ORDINE DEI CARMELITANI,Lectio Divina "Insegnamento di Gesù sulla vigilanza"

LECTIO DIVINA: 19ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (C)
Domenica, 7 Agosto, 2016
Insegnamento di Gesù sulla vigilanza
Luca 12,32-48

1. Orazione iniziale

Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli.

Tu che sei già venuto per farci fedeli, vieni ora a renderci beati.
Tu che sei venuto perché, con il tuo aiuto,
potessimo gloriarci nella speranza della gloria dei figli di Dio,
vieni di nuovo perché possiamo gloriarci anche del possesso di essa.
A te compete confermare, consolidare,
perfezionare e portare a compimento.
Il Padre ci ha creati, il Figlio ci ha redenti:
compi dunque ciò che appartiene a te.
Vieni a introdurci in tutta la verità, al godimento del sommo Bene,
alla visione del Padre, all’abbondanza di tutte le delizie,
alla gioia delle gioie. Amen
(Gualtiero di S. Vittore)

2. Lectio
a) Chiave di lettura:

Siamo in un duplice contesto: la formazione dei discepoli e delle discepole durante il cammino di Gesù verso Gerusalemme (9,51-19,28) e la reazione dei pagani convertiti, nelle comunità lucane, dopo l’entusiasmo iniziale e il prolungarsi del ritorno del Signore. I discepoli hanno paura (9,45) della nuova prospettiva della missione di Gesù, che dovrà soffrire (9,22.43-44), continua a dominare in loro la mentalità di un Messia glorioso, più rassicurante. Così anche nelle nuove comunità cristiane (anni 80) comincia a riaffiorare lo spirito pagano. Meglio attendere prima di convertirsi stabilmente e profondamente, rimandare il cambiamento di vita e di mentalità. Gesù rassicura i discepoli e le discepole, con tre piccole parabole li fa riflettere sul significato dell’incontro con Dio, sul senso della vigilanza e della responsabilità di ciascuno nel momento presente.
b) Una possibile divisione del testo:

12,32-35 introduzione
12,36-38 parabola del padrone che torna dalle nozze
12,39 parabola del ladro che scassina
12,40-41 i discepoli chiamati in causa
12,42-46 parabola dell’amministratore
12,47-48 conclusione
c) Il testo:

32 Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno.
33 Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. 34 Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Luca 12,32-4835 Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese;36 siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa.37 Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. 38 E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro! 39 Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa.40 Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate».
41 Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». 42 Il Signore rispose: «Qual è dunque l'amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? 43Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro.44 In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi. 45 Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, 46 il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l'aspetta e in un'ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli.
47 Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse;48 quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

3. Momento di silenzio orante
perché la Parola possa entrare in noi e illuminare la nostra vita.
a) Alcune domande:

- Quali sentimenti ha suscitato in me la lettura del testo? Paura, fiducia, sorpresa, gioia, speranza, confusione . . . . ?
- La vita cristiana, quanto è gioia in me, quanto è peso. Quanto è dovere, quanto è amore?
- Il pensiero di una mia morte improvvisa cosa suscita in me?
- La comunione con Dio, in che misura è attesa, in che misura è possesso in me?
- La mentalità pagana del “carpe diem”, contraria ai valori evangelici, come si manifesta, oggi?
- Essere vigilanti, fedeli, operosi per il Regno e pronti, cosa comporta nella mia vita?
b) Commento:

