FIGLIE DELLA CHIESA"Verranno da oriente a occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio "

XXI Domenica del Tempo Ordinario
Antifona d'ingresso
Tendi l’orecchio, Signore, rispondimi:

mio Dio, salva il tuo servo che confida in te:
abbi pietà di me, Signore;
tutto il giorno a te io levo il mio grido. (Sal 86,1-3)

Colletta
O Dio,
che unisci in un solo volere le menti dei fedeli,
concedi al tuo popolo
di amare ciò che comandi
e desiderare ciò che prometti,
perché fra le vicende del mondo
là siano fissi i nostri cuori
dove è la vera gioia.

Oppure:
O Padre, che chiami tutti gli uomini
per la porta stretta della croce
al banchetto pasquale della vita nuova,
concedi a noi la forza del tuo Spirito,
perché, unendoci al sacrificio del tuo Figlio,
gustiamo il frutto della vera libertà
e la gioia del tuo regno.

PRIMA LETTURA (Is 66,18-21)
Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti.
Dal libro del profeta Isaìa

Così dice il Signore:
«Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria.
Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle popolazioni di Tarsis, Put, Lud, Mesec, Ros, Tubal e Iavan, alle isole lontane che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunceranno la mia gloria alle genti.
Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari, al mio santo monte di Gerusalemme – dice il Signore –, come i figli d’Israele portano l’offerta in vasi puri nel tempio del Signore.
Anche tra loro mi prenderò sacerdoti levìti, dice il Signore».

SALMO RESPONSORIALE (Sal 116)
Rit: Tutti i popoli vedranno la gloria del Signore.
Genti tutte, lodate il Signore,
popoli tutti, cantate la sua lode. Rit:

Perché forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura per sempre. Rit:

SECONDA LETTURA (Eb 12,5-7.11-13)
Il Signore corregge colui che egli ama.
Dalla lettera agli Ebrei

Fratelli, avete già dimenticato l’esortazione a voi rivolta come a figli:
«Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore
e non ti perdere d’animo quando sei ripreso da lui;
perché il Signore corregge colui che egli ama
e percuote chiunque riconosce come figlio».
È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non viene corretto dal padre? Certo, sul momento, ogni correzione non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo, però, arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati.
Perciò, rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate diritti con i vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire.

Canto al Vangelo (Gv 14,6)
Alleluia, alleluia.
Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore;
nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Alleluia.

VANGELO (Lc 13,22-30)
Verranno da oriente a occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio.
+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Preghiera sulle offerte
O Padre, che ti sei acquistato una moltitudine di figli
con l’unico e perfetto sacrificio del Cristo,
concedi sempre alla tua Chiesa
il dono dell’unità e della pace.

Antifona di comunione
Con il frutto delle tue opere sazi la terra, o Signore,
e trai dai campi il pane e il vino che allietano il cuore dell’uomo. (Sal 104,13-15)

Oppure:
Dice il Signore: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue,
ha la vit

Oppure:
“Alcuni tra gli ultimi saranno i primi,
e i primi saranno ultimi”. (Lc 13,30)

Preghiera dopo la comunione
Porta a compimento, Signore,
l’opera redentrice della tua misericordia
e perché possiamo conformarci in tutto
alla tua volontà,
rendici forti e generosi nel tuo amore.

