Chiesa del Gesù - Roma, "L’umiltà."

Sir 3,19-21.30-31; Sal 67; Eb 12,18-19.22-24; Lc 14,1.7-14
XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Le letture di questa domenica contengono un messaggio sull’umiltà.


Nella prima lettura essa è presentata come una attitudine umana che è gradita a Dio e che rende amabile colui che la vive.

La vera grandezza si rivela nell’uomo che umilmente si apre alla sapienza.

Solo chi è umile può essere animato da quella mitezza che è coscienza dei propri limiti, che è verità e sincerità della propria fragilità e peccaminosità davanti a Dio.

A differenza dell’orgoglioso che coltiva sentimenti di alterigia, di superbia e di autosufficienza, l’umile si mostra aperto e desideroso di acquistare la vera sapienza.

Per questo il Siracide considera l’atteggiamento dell’umile, una virtù non solo umana, ma una dote autenticamente religiosa che fa trovare grazia davanti al Signore.

Nel vangelo viene specificato che l’umiltà è l’atteggiamento che riproduce il modo di scegliere e di vivere che fu di Cristo Gesù.

In effetti, il testo evangelico parla innanzitutto di Gesù.

Cristo è colui che essendo in forma di Dio si è abbassato, e ha assunto la forma di schiavo fino a condividere la condizione mortale dell’uomo, fino a morire della morte di croce.

Gesù è colui che ha scelto l’ultimo posto che nessuno potrà mai sottrargli.

Ed è colui che, umiliatosi, è stato esaltato dal Padre.

È Gesù che nella sua vita ha accordato un privilegio a poveri e piccoli, a malati e deboli, a storpi, zoppi e ciechi, narrando l’amore e la vicinanza di Dio innanzitutto a coloro che erano scartati dagli altri.

È Gesù che ha vissuto l’unilateralità dell’amore: amando senza attendere di essere riamato, senza cercare o pretendere reciprocità.

La pagina di Luca mette in guardia dal protagonismo e dall’esibizionismo di chi cerca i primi posti nei conviti, rischiando di essere “retrocesso” all’ultimo posto dal padrone di casa se arriva un ospite più ragguardevole di lui.

Ovviamente l’umiltà non si oppone solo alla smania di apparire di chi si mette in mostra, ma anche all’atteggiamento del falso umile che si mette in fondo, all’ultimo posto, ma nutrendo in cuor suo la speranza di essere fatto avanzare.

Umiltà è stare al posto che il Signore ha assegnato.

Umiltà è essere fedeli al compito che il Signore ha affidato e al luogo in cui ci ha collocati.

Umiltà è anche la sapienza di chi ha una giusta valutazione di se stesso, di chi non ambisce cose troppo alte, di chi aderisce alla realtà e non la fugge né in alto né in basso.

Un atteggiamento umile, cioè consapevole della propria creaturalità, apre alla dimensione del dono, a quanto Dio offre nel quotidiano.

Nel banchetto del Regno sono i poveri ad avere i posti privilegiati, gli ultimi a essere i primi: questo è l’agire sorprendente di Dio.

Il discorso di Gesù è mosso dalla logica “strana”, “folle”, “inusuale” di Dio e del Regno: quella reciprocità che noi normalmente cerchiamo, il Signore afferma che è estranea all’agire di Dio.

E rivela che, per l’uomo, questa logica diviene fonte di beatitudine: “sarai beato perché non hanno da ricambiarti”.

La beatitudine consiste proprio nella partecipazione alla sorte di Gesù che ha amato unilateralmente gli uomini nel loro peccato e nella loro inimicizia, che si è inchinato anche davanti a Giuda che aveva in animo di tradirlo per lavargli i piedi.

Il Signore non ha cercato ricompense terrene e non ha preteso di essere riamato in cambio del suo amore.

La beatitudine insita in questo amore è la totale gratuità, la gioia dell’amare in pura perdita, nella coscienza che l’amore basta all’amore, che amare è ricompensa per chi ama.

È la beatitudine di chi è libero dalla paura di perdere qualcosa amando; è la beatitudine di chi spera e attende come unica ricompensa la comunione escatologica con Dio nel Regno.

È la beatitudine di chi trova nel dono la propria gioia.

È la beatitudine di chi non agisce in vista di un contraccambio, ma di chi si dona interamente in ciò che vive e che compie.

Per questo solo l’umile sa veramente amare, perché nella giusta conoscenza di sé si percepisce amato in modo gratuito e ne gioisce.

MM

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