don Luciano Cantini "Servitori di un unico Dio"

Servitori di un unico Dio
don Luciano Cantini  
XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (18/09/2016)
Vangelo: Lc 16,1-13 
Un amministratore
Di amministrazione, di denaro, di ricchezza e povertà, elemosina, Luca parla spesso; sono argomenti
che rivelano il cuore dell'uomo, il suo sentire, le sue relazioni, la sua verità, fino a dare la percezione del suo intimo più profondo: dov'è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore (Lc 12,34).
Luca sa bene, ma lo sappiamo pure noi, che la vita e la storia girano intorno ai possedimenti e al denaro, non ne possiamo fare a meno, con essi ci misuriamo tutti i giorni. Allora dobbiamo essere fidati e prudenti (cfr. Lc 12,42), ma anche capaci di agire con scaltrezza.
Che cosa farò
È una domanda: che cosa farai aggiungendo da grande, che assilla tutta l'esistenza, anche quando la fanciullezza è terminata da un pezzo e il futuro si è accorciato. Le prospettive cambiano, la consapevolezza, pure, il divenire del tempo ha le sue esigenze. Ma il tempo si muove contemporaneamente a due velocità una lentissima e una rapidissima; come il tempo che lascia i suoi segni sulle pareti di una stanza lentamente e impercettibili finché non si decide di tingere allora vediamo tutto lo sporco accumulato. Così il tran-tran della vita non ci permette di vedere i cambiamenti e i difetti, tutto ci sembra uguale da sempre. Così l'amministratore della parabola non prende coscienza del decadimento dell'azienda, ha sempre fatto così e sembrava che tutto funzionasse bene, senza problemi finché non è stato chiamato a rendere conto. Allora prende coscienza anche di se stesso, ciò che da sempre non appariva adesso diventa limpido.
È possibile che sia necessario un terremoto o un'alluvione per rendersi conto dei lavori malfatti, degli abusi, delle situazioni precarie, delle truffe...? Anche il figlio minore è dovuto arrivare a guardare i porci per capire quale fosse la sua situazione (cfr. Lc 15,17).
L'amministratore viene lodato non per la concretezza delle soluzioni trovate quanto per la scaltrezza usata nel porre rimedio alla sua situazione che ha due punti di forza: l'immediatezza e il condono. C'è un rapido cambiamento, una uscita dal tran-tran, una reazione repentina nella direzione di una giustizia diversa, di un cambiamento tra il dare e l'avere (anche nel cap. 19 a proposito di Zaccheo).
Ricchezza
La traduzione usa la parola ricchezza, il termine aramaico usato la Luca è māmôn, immagine di un "tesoro sotterrato", la ricchezza accumulata, conservata per sicurezza e improduttiva. L'invito è di dissotterrare il tesoro su cui crediamo di appoggiare la vita per renderlo fruttifero, utilizzarlo non per sé ma per farsi amici che vi accolgano nelle dimore eterne.
È impressionante la varietà di aggettivi contrapposti che Luca attribuisce alla ricchezza: disonesta- quella vera, cose di poco conto-cose importanti, altrui-vostra; non cambia l'oggetto ma la relazione e la considerazione che se ne ha. «Nessuno merita di possedere un centesimo in più di quanto è disposto a cedere a chi ne ha più bisogno di lui» (C. R. Zafòn, Marina).
Particolarmente significativa è la richiesta di fedeltà alla ricchezza altrui che ci è stata già affidata e che abbiamo tra le mani perché quella nostra arriverà in futuro; quello che riteniamo nostro, dalla terra alla casa, dalla finanza alla produzione, tutto quello che crediamo di possedere di fatto non è nostro ma ci è solo affidato; la nostra ricchezza, quella vera che ci sarà data poi.
Non potete servire
Il vero problema, e le ultime frasi del brano evangelico ne sono un pressante invito, è cosa decidiamo della nostra vita, non possiamo tenere il piede in due staffe, invece andiamo avanti stancamente, quasi per inerzia, sicuramente per abitudini. Anche la vita religiosa si basa su quattro regole di vita morale (o peggio moralistica), neppure le più necessarie, quelle che non impegnano la giustizia sociale, la vita di relazione, quelle che sono più comode, si aggiunge un po' di devozioni, qualche messa domenicale e niente più. Ci manca il terremoto, lo scossone che permetta di svegliarci dal torpore dell'abitudine, che liberi l'audacia delle scelte, l'amore per la giustizia per essere discepoli autentici, servitori di un unico Dio.

Fonte:http://www.qumran2.net/

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