MONASTERO DI RUVIANO,"Chi si umilia sarà esaltato."

Ventiduesima Domenica
Chi si umilia sarà esaltato.
Sir 3, 17-20.28-29; Sal 67; Eb 12, 18-19. 22-24; Lc 14,1.7-14
E’ davvero un peccato che il brano evangelico odierno venga proclamato con il taglio del miracolo
della guarigione dell’idropico che avviene proprio nel contesto di questo banchetto a casa di un fariseo in cui Gesù continua a sviluppare il tema del farsi ultimo che già era stato accennato nel capitolo precedente. Infatti non è un caso che Gesù pronunzi le parole critiche contro chi lotta per i primi posti proprio dopo aver sanato l’idropico. Chi è affetto da questa patologia è sempre arso di sete e più beve e più ha sete gonfiandosi solo di acqua di morte; è un’icona del fariseo di tutti i tempi, di chi si gonfia continuamente facendo agire in sé quel lievito dei farisei da cui Gesù ha detto di guardarsi (cfr Lc 12,1) e di conseguenza non può passare per la porta stretta (cfr Lc 13,24). Gesù è venuto a guarire questa idropisìa mostrandoci l’agire di Dio che è diametralmente opposto al nostro.

            Noi uomini – nessuno si tenga fuori del tutto da questa terribile tendenza – cerchiamo i primi posti e spasmodicamente sfacciatamente o occultamente li perseguiamo, li desideriamo, li corteggiamo, facciamo di tutto per occuparli…quando uno di questi primi posti ci è sottratto soffriamo, strepitiamo, insultiamo gli altri, li accusiamo di protagonismo, li accusiamo del nostro stesso peccato.

            E’ la via del vecchio Adamo che volle il primo posto, addirittura il posto di Dio; quella malattia da allora segna tutti i figli di Adam. Certo con la lotta spirituale si può tenere a bada questo mostro del primeggiare ad ogni costo: i santi hanno lottato ed hanno vinto. Nella sua Santa Regola Benedetto indica ai suoi monaci i dodici gradini dell’umiltà (capitolo VII) con cui percorrere il cammino di santità, quei gradini sono l’antidoto per combattere il veleno dei “primi posti”.  C’è poco da fare, noi discepoli di Cristo siamo chiamati a passare per questa porta stretta della lotta. Come è avvilente vedere che anche nella nostra casa comune, la Chiesa di Cristo, alligna questa mala erba…come si cercano i primi posti, come si vuole “fare carriera”; in tutti gli ambiti ecclesiali: tra i vescovi, tra i preti, nei monasteri, nelle diocesi, nelle parrocchie, nei gruppi, nei movimenti…è un’avvilente corsa ai primi posti. E’ così e non si può tacere per amore di quietismo o di “decenza”! Se si lottasse di meno per i primi posti e si lottasse di più e solo per l’Evangelo, per annunziarlo con amore e con verità, useremmo meglio le nostre energie e porteremmo veramente la novità di Cristo nel mondo! Un mondo malato di ricerca di primi posti non ha bisogno di una Chiesa con la stessa mortifera malattia!

            Le indicazioni che Gesù dà sui posti al banchetto non sono consigli di galateo, di buona educazione, di furbo opportunismo per non trovarsi nella condizione di essere umiliato perché viene uno più ragguardevole; per questo basterebbe semplicemente mettersi al quarto, al quinto posto…A questo livello di saggia prudenza e di umile modestia resta ancora il testo dal Libro del Siracide che oggi si ascolta come prima lettura; le parole dell’Evangelo vanno invece in altra direzione. Infatti Gesù parla, si badi bene, di ultimo posto e questo è proprio indecente ed inaccettabile per il buon senso del mondo. Lo sappiamo, è inaccettabile al mondo solo per un motivo: l’ultimo posto è ancora una volta rivelativo delle vie altre di Dio!

