fr. Massimo Rossi," Fede e Ragione"


Commento su Luca 12,49-53
fr. Massimo Rossi  
XX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (14/08/2016)
Vangelo: Lc 12,49-53
Non me ne vogliano le suocere, ma chiudere una pagina di Vangelo con un'allusione sgradevole alla
suocera, non è proprio il massimo, suvvia! Bando all'ironia facile, gratuita e poco opportuna.
Questa domenica siamo chiamati a valutare il significato di certe parole, abbandonando stereotipi e luoghi comuni: il profeta Geremia - vi esorto a leggere la sua storia tragica, parecchio simile a quella del Messia - viene accusato di non cercare il benessere del popolo, ma il male.
Provate ad immaginare la buona, vecchia lavagna di scuola: prendete il gesso, tracciate una linea verticale e dividete la lavagna a metà; le prime due parole sono benessere e male; le segnate dalla stessa parte, o le separate?
Il benessere è sempre sinonimo di bene? lascio la domanda alla vostra riflessione.
Il resto del racconto ‘ingarbuglia' ancor di più la verità: se Geremia era colpevole, che senso aveva farsi tutti quegli scrupoli, sulla fame che avrebbe sofferto in quella cisterna fangosa? A meno che la punizione non fosse iniqua a prescindere dalla colpa del condannato... E qui si assomma la delicata questione della corrispondenza tra la pena e la colpa, del valore emendante della pena, del rispetto della vita che si deve riconoscere a chiunque, fosse anche il peggior criminale di questa terra... Insomma, un quadro ben complesso, per il quale la nostra lavagna e la distinzione assoluta tra bene e male, non funziona granché.
Tanto per complicare vieppiù le cose, ecco la pagina della Lettera agli Ebrei: "Di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce."; in pratica, Gesù accettò un male, per raggiungere un bene di valore assoluto incomparabilmente maggiore. Domanda: possiamo assecondare un male per raggiungere un bene? Dietro la domanda, in verità, c'è la trappola... il male lo commettono gli uomini, e Gesù non lo rifiuta per sé, sapendo che la sua fedeltà a Dio, il suo amore obbediente al Padre, passa attraverso la fedeltà agli uomini, (attraverso) l'amore disarmante e disarmato per loro, nella buona e nella cattiva salute.
Questo è il mistero dell'Incarnazione.
Resta il fatto che l'espressione usata dall'autore ispirato - "Di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, (Cristo) si sottopose alla croce." - suscita non poche perplessità;...della serie: il fine giustifica i mezzi? Anche questa domanda la lascio alla vostra coscienza.
Se, infine, riflettiamo sulla conclusione della seconda lettura: "Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.", ci troviamo tutti con le spalle al muro!
Senza mezzi termini, la vicenda umana di Gesù, la sua passione e morte ci viene presentata come unità di misura possibile - e sottolineo ‘possibile' - delle nostre vicende personali, delle nostre piccole/grandi passioni. In ultima analisi, sull'altare della fede, bisogna essere pronti a sacrificare tutto: impegni, affetti, salute. Quando si verifica un conflitto tra la scelta di fede e i tre livelli della persona, non può, non deve essere la fede a soffrirne, ma l'impegno, l'affetto, la salute stessa - nel brano si parla di resistere fino a versare sangue! -.
E di affetti ci parla anche il Vangelo; ma ce ne parla a modo di avvertimento, per aprirci gli occhi sui rischi che possono presentare le relazioni, quando diventano troppo esigenti, ingombranti, esclusive ed escludenti.
Tutti abbiamo fatto la drammatica esperienza di vivere un legame che condizionava a tal punto la libertà, da condizionare la nostra autodeterminazione. "Se mi vuoi bene... allora...".
Notate che la fede diventa uno spartiacque, una discriminante decisiva nelle relazioni, non solo quando (la fede) c'è solo da una parte e manca dall'altra. Sarebbe ancora troppo facile.
La fatica maggiore nasce quando la fede costituisce un denominatore comune, almeno dal punto di vista formale, quando le parti aderiscono tutte e due alla fede per l'educazione ricevuta, per tradizione di famiglia, per principio...
Ma, non appena un soggetto intuisce il valore della fede e decide di convertirsi davvero a Dio, ecco che cominciano i problemi... Quello che era e che faceva prima, come ragionava, come viveva, non va più bene. Coloro che lo circondano, colleghi di lavoro, parenti, amici,... colgono immediatamente il cambiamento: viene meno quella complicità indiscussa e indiscutibile; quei ‘sì' detti senza esitazione, si fanno più rari, e fioriscono i primi ‘no'...
E il motivo di questi ‘no' non è il poco tempo libero, non è il lavoro, o lo studio, non è un credo politico, men che meno il temperamento, o il carattere.
Motivo di questi ‘no' pronunciati senza mezzi termini, né diritto di replica, a papà e mamma, alla propria ragazza, all'amico del cuore (?), al datore di lavoro... è la fede in Cristo!
"Ti ha dato di volta il cervello? Sei andato a Medjugorie? C'hai qualche brutto peccato da farti perdonare?...".
Il Signore è molto diretto e non usa giri di parole, quando parla di fede: la fede non è negoziabile! nessuno ha il diritto di scegliere l'oggetto della fede, decidendo: "questo sì, questo no!"...
I filosofi cristiani concludono che, dopo aver ben ben discusso, tutto considerato, la fede conviene. Ma cosa significa "la fede conviene"? che la ragione non basta? che ci sono questioni che sfuggono alla logica della dimostrazione? Che la fede ci salva dal rischio di cadere in contraddizione? Che la fede alimenta il desiderio di un aldilà felice e pacificato, quale alternativa consolatoria al mondo presente infelice e senza pace?
È per questo che aver fede conviene?
Se sì, ci ritorna utile la lavagna divisa in due: da una parte scriviamo ‘ragioné, e dall'altra ‘fede'...
Ma se è così, non possiamo sottrarci all'obbiezione che la fede sia qualcosa di non del tutto ragionevole... visto che la ragione non sta dalla stessa parte...
Finisce che finiamo per dare ancora ragione ai parenti, amici, colleghi, i quali insinuano che ci ha dato di volta il cervello, a mandare a quel paese le relazioni, pur di restare fedeli al Signore.
Concludo con la domanda che Gesù rivolse agli Apostoli, a conclusione del suo insegnamento sul pane di vita, allorché "molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui."; e la domanda di Gesù è: "Volete andarvene anche voi?" (cfr. Gv 6).
Come vedete, anche il Signore si trovò davanti ad un bivio, a motivo della sua fede: o rimanere fedele al mandato ricevuto dal Padre, a costo di perdere tutto e tutti; oppure scendere a compromessi con la Verità per non perdere tutto e tutti.
Scelse la prima soluzione: fedele alla Verità fino in fondo.
...E rimase solo!
Fonte:http://www.qumran2.net/

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