don Marco Pedron, " SE hai fede tutto ti è possibile"

 SE hai fede tutto ti è possibile
don Marco Pedron
XXVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) 
Vangelo: Lc 17,5-10 
Siamo nel vangelo di Lc e Gesù prosegue il suo cammino verso Gerusalemme.

Il vangelo andrebbe sempre letto con calma, studiato e approfondito. Perché davvero non è mai scontato. Al capitolo 17,1, infatti, Gesù dice ai discepoli (in greco mathetas): "E' inevitabile che avvengano scandali... macina al collo...". Gesù finisce di parlare e gli apostoli (gr. apostoloi) rispondono: "Aumenta la nostra fede" (Lc 17,5) (ndr: nei vangeli i discepoli e gli apostoli sono due gruppi ben precisi e distinti: persone diverse!). Ma come? Gesù ha parlato ai discepoli e rispondono gli apostoli? Come dire: parlate con Luca e vi risponde Luigi? C'è qualcosa che non va!
Andiamo a vedere. La parabola del granello di senape si riferisce al contesto precedente. Infatti gli apostoli chiedono a Gesù di "aumentare la loro fede" ma rispetto a cosa? Cos'hanno visto prima, per cui dicono: "Beh aumenta la nostra fede perché di fronte a questo non è sufficiente!".
In Mt prima c'è un uomo che ha un figlio epilettico (Mt 17,14-19). I discepoli provano a guarirlo ma non ci riescono. Allora chiedono a Gesù: "Perché non ci siamo riusciti?". E Gesù: "Per la vostra poca fede!". "Se aveste fede quanto un granellino di senapa..." (Mt 17,20-21). Allora qui i discepoli non riescono a guarire (a realizzare il loro obiettivo) perché non hanno una fede sufficiente. Il "monte" è la malattia, che sembra inguaribile. Sembra! Abbiate fede!
In Mc Gesù una mattina passa e vede il fico seccato (Mc 11,20). Il fico è l'immagine del tempio di Gerusalemme che avrebbe dovuto parlare dell'amore di Dio, che avrebbe dovuto essere delizia e dolcezza per il popolo (come il fico), cioè annunciare un Dio-Amore e invece è diventato una spelonca di ladri (il brano prima: Mc 11,15-19). Allora Pietro gli dice: "Maestro, guarda il fico che hai maledetto!" (Mc 11,21). E Gesù: "Abbiate fede in Dio: a chi dicesse a questo monte Levati e gettati nel mare...". Allora qui nella parabola (anche se non è menzionato il granello di senape) il "monte" è il Tempio. Sembra impossibile che cada, che venga eliminato, distrutto, che finisca il suo potere malefico, ma accadrà. Sembra. Abbiate fede!
In Lc invece, prima del vangelo di oggi, Gesù parla degli scandali (Lc 17,1-3) e poi del perdono (Lc 17,3-4) e della necessità di perdonare sette volte (sette, numero che indica completezza: sta per "ogni volta"). La cosa sembra ovviamente impossibile agli apostoli: "Come? Perdonargli sempre? Dargli sempre un'altra chance? Dopo ciò che ha fatto (dopo uno scandalo così?)? Dopo una vergogna così!". Il "monte" qui è l'incapacità di perdonare: "Eh no, (me) l'ha fatta troppo grossa!". Per questo gli dicono: "Aumenta la nostra fede" (Lc 17,5): perché loro non sono capaci di perdonare così.
E Gesù: "Se aveste fede quanto un granello di senapa potreste farlo", cioè sradicare questo "monte", questa incapacità di perdonare, di dare un'altra possibilità, di non sentenziare la morte per voi di una persona.
Allora: ogni evangelista ha applicato questo detto di Gesù ad una sua situazione ben precisa. Tre evangelisti, tre applicazioni diverse dello stesso detto. Questo ci fa capire e ci mostra come i vangeli non siano una cronaca esatta della vita di Gesù ma una teologia, un'applicazione cioè che gli evangelisti fanno del messaggio di Gesù.
Il confronto della parabola sta tra il granellino di senapa e il gelso.
In Palestina era proverbiale il "granello di senapa": era un modo per dire una cosa piccolissima, "piccolo come un granello di senapa". Oggi diremo: "E' niente!", cioè piccolissimo, insignificante, senza forza.
Il gelso, invece, era un albero difficilmente sradicabile (conosciuto proprio per questa sua caratteristica) perché le sue radici penetravano profondamente nella terra. Proprio per questo poteva rimanere piantato anche per 600 anni.
