vuole mostrarcelo.


Fonte:qumran2.net

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