Lectio
Il Vangelo di oggi (Lc 13,22-30) ci invita a riflettere sul tema della salvezza. Gesù sta salendo dalla Galilea verso la città di Gerusalemme e lungo il cammino un tale – racconta l’evangelista Luca – gli si avvicina e gli chiede: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?» (13,23). Gesù non risponde direttamente alla domanda: non è importante sapere quanti si salvano, ma è importante piuttosto sapere qual è il cammino della salvezza. Ed ecco allora che alla domanda Gesù risponde dicendo: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno» (v. 24). Che cosa vuol dire Gesù? Qual è la porta per la quale dobbiamo entrare? E perché Gesù parla di una porta stretta?
Papa Francesco (cf Angelus in Piazza San Pietro, domenica, 25 agosto 2013) ci ricorda che l’immagine della porta ritorna varie volte nel Vangelo e richiama quella della casa, del focolare domestico, dove troviamo sicurezza, amore, calore. Gesù ci dice che c’è una porta che ci fa entrare nella famiglia di Dio, nel calore della casa di Dio, della comunione con Lui. Questa porta è Gesù stesso (cf Gv 10,9). Lui è la Porta. Lui è il passaggio per la salvezza. Lui ci conduce al Padre. E la porta, che è Gesù, non è mai chiusa, è aperta sempre e a tutti, senza distinzione, senza esclusioni, senza privilegi.
Certo quella di Gesù è una porta stretta, perché ci chiede di aprire il nostro cuore a Lui, di riconoscerci peccatori, bisognosi della sua salvezza, del suo perdono, del suo amore, di avere l’umiltà di accogliere la sua misericordia e farci rinnovare da Lui.
E se Gesù è la porta, nel senso che è il mistero pasquale, il fatto che lui Figlio di Dio conosca l’esperienza della croce, che è appunto un’esperienza dura da attraversare, esige che ci si pieghi al giogo della croce, che ci si abbassi fino a terra a condividere la povertà della nostra condizione … allora comprendiamo che cosa significhino le parole di Gesù: Sforzatevi di entrare per la porta stretta! Anzi il Signore non dice semplicemente “sforzatevi”, usa un verbo più forte: ‘lottate’, un imperativo che dice lo stile agonistico della vita cristiana, in greco agonizete! Questo imperativo “sforzatevi” ordina di continuare un’azione già iniziata; come a dire: “continuate a lottare”. Esprime infatti l’idea di lotta e richiede l’impegno di tutte le forze per resistere al maligno e nell’arrendersi a Dio, esattamente come farà Gesù nell’orto del Getsemani quando, entrato in agonia, pregava più intensamente. La preghiera del Getsemani è l’immagine di chi è convinto di non avere in sé le forze necessarie per giungere vittorioso al traguardo e per questo le implora da Dio. Ora, la vita cristiana è una gara, una corsa, bisogna arrivare tra i primi per avere il premio. San Paolo dice di sé: "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione" (2Tim 4,7-8).
Il termine «porta» lo ritroviamo anche nel Vangelo di Giovanni al capitolo 10: “In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore… Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo” (Gv 10,7-9). Ecco che allora la porta stretta non è tanto una fessura attraverso la quale bisogna entrare, passare o semplicemente un cammino ascetico a cui sottoporsi; quanto piuttosto la persona di Gesù. É solamente attraverso la sua mediazione (cf Lc 13,6-9), la fede in Lui e la redenzione - che avviene per mezzo del suo sangue -, che l’uomo può passare per quella porta stretta: Gesù, appunto!
Sicuramente questo brano evangelico è un po’ inquietante! La conclusione lascia perplessi (e forse anche un po’ di amaro). É però pur sempre una pagina di Vangelo!
Il confine tra una lettura fondamentalista e rigorosa, e una superficiale e buonista è sottile. Importate è tenere presente tutto il Vangelo su trecentosessanta gradi. Soprattutto è necessario farsi una domanda: “Signore, che cosa mi vuoi dire con questa pagina di Vangelo? Aiutami a comprendere e a non avere paura di Te e delle tue parole!” (cf. Papa Francesco, Evangelii Gaudium, n. 153).
La grazia di Dio raggiunge tutti indistintamente come un vento che accarezza chiunque incontri sulla sua strada. Il vento dello Spirito Santo soffia dove vuole, per questo: “Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio.” (Lc 13,29).
Allora torniamo alla domanda iniziale: chi sono i salvati del regno di Dio? Gesù ci ha fatto capire che non è un problema di numero, ma di cuore: si salveranno tutti coloro che abbracceranno la logica della croce, che seguendo il loro Signore diverranno simili a lui. Il Padre aprirà per loro il Regno, perché riconoscerà nei loro volti i lineamenti del Figlio. I salvati sono quelli che hanno accolto la grazia di Dio, sono coloro che avranno riconosciuto la loro ingiustizia verso gli uomini e i loro peccati verso Dio. Sono quelli che avranno compiuto opere di misericordia materiali e spirituali verso i loro i fratelli.
Ognuno può essere escluso e ognuno può essere incluso; dinanzi alla parola profetica di Gesù non conta ormai più l’essere giudeo o pagano, ciò che conta è la conversione e lo sforzo perseverante per non divenire operatori d’ingiustizia. L’appello ultimo dunque è al lettore perché agisca ‘ora’ per non correre il rischio di negarsi l’ingresso nella porta della vita.

