Don Attilio GIOVANNINI sdb"Potenza della fede"

2 ottobre 2016   27a Domenica T. Ordinario - Anno C  Spunti per la Lectio
Potenza della fede
"Signore... qui abbiamo perso tutto o quasi, e tu dove stai?" - chiedeva mons. Giovanni D'Ercole ai
funerali dei terremotati.

"Alla nascita ho affidato questi due figli al Signore", diceva una mamma terremotata. "Custodiscimeli tu, gli ho detto. Sono morti tutti e due sotto le macerie. A questo Signore non credo più".
In effetti Dio mi chiede di aver fiducia in lui, ma poi non mi garantisce la salvaguardia da incidenti e disgrazie. D'altra parte abbiamo clamorosi esempi di fiducia vittoriosa: basta che pensiamo al Cottolengo o a don Bosco o a P. Pio...
Allora cosa significa aver fede? Perché alcuni ottengono ascolto da Dio e altri no?
Dipende da quanto grande è la fede?
La risposta di Gesù ai discepoli pare smentire questa ipotesi. La forza della fede non dipende dalla... quantità: ne basta un granello. Purché autentica.
Ma che cos'è la fede autentica?
La Bibbia dice che fede è intimo rapporto con Dio, che ci chiama e ci offre la sua alleanza. È risposta alla sua offerta di amicizia, dove è fondamentale il riconoscimento dell'alterità, il rispetto della libertà. Senza libertà non c'è amicizia.
L'incontro con Dio non ci toglie responsabilità, ce la conferisce. Allora non mi devo aspettare un Dio tappabuchi, che entri in azione a sostituire automaticamente la mia impotenza, un Dio come sostituto delle mie deficienze; o un Dio come proiezione dei miei desideri, un Dio come bankomat che risponde meccanicamente alle mie richieste. Sarebbe un Dio troppo piccolo, un Dio che mi costruisco io a mio gusto. Per fortuna Dio non è un idolo, che posso manipolare. Per quanto intimo e amico, Dio rimane mistero a cui inchinarsi. Non gli posso prescrivere come ascoltarmi o cosa darmi.
Il giusto rapporto con Dio lo vediamo in Gesù. Egli si rivolgeva a Dio con tutta confidenza, chiamandolo perfino col nome familiare di Abba, ed incoraggiava noi ad aver la stessa totale fiducia che se chiedi, ti dà; se lo cerchi, lo trovi; se bussi, ti apre. E tuttavia, al momento della grande prova, lui gli chiede sì, di liberarlo dalla tortura, ma aggiunge subito:
*Però non come voglio io, ma come vuoi tu (Mt 26, 39).
In altri termini, rimane del tutto sicuro della protezione del Padre, ma non pretende di dirgli come deve proteggerlo. Lascia Dio nel suo mistero, al di sopra della comprensione umana, senza per questo perdere la certezza della sua paternità. Il grido sulla croce:

*Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Mc 15, 34),

esprime insieme l'accorato appello dell'uomo distrutto e il filiale abbandono del credente. E il Padre lo ha ascoltato, non togliendolo dalla croce, ma elevandolo attraverso la croce alla gloria, confermandosi così come Padre affidabile al di là di ogni immaginazione.
Sull'orma di Gesù anche noi dobbiamo vivere sicuri della sua assoluta vicinanza, qualunque cosa accada. Per questo san Paolo dice ai Tessalonicesi:

*Siate sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie:
questa infatti è la volontà di Dio verso di voi. (5, 16-18)
Questo vuole Dio: qualunque cosa accada, siate lieti, sicuri del suo amore. Perciò, in ogni cosa, bella o brutta, piacevole o dolorosa, ringraziate e lodate Dio. Ecco la fede che ottiene miracoli.
Sembra assurdo ringraziare Dio per le sventure, le malattie, le ingiustizie. Ma pensiamo un poco: non doveva Gesù ringraziare per la flagellazione, la trafittura di spine, l'inchiodamento alla croce, se proprio da quello è venuta la salvezza per tutta l'umanità? E noi non dobbiamo ringraziare fino alla fine del mondo per queste sofferenze di Gesù?
Ha ragione dunque san Paolo ad affermare:

*Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio (Rom 828).

Tutto, se lo vedi dentro l'amore di Dio. Perciò, invece di lamentarci, di pressare Dio con le nostre supplichevoli invocazioni, quasi che Dio aspettasse le nostre preghiere per pensare a noi, lodiamolo e benediciamolo anche per le nostre difficoltà, perché esse fanno parte del suo meraviglioso progetto per noi. Allora sì che possiamo parlare di fede, e possiamo trasportare le montagne.

Don Attilio GIOVANNINI sdb
http://www.donbosco-torino.it/

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