            L’ ultimo posto (“eschatos topos”), come già comprendemmo la scorsa domenica, è quello che ha preso il Figlio di Dio; da Betlemme al Calvario: a Betlemme non c’era posto (topos) per loro e il neonato è adagiato in una mangiatoia; alla fine il condannato alla croce è condotto ad un posto (topos) chiamato Cranio perché la sentenza venga eseguita. Luca ci ha mostrato i posti (l’uso della stessa parola greca – topos – mi pare indicativo e non casuale) in cui Gesù è nato ed è morto…sempre l’ultimo posto: tra le bestie, tra due malfattori! La scelta dell’ultimo posto è allora il modo eminente della sequela. Da quell’ultimo posto la mano tenerissima del Padre l’ha sollevato, l’ha esaltato, l’ha cercato nel buio dello sheol, soggiorno dei morti, luogo di quelli che per il mondo non contano più e l’ha risuscitato proclamandolo Signore. Solo chi scende nel profondo si può aprire umilmente a gridare il suo bisogno di salvezza per lasciarsi afferrare dalla mano di Dio. In Luca Gesù morirà dicendo appunto: Padre nelle tue mani consegno la mia anima (cfr Lc 23, 46).

            Chi si umilia sarà esaltato.

            Gesù ci ha mostrato proprio questa via e l’ha fatto scegliendo gli ultimi, quelli che non contano. Al fariseo Gesù chiede di invitare ai suoi banchetti non quelli che contano, quelli che tutti ricercano per averne in cambio qualcosa, ma quelli che non hanno alcun peso per il mondo, quelli che nessuno vuole perché non servono ad alcun utile. Questa indicazione degli ultimi mi pare, più che un’indicazione solo morale, un’indicazione rivelativa con chiare conseguenze pratiche. Il Dio che Gesù è venuto a narrare è Colui che, nel Suo Figlio, non solo si è fatto ultimo da Betlemme al Calvario, ma ha scelto soprattutto gli ultimi e non solo perché ha scelto i poveri (da Maria e dai pastori di Betlemme ai due ladroni passando per i poveri, i peccatori, gli ammalati) ma perché ha scelto noi tutti, la nostra carne fragile, la nostra povertà che a Dio non può dare nulla in cambio. Ci ha scelti perché ci ama ed il suo amore ha solo il profumo della gratuità.

            Gesù invita il fariseo a seguirlo su questa stessa via di gratuità, lo invita a rigettare il calcolo nel rapporto con l’altro, lo invita a guardare l’altro non con l’occhio impuro di chi lo valuta per ciò che possiede, per ciò che può darmi e per come può tornare utile; lo invita a guardarlo per quello che è, perché mi sta dinanzi e solo con lui posso costruire una storia umana.

            Questa parola risuona anche per noi che oggi la ascoltiamo; una parola strana per il mondo. Noi che siamo Chiesa dobbiamo raccogliere questa parola strana perché il prendere l’ultimo posto sia davvero e sempre una scelta fondata e fondante; non una scelta di facciata e di dichiarazione di intenti ma una scelta autenticamente controcorrente che comprometta la nostra vita. Nella vita ecclesiale, inoltre, il respingere la logica dei primi posti è rimanere disponibili alla volontà di Dio, alle sue chiamate. Le autocandidature a Dio non piacciono: puzzano di orgoglio, pretendono di saperne più di Lui, puzzano di giudizio malevolo sugli altri sui quali si vorrebbe un primato fondato non sul giudizio di Dio e sulla sua volontà ma sulla propria presunzione ed autocompiacimento.

            Prendere l’ultimo posto non è un atto che scaturisce dal disprezzo di sé ma dalla sequela di Cristo nella quale si impara sempre più, giorno dopo giorno, ad amare ea dare la vita; chi vuole primeggiare e fa calcoli sugli altri non dà la vita! Prendere l’ultimo posto è atto che nasce dalla piena fiducia in Colui che solo conosce il mio vero posto e, con il suo braccio e con la sua Parola, me lo dona. Per qualcuno potrebbe anche essere il primo posto ma non sarà frutto di una mia rapina ma solo un dono dell’amore del Signore. Adamo volle rubare l’essere come Dio e si trovò preda della morte, Cristo Gesù depose la sua condizione di Dio e scelse l’ultimo posto ed il Padre l’ha esaltato e proclamato Signore (cfr Fil 2,5-11).

            Cristo è sempre la via! Quando lo dimentichiamo ed imbocchiamo altre vie tutte le deviazioni sono possibili, tutte le perversioni religiose sono dietro l’angolo e la Chiesa, Sposa di Cristo, smarrisce il suo volto di bellezza.

Fonte:Monastero di Ruviano 
Via Morroni, 5
81010 - Ruviano (Caserta)