Appendice
Il numero di quelli che si salvano
Certo son pochi quelli che si salvano. Ricordate la domanda fatta nel Vangelo: "Signore, son pochi quelli che si salvano?" (Lc 13,21). E che cosa risponde il Signore? Non dice: Non sono pochi; né sono molti, ma: "Sforzatevi di entrare per la porta stretta (ibid.)". Allora, ha confermato che son pochi, perché solo pochi possono entrare, se la porta è stretta. In altra circostanza, dice anche: "E` stretta la via che porta alla vita e pochi ci si mettono; è larga e spaziosa invece la via che porta alla morte, e molti la prendono "(Mt 7,13-14). Come facciamo a sognar moltitudini? Sentitemi, voi pochi. Siete molti a sentire, ma pochi a darmi ascolto. Vedo un`aia, ma cerco il grano. A stento si vedono i chicchi di grano, quando si batte il grano; ma verrà la ventilazione. Son pochi, allora, quelli che si salvano, se si pensa ai molti che si dannano; ma i pochi sono una gran massa. Quando verrà il ventilatore col ventilabro in mano, pulirà l`aia; raccoglierà il grano nei suoi granai; la pula la brucerà in un fuoco inestinguibile (cf.Lc 3,17). La pula non si permetta di irridere il grano: quello che si dice è vero, non trae nessuno in inganno. Siate pure molti tra molti, ma al confronto con altri molti sembrate pochi. Da quest`aia uscirà una massa così grande da riempire il regno dei cieli. Cristo Signore non si può contraddire. Disse che son pochi quelli che entrano per la porta stretta e che molti si perdono per la via larga, e disse anche: "Molti verranno da Oriente e Occidente" (Mt 8,11). Molti, certamente pochi: e pochi, e molti. Vorrà dire alcuni pochi e alcuni molti? No. Proprio quei pochi sono i molti; pochi in confronto di quelli che si perdono, ma tanti, se riferiti alla moltitudine degli Angeli. Sentite, carissimi. L`Apocalisse dice: "Poi vidi gente d`ogni lingua e stirpe e razza, che veniva con palme e in vesti bianche, ed era una moltitudine innumerevole" (Ap 7,9). Questa è la massa dei santi. Con quanto più chiara voce l`aia ventilata, purgata dalla turba degli empi e falsi cristiani, separati quelli che fanno ressa ma non toccano il corpo di Cristo; allontanati, dunque, quelli che si dannano, la massa che sta alla destra, senza timore di alcun male, senza timore di perdere alcun bene, sicura di regnare con Cristo, con quanta fiducia dirà: "So bene quanto è grande il Signore" (Sal 134,5).
Se, dunque, fratelli miei, parlo ai chicchi di grano, se i predestinati al regno dei cieli, capiscono ciò ch`io dico, parlino con le opere, non con parole. Sono costretto a dirvi ciò che non avrei dovuto mai dire. Avrei dovuto, infatti, trovare in voi motivi di lode, non motivi di rimprovero. Lo dico subito. Prendete coscienza del dovere dell`ospitalità; è la via per arrivare a Dio. Se accogli un ospite, accogli un tuo compagno di viaggio, perché siamo tutti viandanti. Lo è il cristiano che riconosce di essere un pellegrino, sia a casa sua, sia nella sua patria. La nostra patria è lassù: solo lì non saremo ospiti. Qui, anche in casa sua, ognuno è ospite. Se non è ospite, non se ne vada. Se un giorno se ne andrà, è ospite. Non s`illuda, è ospite; lo voglia o non lo voglia. Ma lascia la sua casa ai suoi figli. Non dice niente: è un ospite che lascia il posto a un altro ospite. In un albergo non lasci il posto a un altro che arriva? Così a casa tua. Tuo padre lasciò a te il tuo posto, tu lo lascerai ai tuoi figli. Non ci stai per rimanerci; e non lo lascerai a uno che ci rimarrà. Se dobbiamo tutti passare, cerchiamo di fare qualche cosa che non passi perché una volta passati e arrivati là donde non si parte più, vi troviamo delle nostre opere buone. Il custode è Cristo, puoi temere di non trovarci più quello che ci metti? (Agostino, Sermo 111, 1-2)

