PARROCCHIA S.MARIA DEGLI ANGELI, “Chi è il mio prossimo”

Omelia domenica 10 luglio 2016
XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C 
Per spiegare questa parabola non sono sufficienti i soliti dieci minuti di omelia, ma servirebbe molto
più tempo.
Tanti sono i commenti e le spiegazioni che si possono trovare nei libri. Io voglio riportarvi brevemente un commento di Benedetto XVI tratto dal libro “Gesù di Nazaret vol. I” che mi ha sempre colpito per la sua semplicità e nello stesso tempo per la corporatura teologica del testo.
La domanda fondamentale della parabola non è “Chi è il mio prossimo”, bensì:”Maestro cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”. Questa è una domanda che spesso si vuole tralasciare. Cerchiamo sempre di mascherare la morte, quindi, il giudizio, ma è in questa domanda che s’incammina l’uomo religioso e dalla risposta a questa domanda, la fede ha un suo cammino ben definito.
Vi riporto brevemente una parentesi. “ Lo sapete che, più volte, è stata ostacolata la visione del film Marcellino pane e vino, proprio perché il tema centrale era quello della morte e dell’incontro con Gesù?”
Innanzitutto spieghiamo la novità riguardo al “prossimo”. Ai tempi di Gesù, il prossimo era il connazionale, potremmo dire, ”colui che conosco”.
Gesù va oltre. Il prossimo è colui che si ha di fronte, cioè, ogni uomo e la carità non si fa in base alla simpatia o all’antipatia. Più volte ho ripreso questo concetto partendo dal quel piccolo libretto che spesso consiglio di leggere ”Il senso della caritativa”. Vi riporto brevemente il passo:” La carità è legge dell'essere e viene prima di ogni simpatia e di ogni commozione. Perciò il fare per gli altri è nudo e può essere privo di entusiasmo. Potrebbe benissimo non esserci nessun risultato
cosiddetto «concreto» - Per noi l'unico atteggiamento «concreto» è l'attenzione alla persona, la
considerazione della persona, cioè l'amore. Tutto il resto può venire di conseguenza: come Gesù che dopo fece i miracoli e sfamò la gente”.
Vedersi nel prossimo è scoprire che tu sei la risposta al suo bisogno. Questa è la “compassione” cioè “gli si spezzò il cuore”, un amore che viene da dentro, dalle tue viscere e, come vi dicevo qualche domenica fa,”viscere-utero” è la radice della parola MISERICORDIA.
Qual è il bisogno dell’altro?
Papa Benedetto XVI diceva:”Si, dobbiamo dare aiuti materiali e dobbiamo esaminare il nostro genere di vita. Ma diamo sempre troppo poco offriamo solo materia”.
Il Papa usa un’ espressione molto bella: ”Il sacerdote e il Levita passano oltre più per paura che per indifferenza… Noi dobbiamo imparare ad affrontare il rischio della bontà”.
Cristo, come il Buon samaritano, viene incontro a noi per salvarci non solo tramite un’ assistenza materiale. Egli offre una mano per ricominciare, così come il Padre Misericordia accoglie il figliol prodigo. Cristo accoglie e ricomincia con noi il cammino della fede nella certezza della misericordia.
Che cos’è la carità? Mi piace rispondere a questa domanda con una frase del film “Il villaggio di cartone”, quando il vecchio prete, alla domanda se avesse paura di ospitare dei profughi nella sua chiesa, rispose:” Quando la carità è un rischio, quello è il momento della carità!”


Fonte:guardavalle.net