Ebbene, una cosa apparentemente così piccola, inerme, senza forza (come un granello di senape) può sradicare, vincere, una cosa (gelso, monte) così grande e inamovibile.
La fede, non è quindi di questione di quanta ce n'è (come chiedono gli apostoli), ma di averne anche poca (cfr granello di senapa) ma autentica. Chi ha fede tutto può (che non vuol dire che tutto farà!).
La parabola successiva (Lc 17,7-10) si rifà ad una situazione che chi lo ascoltava capiva bene. Se c'è un padrone che ha dei servi, quando questi tornano non è che gli dice: "Beh, adesso sedetevi che vi servo io". Sono i servi (=è il loro ruolo) e quindi lo serviranno e non si farà servire.
"Così anche voi quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: "Siamo servi inutili". " (Lc 17,10). Ma a ben vedere, i servi mica sono stati inutili! Anzi: prima hanno lavorato fuori nei campi; poi hanno lavorato dentro servendo il padrone. Che inutili: questi sono stati utilissimi!
Per capire il senso dobbiamo capire che la parola acreios (gr.) tradotta con "inutili" (ma è evidente che non sono stati inutili: più utili di loro!) è di difficile traduzione nel senso che indica un atteggiamento di modestia ("miseri"), di coloro cioè che stanno al loro posto. Loro sono i servi e hanno fatto nient'altro che ciò che gli veniva richiesto: non hanno quindi nessuna pretesa.
Allora una traduzione migliore potrebbe essere: "Siamo servi senza pretese: abbiamo fatto nient'altro ciò che dovevano fare (=siamo servi e abbiamo fatto i servi)".
La parabola si riferisce ad una certa mentalità del tempo che accampava pretese verso Dio (il padrone è Dio e i servi coloro che non possono accampare pretese). Infatti per alcune persone le opere buone, la fedeltà alla Legge e alle regole, costituiva un merito e quindi dei diritti davanti a Dio. Era un do ut des, uno scambio: "Io sono bravo... io sono ubbidiente... io non faccio nulla di male e quindi mi merito il paradiso... di essere amato da te... sono un bravo cristiano...".
Questo è un rischio sempre presente. Quando preghiamo o digiuniamo o facciamo una veglia perché Dio "faccia questo... quell'altro... mandi la pace... non faccia accadere quella cosa... ecc", dobbiamo sempre stare attenti a non "comprare" Dio.
Sappiamo che la preghiera di molte persone crea una forza enorme: davvero "l'unione fa la forza".
Alcuni esperimenti realizzati in Giappone con le scimmie hanno mostrato come alcune di esse avessero imparato a buttare in acqua delle patate dolci per ripulirle dalla sabbia. Dopo un lungo periodo, la centesima scimmia, discendente dalle prime, aveva capito come doveva fare. Era stata raggiunta la massa critica e tutta la colonia aveva adottato quell'abitudine. Ancor più stupefacente è il fatto che le scimmie delle isole vicine si fossero messe a fare altrettanto, anche se nessuna delle scimmie-cavie era entrata in contatto con loro (è la teoria morfogenetica di Sheldrake).
Così come in un esperimento scientifico a Los Angeles, un gruppo di monaci ha pregato (tre giorni di intensa meditazione) in un monastero al centro della città. In quei tre giorni la criminalità è diminuita del 30% (i dati sono conservati dalla polizia di Los Angeles!).
Quindi il bene, l'amore, la forza, la fiducia, si diffonde e si trasmette realmente da noi a fuori di noi e nel mondo circostante. E' lo stesso fenomeno per cui di fronte a certe persone si sta benissimo e di fronte ad altre malissimo. La gioia, la vitalità, l'amore delle prime o la cattiveria, il risentimento, l'odio delle seconde si diffonde.
Detto questo, però, noi preghiamo perché Dio cambi noi, i nostri cuori e le nostre vite. Preghiamo perché dia a noi la forza di affrontare ciò che c'è da affrontare, di fare le nostre scelte, di prenderci le nostre responsabilità, di accettare i limiti della vita, ecc.
La preghiera non è uno scambio: io ti prego tanto e tu mi dai. Quante volte le persone hanno detto: "Sono arrabbiato con Dio... con tutto quello che l'ho pregato!". Dio non è questo e la preghiera non serve a questo. La preghiera non è lo strumento per "manipolare" Dio su quello che ci interessa. La preghiera non raggira Dio ma cambia il nostro cuore e la nostra anima.
