D. Severino GALLO sdb, "RICCO EPULONE E LAZZARO"

25 settembre 2016 | 26a Domenica - T. Ordinario- Anno C | Omelia
RICCO EPULONE E LAZZARO
VANGELO: "C'era una volta un ricco... andò all'inferno. 
                     C'era un povero... andò in Paradiso" (Lc. 16,19-31)

Questo, in sintesi, il Vangelo di oggi.
La parabola del "ricco gaudente" è esclusiva di Luca, il quale ha una predilezione nella scelta di quei
discorsi o narrazioni che mettono in risalto e in contrapposizione le due condizioni dell'uomo di fronte all'insegnamento di Gesù.
Il messaggio delle "beatitudini", contenuto nel capo sesto di San Luca (6,20-26), viene qui ripreso a modo di esemplificazione, perché il lettore o ascoltatore, possa, dal dramma parabolico, essere veramente scosso dalla "parola" del Maestro.

Le letture odierne trattano ancora l'argomento dei beni terreni: in particolare della ricchezza e dell'uso che ne fanno i detentori.
Ci troviamo di fronte a delle condanne: che cosa o chi è condannato? A quale pena?
La condanna non è per la ricchezza, che in se stessa non può essere oggetto di un giudizio morale.
Del resto dobbiamo tenere presente che Dio ha provveduto all'uomo con munificenza e dovizia divina. La terra offre in abbondanza non solo di che vivere e coprirsi, ma varietà di cibi per tutti i gusti, metalli e pietre preziose, possibilità di soddisfare le infinite esigenze dei sensi, dell'estetica, dell'arte. Dio ha voluto l'uomo ricco.

In questi ultimi decenni, nel mondo occidentale, tutti hanno preso a star meglio e tutti possono godere una più larga fetta di beni e di piaceri.
Se tutto questo fa capo a Dio, come mai dalla bocca di Gesù escono condanne così pesanti verso i possessori della ricchezza?

La risposta è nelle letture odierne. Tanto in Amos come nel Vangelo la condanna non è per la ricchezza e neppure per i ricchi in genere, ma per quei ricchi - purtroppo assai frequenti - che dei loro beni fanno un uso sbagliato. In Amos il castigo ha luogo sulla terra (deportazione in Assiria), nel Vangelo il castigo è rimandato all'altra vita (inferno).

Amos descrive a tinte multicolori la vita che conducevano i signorotti in un paese povero, dove la gente in massima parte viveva in miseria estrema: pochi spregiudicati profittatori si permettevano i l lusso, delle raffinatezze e delle licenze da nababbi, sfruttando la povera gente che non era in grado di difendersi o di ribellarsi. Il castigo verrà con l'invasione degli Assiri.
Anche i poveri saranno coinvolti, ma i ricchi pagheranno prima e più di tutti. Questo castigo riguardava quell'epoca e quel popolo, non il mondo di oggi.

Chi usa male delle ricchezze non sembra che attualmente su questa terra riceva una punizione particolare... E' vero, il Signore non punisce in questo mondo chi manca, chi pecca.
Eppure accostando i ricchi chiusi nel loro egoismo si avverte il guasto che la ricchezza, male intesa, produce nello spirito e i motivi di infelicità che si tira dietro. Dove c'è sovrabbondanza di beni materiali è difficile trovare armonia tra i coniugi, affiatamento tra genitori e figli, famiglie compatte. Non occorre che vengano gli Assiri a punire i ricchi egoisti: si rendono infelici con le loro stesse mani.
Diceva lo psicologo Carnegie: "La prova più desolante della propria infelicità consiste nel non saper spendere la propria ricchezza".

Agli occhi di Gesù la storia del ricco si svolge fra i due poli: la tristezza su questa terra ("e il giovane se ne andò rattristato") e l'infelicità eterna ("spasimo in questa fiamma").Il fatto del giovani ricco e la parabola del "ricco epulone" ne costituiscono l'agghiacciante documentazione.
Eppure gli uomini hanno sempre tentato di smentire la diagnosi del Vangelo e di produrre una contro-documentazione.

Ancor oggi, nella mentalità di molta gente, l'immagine del ricco è associata istintivamente a quella della gioia. Palazzi favolosi, macchine strepitose, crociere, alberghi di gran lusso, i piaceri più vari e raffinati. E a tutto questo si dà un nome: felicità.