Pensiamo ad una catechesi sul ritorno del Signore.
12,32 Non c’è motivo per aver paura.
Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. Rassicurazione di Gesù di fronte alla paura dei discepoli attraverso la metafora del gregge (Gv 10; 21,15-17) e del buon pastore. Occorre temere i falsi profeti (Mt 7,15). Il Padre vuole che non si perda nessuno (Mt 18,12-16), Egli ci donerà ogni cosa (Rom 8,28-32). Un posto ci è stato preparato fin dalla fondazione del mondo (Mt 25,34), siamo eredi con il Figlio (1Pt 1,3-5).
12,33-34 Accogliamo oggi la ricchezza del possesso di Dio, unico bene. Dio solo basta!
Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Gesù aveva detto di non accumulare beni (Mt 6,20-21). La comunità cristiana aveva capito il senso della libertà dai beni e della loro condivisione (At 4,34) poiché il tempo si è fatto breve (1Cor 7,29-31). La vita nuova in Cristo diventa il criterio per il possesso di qualsiasi bene.
12,35 Impegniamoci nel quotidiano.
Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese;
Poiché al Padre è piaciuto darci il Regno, occorre essere pronti per prenderne possesso, dopo aver lasciato ogni impedimento. I Giudei si cingevano le lunghe vesti ai fianchi per poter lavorare meglio. Elia si cinge per correre (1Re 18,46). L’atteggiamento che Gesù raccomanda a coloro che aspettano la sua venuta è quella di mettersi all’opera, di non adagiarsi nella mediocrità (1Ts 5,6-8; 1Pt 5,8; 1,13). La vigilanza è fondamentale per il cristiano. Più che un atteggiamento morale è la sua condizione di vita, ormai rivestito di Cristo e dedito al suo Regno.
12,37-38 L’incontro con Dio sarà meraviglioso.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro!
E’ sorprendente il gesto del padrone che si mette a servire i servi! E’ ciò che ha fatto Gesù lavando i piedi ai discepoli (Gv 13,4-5). La notte divisa in parti (Mc 13,35) secondo l’uso romano, diventa sempre più impegnativa per chi veglia. Il futuro è garantito dalla fedeltà creativa al Signore.
12,39 Non perdiamo tempo (e denaro!) nel prevedere il futuro.
Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa.
Un argomento per la vigilanza è il fatto che non si sa quando il Signore verrà (Mt. 24,42-51). Sia il giorno del giudizio finale che quello della morte individuale sono sconosciuti. La sua venuta non può essere prevista (Ap 3,3). Questo impressionò molto i discepoli (1Ts 2,1-2; 2Pt 3,10).
12,40-41 L’amore e non l’appartenenza formale deve essere la nostra forza.
Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Pietro, il suo uomo vecchio, pensa ancora a qualche privilegio, avendo abbandonato ogni cosa per andare con Gesù (Mt 19,27). Gesù aiuta a maturare la coscienza di Pietro rispondendo indirettamente con la parabola del buon amministratore.
La conversione è un processo che dura tutta la vita, anche per coloro che si sentono vicini al Signore.
12,42-44 Coniugare la vigilanza con la fedeltà al servizio che ci è stato affidato.
Il Signore rispose: «Qual è dunque l'amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Luca usa “amministratore” invece di “servo” (Mt 24,45) quasi a lasciar intendere la domanda posta in bocca a Pietro. I capi, in particolare, devono essere fedeli nel servizio.
12,45-46 Senza rimandare la nostra conversione ad un domani imprecisato.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l'aspetta e in un'ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli.
Ci sono alcuni che hanno accolto con entusiasmo l’annuncio evangelico, ma ora, di fronte alle difficoltà presenti e agli impegni conseguenti, cominciano a riprendere le vecchie abitudini: violenza, intemperanza, abbandono agli istinti. Tutti valori contrari al vangelo.
12,47 Donando secondo la misura con cui abbiamo ricevuto.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
Il Signore renderà a ciascuno secondo le sue azioni (Mt 16,27) e secondo la grazia ricevuta (Rom 11,11-24). Giudei, pagani, convertiti o fedeli alla propria religione saranno giudicati secondo la loro retta coscienza.
12,48 Perché grande sarà la comunione eterna con Dio.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.
Alla fine della vita, secondo S. Giovanni della Croce, saremo giudicati sull’amore. Vedi anche Mt 25,15-16.

4. Salmo 32 (33), 1-5; 13-15; 18-22
Esultate, giusti, nel Signore;
ai retti si addice la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l'arpa a dieci corde a lui cantate.
Cantate al Signore un canto nuovo,
suonate la cetra con arte e acclamate.
Poiché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama il diritto e la giustizia,
della sua grazia è piena la terra.
Il Signore guarda dal cielo,
egli vede tutti gli uomini.
Dal luogo della sua dimora
scruta tutti gli abitanti della terra,
lui che, solo, ha plasmato il loro cuore
e comprende tutte le loro opere.
Ecco, l'occhio del Signore veglia su chi lo teme,
su chi spera nella sua grazia,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.
L'anima nostra attende il Signore,
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
In lui gioisce il nostro cuore
e confidiamo nel suo santo nome.
Signore, sia su di noi la tua grazia,
perché in te speriamo.

5. Orazione finale
Arda nei nostri cuori, o Padre, la stessa fede che spinse Abramo a vivere sulla terra come pellegrino, e non si spenga la nostra lampada, perché vigilanti nell’attesa della tua ora siamo introdotti da te nella patria eterna. (Colletta 19 domenica C)

Fonte:http://ocarm.org/it

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