don Luciano Cantini "Con le maniche rimboccate"

Con le maniche rimboccate
don Luciano Cantini  
XIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (07/08/2016)
Vangelo: Lc 12,32-48 
Non temere

Abbiamo bisogno di rassicurazione, specie quando è Dio a entrare in relazione con l'uomo; il timore è latente nella nostra esperienza umana e suona come allarme di fronte alle novità, a ciò che è sconosciuto o inusuale, si tramuta in ansia di fronte a cambiamenti imprevisti, in disagio per la diversità manifesta, in chiusura davanti ad un futuro nebuloso. Così Dio rassicura l'uomo: non temere. In tutta la storia biblica, da Abramo a Gesù, è tempestata di espressioni che rassicurano l'uomo con un doppio significato: da un lato è espressione della potenza divina che si fa accanto all'uomo come un amico che cerca un dialogo, da l'altro manifesta l'animo dell'uomo che vive l'attesa dell'ignoto e il bisogno di salvezza; da un lato supera l'espressione rassicurante e diventa segno di rivelazione che apre prospettive nuove, da l'altro ci aiuta a capire di quanto necessario sia il timore di Dio per accogliere la sapienza del Suo progetto su di noi.
Piccolo gregge
Gesù si rivolge con affetto al piccolo gruppo di discepoli, ma oggi? La Chiesa vive nella manifestazione di potenza, almeno nelle strutture, di ricchezza per l'arte che custodisce, alcuni eventi hanno le caratteristiche di spettacolarità, poi? Il Card. Martini nel dicembre del 1998 scriveva: di cristiani della linfa, del tronco, della corteccia e infine di coloro che come muschio stanno attaccati solo esteriormente all'albero. Ebbene, i cristiani della linfa, quelli cioè visibilmente coinvolti e partecipi (sempre lasciando al Signore il giudizio sull'intimo dei cuori), sono una percentuale bassa. E non pochi sono oggi coloro che non cercano nel cristianesimo ma altrove una risposta alle loro domande di senso.
Non ci deve scandalizzare se i paesi occidentali, ritenuti a maggioranza cristiana, compiano scelte sul piano economico, politico o sociale che niente hanno a che fare col Vangelo anche se dicono di affermare il cristianesimo. Prendere coscienza di essere piccolo gregge ci aiuterebbe a orientare meglio il servizio della testimonianza.
Con le vesti strette ai fianchi
Ha molto colpito l'opinione pubblica il silenzio che ha avvolto la visita di Papa Francesco a Aushwitz, è stato un messaggio grande che dobbiamo imparare a cogliere. In un mondo fatto di troppe parole e di un immobilismo peccaminoso, il silenzio e l'operatività risuonano come una testimonianza in un mondo troppo occupato a mantenersi distratto. Abbiamo bisogno del silenzio per cogliere il sussurro della storia che ci passa accanto, l'impercettibile rumore di chi si avvicina alla porta per bussare; nel silenzio possiamo essere capaci di porgere l'orecchio a colui che è Parola: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (Lc 11,28).
Abbiamo anche bisogno delle vesti strette ai fianchi, oggi si direbbe le maniche rimboccate, perché ascoltare non è sufficiente se non si mette in pratica (cfr Lc 8,21), se l'ascolto non è accompagnato dall'operatività, se non ci caliamo nella vita e nella storia in cui abbiamo percepito il sussurro di una brezza leggera (1Re 19,12) in cui Dio ha deposto la sua parola.
Passerà a servirli
Sembra incredibile questa parabola, a coloro che attendono il Signore nella operosità, sarà lui che li farà mettere a tavola (letteralmente li farà giacere) per poi servirli. Solo l'uomo libero si corica per mangiare, il servo dopo aver compiuto il suo dovere si siede col piatto sulle ginocchia. Il Signore capovolge ogni situazione ci mette nella condizione di libertà per poi servirci. Noi non siamo capaci di servire fino in fondo, di far sentire gli altri dei signori, persone libere perché liberate, Dio invece sì.

Fonte:qumran2.net

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