Invece, sovente, non è che la maschera della felicità. Sotto, c'è un vuoto abissale, c'è la noia, c'è la tristezza più sconfinata. Sotto, c'è un'anima avvilita, costretta a subire l'oltraggio di trovarsi soffocata dall'ingombro dell'avere, umiliata di vedere la crescita dell'essere impedita dalla preponderanza schiacciante dell'avere.

"E' turpe essere felici da soli... La vita volta verso il denaro è morte" (ALBERT CAMUS).

Il ricco compie questa pazzia: pretende di essere felice da solo. Non si rende conto che la felicità non è un pezzo di torrone da sgranocchiare in solitudine, trincerati nella tana del proprio egoismo, ma da dividere fra tutti. Recita la farsa della felicità. Ma solo gl'ingenui ci credono".
Il ricco viene qualificato da Gesù come un "insensato": "Stolto! Questa stessa notte morrai...".ù

Dobbiamo amare i ricchi? Certo. Sono i nostri fratelli più poveri, quelli che hanno più bisogno del nostro amore. Non senza una punta d'ironia e stato detto: "Quello che avete in più, datelo ai ricchi". Sì, abbiamo qualcosa da dare ai ricchi. La nostra pietà. Il nostro amore. Soprattutto, le terribili parole di Gesù: "Guai a voi, o ricchi!". Il peggiore servizio che possiamo rendere ai ricchi è quello di tacere.

E' già tanto sfortunato, il ricco. Non aumentiamo le sue già notevoli disgrazie, nanscondendogli o addolcendogli il messaggio che Gesù gli ha indirizzato.
E' già tradito dalla ricchezza. Non è giusto che debba subire anche il tradimento del silenzio dei cristiani.
L'anima consacrata che vive integralmente la propria povertà, è una condanna vivente del ricco spensierato.

La parabola del ricco epulone è propria di Luca, l'evangelista della misericordia, il quale però non omette le parole dure e le minacce uscite dalla bocca del Signore.
L'epulone è uno che mangia e beve e se la gode. Le sue ricchezze potevano essere di provenienza onesta e lui, specialmente stando alla mentalità dell'epoca, poteva godersele tranquillamente. Ma c'è uno che lo accusa e lo condanna: quel Lazzaro che sedeva alla porta di casa e si contentava di sfamarsi delle briciole che cadevano dalla mensa del ricco.
Questa scena si ripete ancora nel mondo, in altri contesti e sotto altri aspetti.


Nel libro di RAOUL FOLLEREAU intitolato "30 volte il giro del mondo", si leggono questi fatti veri (!):
George Engle s'è fatto costruire un teatro privato di 245 milioni di franchi.
A Huston, un re del petrolio ha regalato a sua moglie un paio d'occhiali da sole ornato di 80.000 dollari di diamanti.
Negli Stati Uniti (USA) durante il 1957 si spesero quasi 4 miliardi di dollari in cure e prodotti di bellezza...
E intanto i due terzi dell'umanità soffrono la fame... come Lazzaro.
Non soltanto i ricchi debbono meditare sulla parabola odierna; tutti o quasi tutti siamo dei ricchi nei confronti del terzo mondo.
La disuguaglianza deve essere risolta non più con la forza, sotto la pressione e l'esasperazione dei poveri, ma per convinzione.
Gesù mostra il capovolgimento delle posizioni nell'altra vita. Non ogni ricco, viene precipitato automaticamente nell'inferno, né ogni povero è accolto automaticamente nel seno di Abramo.
La valutazione cade sulla vita morale dell'individuo e non sui possedimenti. Il ricco però è svantaggiato rispetto al regno di Dio, perché è difficile fare buon uso della ricchezza.
Quando si parla di ricchi il pensiero corre facilmente ai grandi capitani dell'industria o ai capitalisti. Chi è il ricco?
Si potrebbe dire così: chi ha del superfluo in rapporto al comune tenore di vita e all'ambiente. E chi non ha del superfluo tra noi? La parabola del ricco epulone ci tocca tutti da vicino.
Noi religiosi poi corriamo il rischio di essere dei capitalisti dello spirito per l'abbondanza dei beni spirituali che abbiamo. Stiamo quindi attenti ad usarli bene, perché dovremo renderne strettissimo conto. Non dobbiamo tenerli per noi soli, ma condividerli con tutti.
Ci aiuti la Madonna, che ha condiviso con noi il suo Gesù e desidera condividere con noi anche il Suo Paradiso.
Don Severino GALLO sdb
 Fonte:  www.donbosco-torino.it