Detto questo, la parabola ha anche un profondo significato per noi: rispetta i ruoli. I ruoli a volte divengono maschere e prigioni: allora uccidono. Ma dobbiamo anche imparare il rispetto dei ruoli a non "prendere" territori che non ci appartengono. Il servo fa il servo e il padrone è il padrone.
I genitori fanno i genitori e i figli fanno i figli. Per cui, ad esempio, se c'è da riprendere un figlio lo fa il genitore e non il fratello più grande: "Non lo fai perché non è il tuo ruolo. Punto e basta!". Ognuno ha il suo ruolo, ognuno ha il suo posto. Io sono suo padre (madre), tu suo fratello.
I nonni fanno i nonni e i genitori i genitori: per cui se i genitori decidono che l'educazione del loro figlio dev'essere "così", i nonni, visto che i loro figli li hanno già avuti, rispettano il volere dei genitori. D'altra parte il ruolo dei nonni è quello di aiutare e non di sostituirsi o di fare i genitori-bis: per cui i genitori non possono pretendere dai nonni (i loro genitori) di aiutarli sempre. Ognuno ha il suo ruolo, ognuno ha il suo posto.
Il genitore (di solito la mamma) che dorme con il bambino e il papà che dorme nel suo letto è una confusione di ruoli. Il bambino crescerà pensando di essere "marito" della madre e il marito si sentirà estromesso dalla moglie. Il bambino (anche se la madre vivesse sola!) dorme nella sua cameretta. La camera da letto dei genitori non è il suo posto.
Animatori dei ragazzi: uno viene eletto responsabile. Gli altri faranno riferimento a lui per le decisioni e per le scelte. E' il suo ruolo (con le sue responsabilità!). E se non dovrò coordinare io, saprò mettermi a disposizione (atteggiamento assertivo): ma non sarò io a dire cosa si deve fare e cosa non si deve fare. Ognuno ha il suo ruolo, ognuno ha il suo posto.
Ma ad esempio a tavola o in un gruppo, si rispettano i turni nel parlare (senza mai essere rigidi). Se uno parla, l'altro ascolta. Poi lo farà lui. Se uno si sta prendendo la minestra, l'altro aspetta, senza rubargliela prima. Altrimenti uno impara che "può tutto", che "lui è il centro del mondo".
Cosa succederebbe in una squadra di calcio se non si rispettassero i ruoli. Il portiere esce dalla porta e va in attacco; l'attaccante va in panchina; l'allenatore scende in campo...: un macello. Ognuno ha il suo ruolo, ognuno ha il suo posto. Così io capisco cosa è mio, cosa no e cosa è tuo.
Ma cos'è la fede? Oggi sappiamo cosa avviene nel nostro cervello. Oggi sappiamo cose che solo dieci anni fa ci sarebbero sembrate incredibili.
La fisica quantistica ci dice: "Quando tu pensi emetti dei pacchetti di onde elementari (si parla di tachioni, particelle senza massa) che alla velocità di 857 milioni di km al secondo (!) raggiungono tutto ciò che risuona nell'universo alla stessa frequenza.
Pensa alla radio: se tu ti sintonizzi su Radio Rds ti metti su una certa frequenza d'onda. Se, invece, sei sintonizzato su di un'altra, senti e sei collegato con Radio 105. Per cui quando tu pensi "io non ce la faccio", il tuo cervello emette onde che vanno a sintonizzarsi con tutti quelli che pensano così e tu avrai la certezza di non farcela. Quando tu pensi "impossibile", il tuo cervello che cerca soluzioni, va a sintonizzarsi con la frequenza "impossibile" e non potrà nient'altro che dire: "Vedi, è impossibile".
Se tu hai paura di essere derubato, con quale frequenza ti stai sintonizzando? Con la frequenza: "Rubami!". E che cosa potrà accadere secondo te? Se tu hai paura che tuo figlio faccia un incidente stradale, ti stai sintonizzando con la frequenza "incidente stradale". E' molto pericoloso questo.
Se tu ti pensi "non so come ma ce la farò", il tuo cervello va a sintonizzarsi con la frequenza "ce la farò" e in qualche modo, a te oggi non conosciuto e incredibile, farà in modo che tu ce la farai. Se tu pensi e vivi: "Sono nelle mani di Dio, Lui mi ama e i suoi angeli mi proteggono", allora ti sintonizzi sulla frequenza "al sicuro; sono protetto", e ti attiri nient'altro che ciò.