«Il Signore ama il cuore puro»
Questo mistero è grande, ed è arduo il percorso della castità; ma è grande pure la ricompensa, e il Signore vi ci chiama quando dice nel Vangelo: "Venite, benedetti del Padre mio, e prendete possesso del regno che vi è stato preparato fin dall`origine del mondo" (Mt 25,34). E ancora, sempre il Signore in persona, dice: "Venite a me, tutti voi che soffrite e che vi sentite stanchi, ed io vi ristorerò. Prendete su di voi il mio giogo, e imparate da me, perché sono dolce ed umile di cuore; e troverete pace per le anime vostre, perché il mio giogo è soave e il mio peso leggero" (Mt 11,28-30).
Ancora il Signore, invece, dirà a quelli che saranno alla sua sinistra: "Andate lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno che il Padre mio ha preparato per il diavolo e per i suoi satelliti. Non vi conosco, voi che siete operatori d`iniquità. Là vi sarà pianto e stridor di denti" (Mt 25,41; Lc 13,27-28).
E certamente in quel luogo vi saranno gemiti e pianti da parte di tutti coloro che si sono ingolfati negli affari di questa vita tanto da dimenticarsi di quella futura, di coloro che la venuta del Signore sorprenderà sotto il peso del sonno dell`ignoranza, oppressi dalle onde d`una dannosa spensieratezza. E` per questo, appunto, che ancora lui dice nel Vangelo: "State all`erta, perché non vi succeda di appesantirvi il cuore nei bagordi, nell`ubriachezza e nelle preoccupazioni di questa vita, e che quel giorno vi colga all`improvviso come un laccio, perché piomberà così su tutti coloro che si troveranno sulla faccia della terra" (Lc 21,34-35); e ancora: "Vegliate e pregate, perché non sapete quando arriverà questo momento" (Mc 13,33).
Sono fortunati coloro che quel giorno l`aspettano, lo stanno a spiare, direi, per fare in modo di prepararvisi giorno per giorno; e senza starsene tranquilli per la vita trascorsa nella giustizia, si rinnovano di giorno in giorno nella virtù (cf. 2Cor 4,16). E` un fatto che dal giorno in cui uno smette di esser giusto, la giustizia del passato non gli servirà proprio a niente, come pure l`ingiustizia non porterà alcun danno al malfattore dal momento in cui questi si convertirà dalla sua vita iniqua (cf. Ez 18,26-28).
Per conseguenza, un santo non deve essere sicuro di se stesso finché si trova a combattere in questa vita, ma neppure deve disperarsi chi è peccatore, poiché in base alla massima del Profeta che abbiamo riportato può diventar giusto in un solo giorno.
Ma tu mettiti sotto per far sì che lungo il tempo di tua vita riesca a praticare la giustizia; e non fidarti della rettitudine in cui hai trascorso la vita passata, perché questo ti renderebbe più rilassata. Fa` invece come dice l`Apostolo: "Dimentico il passato, e proteso a ciò che mi sta davanti corro verso la meta per conseguire il premio della mia sublime vocazione" (Fil 3,13-14), ben sapendo che sta scritto come chi scruta il nostro cuore è Dio (cf. Pr 24,12). Appunto per questo si preoccupa di aver l`anima monda dal peccato, in quanto sta scritto ancora: "Salvaguarda il tuo cuore con ogni attenzione possibile" (Pr 4,23), e anche: "Il Signore ama i cuori puri, e tutti coloro che sono senza macchia li guarda con amore" (Pr 22,11).
Sotto, dunque, a regolare il tempo che ti resta di vita in modo da passarlo senza colpa alcuna. Potrai allora tranquillamente cantare col Profeta: "M`aggiravo dentro casa mia con l`innocenza nel cuore" (Sal 100,2), e anche: "M`accosterò all`altare di Dio, al Dio che rende gioiosa la mia giovinezza" (Sal 42,4).
Non basta, infatti, cominciare. La giustizia sta nel portare a termine. (Girolamo, Epist., 148, 31-32)

Nessuno agisce senza l`aiuto di Cristo
In effetti, anche in te era il Signore - ed è così -, nessuno compie le opere di Cristo senza Cristo: per il cui aiuto e benedizione a te molti pani, come già i discepoli che da lui li ricevettero benedetti da distribuire - che hai ricevuto in suo nome - sono stati commisurati per le innumerevoli bocche dei poveri; e mangiarono e si saziarono; e di quanto ne avanzò, tutti ne riportarono piene le proprie sporte. Ma tu hai raccolto ogni sopravanzo di frammenti spirituali, la fede apostolica di dodici ceste, la grazia spirituale di sette sporte; non meno mirabilmente operando Cristo nei tuoi pani, trasformò il tuo pane carnale in cibi celesti, e ti preparò un`eterna sazietà. Infatti, sedendo a tavola a pieno titolo con i padri Abramo, Isacco e Giacobbe, siedi, rivestito di veste nuziale, al convito di Cristo, poiché colà insieme con i suoi poveri prende posto Cristo, e in te "il Figlio dell`uomo ha dove posare il proprio capo" (Mt 8,20). (Paolino di Nola, Epist., 13, 12)

La virtù sta sempre all`erta
Non deve sembrare né strano né fuor di luogo se, chi va per una via stretta, si sente schiacciare. E` proprio della virtù che sia piena di fatiche, sudori, insidie e pericoli. Però, se questo è il cammino, poi verranno la corona, il premio e beni arcani, che non avranno fine. Consolati, dunque, con questo pensiero: le gioie e avversità di questa vita scorrono insieme con la vita presente e con essa finiscono. Nessuna gioia, quindi, gonfi vanamente il tuo cuore, ma neppure nessuna avversità ti avvilisca. Il buon timoniere non cessa d`essere vigilante se il mare è tranquillo, e non si conturba, quando la tempesta imperversa. (Giovanni Crisostomo, Epist., 45).

