don Angelo Sceppacerca, "Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?"

Commento su Luca 12,32-48
XIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (07/08/2016)
Vangelo: Lc 12,32-48 
Il Padre conosce il nostro bisogno. Da qui la pace, la consapevolezza e la consolazione, anche se
siamo piccoli. L'invito a vendere, più che alla carità fa richiamo alla libertà dall'affanno e al richiamo irresistibile del tesoro della vita nuova del Vangelo.
Tutto ha relazione con Dio Padre, anche l'arricchirsi è buona cosa se fatto "davanti" a Lui, mentre tutto il tempo della vita è vigilanza e attesa dell'incontro - inimmaginato - con il Figlio dell'uomo. Quanta pace in questa attesa rispetto all'agitarsi per la minaccia terrificante prospettata dalle sette che continuano a fissare date e modi della fine, compreso il numero chiuso dei salvati.
C'è un resoconto legato al ritorno del Signore, che però non è singolare e rimandato alla fine del mondo o a quella di ciascuno. C'è anche l'umile rendiconto del tempo di ogni giorno a chiederci di stare con la cintura ai fianchi come i figli d'Israele che scamparono all'Egitto del faraone che li teneva schiavi. Allora avvenne al termine della cena pasquale; anche il Vangelo di oggi parla del ritorno del Signore che diventa una cena con le lucerne accese a illuminare la santa notte della Pasqua.
Prepararsi, attendere, arrivare, trovare... il tempo cristiano non ruota su se stesso in una continua replica che annulla ogni cosa perché la mostra divorata dal nulla, ma è una linea dritta, una freccia scoccata, una strada lungo la quale lo Sposo sta venendo, e sulla quale gli andiamo incontro; per questo la nostra è un'unica storia di salvezza, con l'inimmaginabile finale del Padre che mette a tavola i servi e passa a servirli. A questo prepara anche la lavanda dei piedi che introduce e spiega la passione di Gesù.
La domanda di Pietro ("Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?") non universalizza la parabola, ma permette di comprendere le relazioni fra i servi-fratelli: ognuno responsabile dell'altro, reciprocamente affidati gli uni agli altri da un Padre che viene a servire.
Il piccolo gregge non deve aver paura. C'è chi ha contato, nel Vangelo, tutte le volte - sono 365 - in cui il Signore lo raccomanda, quasi supplicando.
Siamo figli di Dio e il regno è già dato. Dobbiamo solo avverare quello che siamo.
Commento a cura di don Angelo Sceppacerca

Fonte:qumran2.net