Sembra magia ma è solo fisica quantistica. Sembra un giochetto per creduloni ma in realtà questa è la fede: credere a ciò che non è ancora. Questo è ciò che dice il vangelo di oggi: "Se hai un po' di fede, vedi questo gelso impossibile da spostare? Tu lo farai!".
Nel medioevo è realmente successo questo fatto. Una città, rinchiusa dentro le mura, era da mesi assediata dai nemici. La gente era ridotta alla fame e senza più provviste. L'alternativa era morire o arrendersi. In chiesa, il frate disse: "Cari paesani, noi non abbiamo fede. Se avessimo fede, Dio ci libererebbe dall'assedio". Alcuni si misero a ridere, altri gli urlarono dietro, altri inveirono contro di lui. Ma lui disse: "Proviamo per un giorno ad avere fede, a credere che l'impossibile sarà possibile. Vi chiedo un giorno solo". Tanto valeva la pena di provare, ormai. Così per un giorno tutti credettero che sarebbero stati liberati dall'assedio. Il sacrestano disse al frate: "Ma come farà Dio a liberarci da questa situazione?". "Non lo so, se lo sapessimo, non avremmo fede. Noi sappiamo che avverrà; il come non lo sappiamo".
Ad un certo punto entra in chiesa di corsa un uomo: "Ho trovato come fare! Ho trovato come fare! Padre, faremo così: c'è rimasto in città un solo maiale, noi lo libereremo e i nemici diranno: "Se lasciano uscire un maiale vuol dire che hanno così tanto cibo, difese e armi che è inutile stare qui". Che ne pensa padre?". Il frate disse: "E' una buona idea". Il re accettò e tutti ebbero fede. I nemici videro il maiale fatto uscire dalle mura e scoraggiati si dissero: "Meglio andarsene". E in quella notte se ne andarono.
La fede è così: fa uscire, fa nascere, qualcosa di imprevisto, di "oltre", di "incredibile" per le nostre menti ristrette, per cui l'impossibile diventa possibile, realtà.
Ho visto bene cos'è la fede durante un corso. Uno dei partecipanti perde le chiavi dell'auto. Cerchiamo dappertutto ma non le troviamo. Uno dei partecipanti ad un certo punto ci ferma e ci dice: "State sbagliando; dovete aver fede". E io ho pensato: "E lo dice a me, che sono un prete!?". E continua: "Non sarete voi a trovare le chiavi ma le chiavi troveranno voi. Voi dovete solo aver fede. Fate come se voi aveste già le chiavi". Io invece ero preso dall'ansia e dalla preoccupazione ma, poiché siamo ad un seminario di spiritualità, gli credo (e il tipo tra l'altro mi pare veramente un uomo spirituale). Allora smettiamo di cercare e di chiedere, ci beviamo il caffè, ritorniamo al seminario e per tutto il giorno facciamo come se le chiavi fossero già nostre, anche se in realtà non lo erano. Continuiamo serenamente: finisce il seminario, ceniamo all'hotel e quando stiamo per prendere il caffè prima di venire via (le chiavi non le abbiamo ed è ora di andare), dalla hall dell'hotel si sente al microfono: "Sono state ritrovate un mazzo di chiavi di un'auto". Erano le nostre, ovviamente!
Guardate la storia degli uomini: chi sono gli uomini che hanno cambiato la storia? Cristo, Maria, Maometto, Copernico, Colombo, Edison, Einstein, sono tutti stati uomini che hanno creduto nell'incredibile. Hanno creduto (fede) di poter fare qualcosa che prima sembrava impossibile.
Virgilio diceva: "Possono perché credono di potere". E' così!
Dobbiamo insegnare agli uomini ad aver fede. Aver fede non vuol dire pregare di più (casomai la preghiera è un mezzo per aver più fede). Aver fede vuol dire avere la certezza che ce la faremo. Aver fede vuol dire essere certi che l'aiuto o quello che ci serve, che oggi non abbiamo, arriverà. E quando non arriva, rimanere fissi che arriverà, perché arriverà.
Quando monsignor Francesco Frasson costruì l'Opsa di Padova (istituto che si prende cura di gravi forme di handicap) nel lontano 1956, non vi erano tutti i soldi per farlo. Ma lui fece come se ci fossero. Allora un collaboratore gli disse: "Ma Francesco non abbiamo i soldi!". "Noi abbiamo la fede!". "Francesco, non ci sono i soldi?!", riprese. "Se avessimo i soldi, che ce ne faremo della fede? Stai tranquillo e adesso vai a dormire in pace. Abbi fede". E così fu.
