MONASTERO MARANGO, "Siamo tutti salvati per mezzo della fede di Gesù: la sua offerta della salvezza"

21° Domenica del Tempo Ordinario (anno C)
Letture: Is 66,18-21; Eb 12,5-7.11-13; Lc 13,22-30
Siamo tutti salvati per mezzo della fede di Gesù: la sua offerta della salvezza
1)«Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue».

Israele si è sempre pensato come “Popolo di Dio”. L’unico. Tutti gli altri erano “non-popolo”, goìm, estranei alle promesse di Dio e lontani dalla sua benevolenza. Ma il brano odierno di Isaia, che risale al VI-V secolo a.C:, ci presenta delle sorprese, come del resto ancora altre volte ci era capitato di leggere nei testi profetici dell’antichità. Chi è stato scelto per portare la Parola di Dio vive ad un’altezza spirituale che è incomprensibile al comune pensiero religioso, segnato spesso dalla mediocrità. Ma sarà proprio questa parola profetica ad aprire strade nel deserto, ad essere come una fiaccola ardente nel buio della notte. Il profeta sta sempre davanti, mai dietro.

Nel brano proposto per la nostra lettura il profeta, rimasto anonimo, dice chiaramente, nonostante che la maggioranza della gente pensasse il contrario, che Dio avrebbe radunato presso di sé anche coloro «che non hanno udito parlare di lui e non hanno visto la sua gloria». Non solo: proprio costoro «annunceranno la gloria di Dio alle genti». Alcuni li eleggerà «sacerdoti e leviti». I loro sacrifici, che offriranno nella casa del Signore, non saranno come i sacrifici dei pagani, spesso macchiati di sangue innocente e privi di valore, perché saranno portati «in vasi puri nel tempio del Signore». Viene così abolito ogni formalismo sacrale e ogni privilegio esclusivistico. Tutti gli uomini, per vie diverse, saranno radunati dal Signore di tutti, e tutti verranno riconosciuti come figli, senza dover rinunciare alla loro cultura e alle loro specifiche identità. Non si tratta di abbandonare una religione per entrare in un’altra, ma di lasciarci, tutti, lavorare e plasmare dall’unico Signore.

C’è da domandarsi come si è comportato Israele di fronte a questa promessa.
Ma pure noi cristiani dobbiamo porci alcune domande, ricordandoci innanzitutto la necessaria distinzione tra Chiesa e Regno. «Per molto tempo la cultura cristiana ha immaginato sé stessa come la bolla terrena del Regno di Dio, impegnata ad espandersi sulla superficie del mondo. Come se la Chiesa, intesa proprio anche come costruzione storica, dovesse essere il destino del mondo. Ma in questi due secoli, anche perché presa a spintoni dalle transizioni culturali della modernità, la Chiesa ha ritrovato coscienza della sua relatività  rispetto al vasto perimetro del Regno che cresce silenziosamente sul terreno, molto spesso ignaro, dell’intera umanità» (Giuliano Zanchi, in Rivista del Clero Italiano, 7/8 2016, pag.499).
Sì, Dio sceglie «sacerdoti e leviti» da ogni popolo, perché ogni popolo porta in sé i segni inconfondibili della sua santità e del suo Verbo, e l’opera di Dio consiste proprio nel «radunare tutte le genti e tutte le lingue» in una straordinaria sinfonia delle differenze.

Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
E’ una domanda antica, eppure sempre nuova e continuamente rivolta al Signore, spesso da coloro che presumono di sé. Cosa occorre fare per salvarsi? Un tempo si rispondeva: «Occorre aver accumulato dei meriti, così da non presentarsi davanti al Signore a mani vuote». Ma facendo così ci si è resi conto che si svuotava della sua potenza la croce di Cristo, rendendola del tutto inutile per la salvezza, che si otteneva con i propri «meriti». Allora, adeguandoci maggiormente al linguaggio della bibbia, abbiamo pensato che la «giustificazione» derivava dalla fede: era la nostra fede in Gesù che otteneva la salvezza. Un linguaggio solo formalmente più aderente alla bibbia, perché questa fede veniva intesa ancora una volta come un’opera nostra: «Io ho il dono della fede e mi salvo; quelli che non hanno la fede si perdono». E’ qui che sorge la domanda posta dalla pagina del vangelo di oggi: «Sono pochi quelli che si salvano?». La risposta è già stata anticipata nella prima lettura: Dio sceglie da tutte le genti e da tutte le lingue. Piuttosto, c’è da sottolineare che chi possiede la fede non è innanzitutto l’uomo, il credente, ma Dio stesso e il suo Cristo. Siamo tutti salvati da Dio, per mezzo della fede di Gesù Cristo: quando eravamo peccatori, privati della possibilità stessa di operare il bene, Cristo è morto per noi.

Noto come proprio questa universale misericordia di Dio, che vuole la salvezza di tutti gli uomini, diventa motivo di scandalo per quelli che intendono l’appartenenza al popolo di Dio come un privilegio di pochi. Il fatto che sconosciuti vengano «da oriente a occidente, da settentrione e da mezzogiorno» li destabilizza e li inquieta. Non si può più stare al sicuro con questi «stranieri»!
Ma nella logica di Dio avviene l’incredibile cambio delle sorti: proprio coloro che hanno mangiato e bevuto in sua presenza, che hanno celebrato l’eucaristia e hanno ascoltato l’insegnamento di Gesù sulle piazze, proprio i più assidui frequentatori di elitarie assemblee di culto, proprio loro si sentiranno dire: «Non so di dove siete, operatori di ingiustizia».

 Verranno da oriente a occidente e siederanno a mensa nel Regno di Dio.
Gli ultimi saranno primi.
E i primi,ultimi.
Io penso che il rovesciamento delle sorti sia già iniziato. E che occorre osservare il grande lavoro di Dio «in quella parte di umanità che non sta nei cortili religiosi» (Giuliano Zanchi).
Giorgio Scatto

Fonte:MONASTERO MARANGO CAORLE (VE)

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