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Il Vangelo di oggi ci invita a riflettere sul tema della salvezza. Gesù sta salendo dalla Galilea verso la città di Gerusalemme e lungo il cammino un tale – racconta l’evangelista Luca – gli si avvicina e gli chiede: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?» (13,23). Gesù non risponde direttamente alla domanda: non è importante sapere quanti si salvano, ma è importante piuttosto sapere qual è il cammino della salvezza. Ed ecco allora che alla domanda Gesù risponde dicendo: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno» (v. 24). Che cosa vuol dire Gesù? Qual è la porta per la quale dobbiamo entrare? E perché Gesù parla di una porta stretta?
L’immagine della porta ritorna varie volte nel Vangelo e richiama quella della casa, del focolare domestico, dove troviamo sicurezza, amore, calore. Gesù ci dice che c’è una porta che ci fa entrare nella famiglia di Dio, nel calore della casa di Dio, della comunione con Lui. Questa porta è Gesù stesso (cfr Gv 10,9). Lui è la porta. Lui è il passaggio per la salvezza. Lui ci conduce al Padre. E la porta che è Gesù non è mai chiusa, questa porta non è mai chiusa, è aperta sempre e a tutti, senza distinzione, senza esclusioni, senza privilegi. Perché, sapete, Gesù non esclude nessuno. Qualcuno di voi forse potrà dirmi: “Ma, Padre, sicuramente io sono escluso, perché sono un gran peccatore: ho fatto cose brutte, ne ho fatte tante, nella vita”. No, non sei escluso! Precisamente per questo sei il preferito, perché Gesù preferisce il peccatore, sempre, per perdonarlo, per amarlo. Gesù ti sta aspettando per abbracciarti, per perdonarti. Non avere paura: Lui ti aspetta. Animati, fatti coraggio per entrare per la sua porta. Tutti sono invitati a varcare questa porta, a varcare la porta della fede, ad entrare nella sua vita, e a farlo entrare nella nostra vita, perché Lui la trasformi, la rinnovi, le doni gioia piena e duratura.
Al giorno d’oggi passiamo davanti a tante porte che invitano ad entrare promettendo una felicità che poi noi ci accorgiamo che dura un istante soltanto, che si esaurisce in se stessa e non ha futuro. Ma io vi domando: noi per quale porta vogliamo entrare? E chi vogliamo far entrare per la porta della nostra vita? Vorrei dire con forza: non abbiamo paura di varcare la porta della fede in Gesù, di lasciarlo entrare sempre di più nella nostra vita, di uscire dai nostri egoismi, dalle nostre chiusure, dalle nostre indifferenze verso gli altri. Perché Gesù illumina la nostra vita con una luce che non si spegne più. Non è un fuoco d’artificio, non è un flash! No, è una luce tranquilla che dura sempre e ci dà pace. Così è la luce che incontriamo se entriamo per la porta di Gesù.
Certo quella di Gesù è una porta stretta, non perché sia una sala di tortura. No, non per quello! Ma perché ci chiede di aprire il nostro cuore a Lui, di riconoscerci peccatori, bisognosi della sua salvezza, del suo perdono, del suo amore, di avere l’umiltà di accogliere la sua misericordia e farci rinnovare da Lui. Gesù nel Vangelo ci dice che l’essere cristiani non è avere un’«etichetta»! Io domando a voi: voi siete cristiani di etichetta o di verità? E ciascuno si risponda dentro! Non cristiani, mai cristiani di etichetta! Cristiani di verità, di cuore. Essere cristiani è vivere e testimoniare la fede nella preghiera, nelle opere di carità, nel promuovere la giustizia, nel compiere il bene. Per la porta stretta che è Cristo deve passare tutta la nostra vita.
Alla Vergine Maria, Porta del Cielo, chiediamo che ci aiuti a varcare la porta della fede, a lasciare che il suo Figlio trasformi la nostra esistenza come ha trasformato la sua per portare a tutti la gioia del Vangelo. (Papa Francesco, Angelus del 25 agosto 2013)

Fonte:http://www.figliedellachiesa.org/