Torniamo al vangelo. Quando gli chiedono. "Aumenta la nostra fede" (17,5), Gesù risponde: "Non è questione di averne di più, ma di averne, ne basta infatti un granello di senapa. La fede o ce l'hai o non ce l'hai".
Il gelso=simbolo di qualcosa di impossibile da togliere e da sradicare.
Fede=certezza che sia possibile anche se non si sa come; fede=qualunque cosa mi verrà indicata, la farò anche se strana o non concepibile per me.
Ed Roberts: a 14 anni rimane paralizzato dal collo in giù. Durante il giorno usa un respiratore e la notte la passa in un polmone d'acciaio. Che vita sarà? La paura dice: "E' la fine! Ma dove vuoi che vada? Che vita che mi aspetta". Ma la fede dice: "Vivrò e mi realizzerò! Come? Non lo so, ma sarà così". Ed Roberts si è realizzato, si è laureato, è diventato capo di Stato per il dipartimento per la riabilitazione e ha cambiato i pregiudizi della società verso i disabili. La fede sposta le montagne!
Billy Joel, famoso musicista. A vent'anni si butta tutto sulla musica, ma fallisce e finisce col dormire nelle lavanderie, senza casa e senza soldi. Decide di suicidarsi. La paura dice: "E' finita; è impossibile; non si può seguire i propri sogni; meglio accontentarsi". La fede dice: "Tutto è possibile per chi crede". Billy si dice: "Voglio aver fede: quello che Dio mi manderà io lo farò". Il giorno dopo incontra per caso (!) un uomo che gli dice: "Perché non ti fai aiutare da un istituto di terapia mentale?". Lui: "Ma neanche per sogno!". La sua vita va sempre peggio. Allora si dice: "Mi avevo detto: quello che Dio mi darà, io lo farò. Dio qualcosa mi ha mandato...". Entra in istituto, recupera la fiducia in sé e diventa un famoso musicista.
Il contrario della fede è la fissazione, quando cioè noi abbiamo stabilito un'idea e non vogliamo cambiarla.
Quando Copernico, Galileo e soci dissero: "Non è l'universo che gira attorno alla terra ma è la terra che gira attorno al sole", gli altri dissero: "Impossibile!". Era impossibile solo perché non era ancora stato dimostrato.
Quando qualche fisico a inizio secolo iniziò a dire: "L'atomo (a-tomos=non divisibile) si può dividere", a tutti parve impossibile. Lo era solo perché non era stato fatto, oggi non lo è più.
Quando il Concilio Vaticano disse che la messa si sarebbe celebrata in italiano e non più in latino e che l'altare si sarebbe girato, alcuni rimasero scandalizzati. Oggi nessuno lo è più.
Sono quel gelso quando sono fissato sulle mie idee, sulle mie posizioni, sulle mie regole rigide, sui miei pregiudizi, sui miei credo indiscutibili, allora più nulla è possibile.
C'è una storia su come noi a volte siamo fissati come un gelso. La piccola Mary era in spiaggia con la madre. "Mamma, posso giocare con la sabbia?". "No, tesoro, se no ti sporchi i vestiti". "Posso entrare con i piedi nell'acqua?". "No, se ti bagni ti viene il raffreddore". "Mamma posso andare a giocare con gli altri bambini?". "No, se no poi ti perdi". "Mamma, mi compri il gelato?". "No, se no ti fa venire il mal di gola". La piccola Mary, allora scoppiò a piangere. La madre si rivolse ad una signora lì presente e le disse: "Per amor del cielo! Ha mai visto una bambina più nevrotica?".
Il grande modello di fede è Maria. Pensateci: era impossibile da accettare quello che Dio le proponeva, essere cioè madre di Dio, che voleva dire essere eretica (una donna madre di Dio? La pena era la morte), e incinta, ma non dal suo fidanzato Giuseppe (pena: la lapidazione). Ma ebbe fede: "Non so come, ma mi fido, avvenga quello che tu vuoi e ciò che tu mi dirai, io lo farò". E così fu.
Fidatevi di Dio e abbiate fede: nulla vi sarà impossibile.
Pensiero della Settimana
Tutto è possibile per chi crede.
Chi crede sa che avrà tutto ciò che desidera...
ma non come vuole lui ma bensì come vuole Lui.
Per cui non chiedere mai una cosa ma di vivere un valore.
Il come non sta a te deciderlo.
Lascia che Dio faccia Dio: tu sta al tuo posto.
E avrai molto di più di ciò desideravi.
La fede è la possibilità di ogni cosa.

Fonte:http://www.qumran2.net/

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