don Giacomo Falco Brini,"La vera forza del discepolo"

La vera forza del discepolo
don Giacomo Falco Brini  
XXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (04/09/2016)
Vangelo: Lc 14,25-33 
Domenica scorsa abbiamo ascoltato l'invito di Gesù a camminare nella vita, per così dire, "a ritroso".
Se ci fidiamo di quel che ci dice, poco a poco comprenderemo che per salire al Cielo bisogna scendere, per avanzare nella vita spirituale bisogna andare indietro al corteo dell'umanità in fila per entrare dalla porta stretta; bisogna andare in cerca dell'ultimo posto, con il cuore aperto a coloro che incontriamo in fondo alla fila. Infatti, a loro per prima spetta l'entrata nel Regno (cfr. Lc 14,15-24) perché sono come Gesù, sono dove si trova Gesù. Nel vangelo di questa domenica ci viene offerto una sorta di "test" per verificare se ci troviamo tra essi: perché per stare con Gesù, per conoscerlo e diventare suoi amici, bisogna scegliere il suo stesso posto. Come Madre Teresa di Calcutta, oggi canonizzata amica del Signore nella sua chiesa attraverso un luminoso cammino in amorosa ricerca degli ultimi.
Siamo in tanti ad essere affascinati da Gesù. Per questo Luca sottolinea che una folla numerosa andava con Lui (v.25). Ma il Signore, oggi come allora, si rivolge a tutti e ci dice con la sua solita chiarezza che se vogliamo essere suoi discepoli autentici bisogna:
1) Amare Gesù sopra ogni altra relazione, anche la più sacra e cara, e amarlo più della nostra stessa vita (v.26)
2) Portare la propria croce e rimanere sempre dietro Gesù: c'è sempre all'angolo la pretesa (satanica) di metterci davanti a Lui perché faccia il "nostro" cammino, chiedere a S. Pietro per informazioni (v.27).
Libera traduzione di questi due punti. Vuoi essere discepolo del Signore? Bisogna relativizzare ciò che ci è più caro e amare ciò che è odioso a questo mondo (la croce). Altro esempio illustre. Vi ricordate Francesco d'Assisi? Rientrato dalla guerra e dal carcere, dove aveva iniziato a leggere il vangelo, cammina guidato dallo Spirito fino a relativizzare i suoi più cari affetti familiari e amicali, le sue ricchezze, e giunge a baciare ciò che ripugnava lui e tutto il mondo, nella fattispecie la croce di Cristo presente nella carne del lebbroso.
Detto questo il Signore aggiunge un paio di considerazioni che rimarcano queste esigenze del discepolato in due piccole parabole. La prima compara la sequela alla costruzione di una torre. Gesù invita a pensarci bene prima di decidersi a seguirlo: ci si deve fermare per valutare attentamente ogni costo onde evitare fallimenti che espongono alla derisione (vv.28-30). La seconda la compara ad una guerra ad armi impari tra due re che ha come campo di battaglia il nostro cuore (vv.31-32). Con la differenza che trattasi di armi diametralmente opposte. E qui veniamo al dunque.
Se infatti vuoi vincere nella tua sequela con le stesse armi del nemico (potere, avere, mezzi, apparire) ti stai arrendendo a lui. Solo chi confida nel Signore avrà successo nella sequela. Ma questo non avviene mai senza attraversare prima l'insuccesso! Ricordarsi ancora di S. Pietro. Ecco perché il versetto finale è la chiave per comprendere bene quel che il Signore Gesù dice. Cos'è in fondo la sua sequela, cos'è la vita cristiana? Non è un atto eroico che si consuma all'istante. Non è nemmeno una vita all'insegna di scelte stoiche continue. E' un imparare a portare un peso che diventa più leggero e dolce quanto più si lascia, per amore di Gesù, ogni tipo di ricchezza. Perché Lui per primo, da ricco che era si è fatto povero perché noi ci arricchissimo della sua povertà (2Cor 8,9). Davide per vincere su Golia dovette liberarsi della forza delle armi (1Sam 17,39). L'unica forza del credente nella sua sequela, è la sua debolezza e povertà che gli fa confidare solo in Dio. Ricordarsi anche di quel tale che voleva carpire il segreto della vita eterna a Gesù. Era un obbedientissimo ai comandamenti fin dalla giovinezza ma gli occhi d'amore del Signore gli rivelarono che mancava una cosa importantissima per poter entrare nel segreto. Una sola cosa ti manca: va vendi tutto quello che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro in Cielo. Poi vieni e seguimi (Mc 16,21). Le ricchezze in sé non sono un male. E' la mia relazione con esse, è cosa faccio di esse che mi instradano dietro Gesù o me ne allontanano: così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo (Lc 14,33)


Fonte:http://www.qumran2.net/

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