don Marco Pedron"Unica ricchezza DIO"

 Unica ricchezza DIO
don Marco Pedron
XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) 
Vangelo: Lc 16,1-13 
Cosa sta succedendo? Succede che Gesù sta andando a Gerusalemme ed è seguito da una gran massa
di persone. E perché lo seguono? Perché vogliono seguirlo? Per amore del suo messaggio? (Vi ricordate appena due domeniche fa: "Siccome molta gente andava con lui, si voltò e disse: "Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre..." Lc 14,26-27). No! Lo seguono per interesse.
Infatti pensano che lui sia il Messia e che stia andando a Gerusalemme per fare un colpo di stato e ad intronizzarsi al posto dei sommi sacerdoti e dei Romani. Quindi lo seguono sperando di spartirsi il bottino e condividere il potere con lui. Per questo Gesù per tre volte dovrà dire: "Non vado per conquistare il potere ma sarà il potere a conquistare me e a uccidermi" (Lc 9,22; 9,43-45; 18,28-30).
E nel terzo annuncio Pietro gli dice: "Noi abbiamo lasciato tutto per te! (Lc 18,28)", sapendo poi che tu spartirai con noi il bottino della vittoria. E Gesù chiaramente dovrà dirgli: "In verità ti dico che non c'è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figlie per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà" (Lc 18,29-30). Sì, è vero, se mi seguite avrete tante ricchezze ma non quelle che pensate voi (soldi, potere, prestigio).
E quando sentono questo lo lasciano solo: "Vai tu a Gerusalemme, poi mandaci una cartolina! Noi non siamo disposti a lasciare tutto per te e per queste "ricchezze"". Erano pronti a morire con Gesù... ma solo se c'erano ricchezze da spartire!
La parabola di oggi è letteralmente sconcertante perché Gesù elogia un ladro. Se non fosse perché è scritta nel vangelo nessuno mai potrebbe immaginare che Gesù avesse detto una cosa simile. Si trova in Lc 16.
C'è un uomo ricco. L'uomo ricco, come tutti i ricchi, ha un amministratore e questi è accusato di sperperare i suoi averi. Il padrone allora lo chiama e gli dice: "Rendimi conto dell'amministrazione, della situazione economica, perché da adesso sei licenziato" (Lc 16,1-2). Il ricco cioè ha scoperto che il suo amministratore gli ha rubato dei soldi e adesso gli toglie, ovviamente, il posto di lavoro.
Osserviamo: nella parabola l'amministratore non si pente e non chiede scusa. Che fa? Si dice - e non fa mica una gran figura in quello che dice -"Zappare non ho forza, mendicare mi vergogno. Ma so io quel che devo fare" (Lc 16,3)". E che fa? Ruba al suo padrone una seconda volta (Lc 16,4-7). Un ladro professionista; ce l'aveva proprio nel sangue! Ad un primo imbroglio se ne aggiunge un altro!
Così va, uno per uno, dai debitori del suo padrone e gli dice: "Tu quanto devi al mio padrone?". Gli rispose: "Cento barili d'olio". "Scrivi subito con la tua mano nella tua ricevuta cinquanta!". Dobbiamo considerare che cento barili d'olio erano un capitale: immaginate che corrispondevano a più di tre anni di paga per un operaio.
Ne chiama un altro e domanda: "Tu quanto devi al padrone?". E questi: "Cento misure di grano". "Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta!". Cento misure di grano erano circa 260-280 quintali. Erano quindi un bel po'!
E' un agire strano! Ma perché l'amministratore si comporta così? Beh, non ci sono tanti motivi teologici o caritatevoli, ma semplicemente puro opportunismo. L'uomo pensa: "Adesso io sono senza lavoro. Allora io adesso li favorisco (falsando le carte), loro sono contenti, me li creo amici e così mi faccio assumere poi da loro, riconoscenti dei vantaggi che ho loro procurato".
Il finale della parabola poi è incredibile e inverosimile: "Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza" (Lc 16,8).
Ma qual è il padrone che fa così? Nessuno. Se ti va bene ti fa causa e ti denuncia... se va peggio ti "prendi una rata di botte"... se va male male "ci lasci le penne". Altro che essere lodati! Ma dove vive Gesù?
E poi chiusura altrettanto sconcertante: "I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce" (Lc 16,8). E' un invito che Gesù fa: comportarci, cioè, come questo uomo con scaltrezza, furbizia, rimanendo "svegli".
Voi ci capite qualcosa?
Per capirci qualcosa dobbiamo considerare una serie di cose.
1. Lc ha molto a cuore il tema della ricchezza e lo tratta ripetutamente.
2. Gesù ha già trattato della ricchezza e dell'illusione di felicità che la ricchezza dà nel capitolo 12,13-21.
Lì Gesù parla di un uomo ricco che ha accumulato così tanto (granai pieni) che pensa fra sé: "Cosa farò di tutto questo accumulo? Ebbene, demolirò i granai che possiedo e ne costruirò di ancora più grandi e poi dirò: "Anima mia, hai a disposizione molti beni per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia". La ricchezza sembra una promessa di felicità... sembra... ma non lo è (il povero è sfortunato due volte: una perché è povero, due perché ha come modello il ricco. Crede che il giorno che sarà ricco sarà felice... invece sarà solo ricco).
Illusione è che i soldi facciano felici (figuriamoci la povertà!): non è così!
L'uomo muore perché è attaccato ai soldi, perché senza è pieno di paura, perché fonda la sua vita su ciò che ha e non su ciò che è. La vera ricchezza non è ciò che hai ma le relazioni che hai.
La sera del loro matrimonio due sposini molto poveri sono in riva al mare e si parlano. Lui dice a lei: "Cara, ti prometto che lavorerò tanto, tanto, pescherò tanto e un giorno mi comprerò una barca più grande... così andrò più lontano nel mare e pescherò ancora di più... lavorerò e poi mi potrò permettere un garzone... lavorerò e poi aprirò un'azienda ittica... lavorerò e aprirò mercati in Oriente... lavorerò, lavorerò e un giorno saremo ricchi". E lei: "Ma caro, noi siamo già ricchi: io ho te e tu hai me".
3. Siamo nel capitolo 16 di Lc, dove in tutto il capitolo l'evangelista tratta della ricchezza. Domenica prossima sentiremo la parabola del ricco e di Lazzaro (ancora la questione della ricchezza).
4. Al tempo di Gesù il Mammona (cioè la ricchezza) veniva distinta in ricchezza onesta e ricchezza disonesta.
Solo che per Gesù la ricchezza è sempre, in ogni caso, disonesta e ingiusta (adikias; Lc 16,9). Perché la ricchezza è sempre frutto di ingiustizia, perché in qualche maniera chi accumula, sottrae agli altri.
Il termine "Mammona (m-ame/on-a)" (cfr Lc 16,9; compare 4 volte nei vangeli di cui 3 in Lc), nella radice ebraica, ha lo stesso significato della parola amen. Amen vuol dire "sia così", nel senso di qualcosa che è sicuro, che è certo.
Il termine "Mammona", nella lingua aramaica ed ebraica, significa ciò che è certo, ciò che da sicurezza, ciò su cui si può contare.
E cos'è che è certo, che ti dà fiducia e certezza? L'accumulo dei beni! Mammona, quindi significa "accumulo dei beni, ricchezza, sicurezza materiale".
Allora cosa serve l'accumulo dei beni (Mammona)? Non per accumulare come il ricco di Lc 12 ("Farò così... demolirò... costruirò... raccoglierò... dirò a me stesso") perché è un'illusione pensare che la ricchezza/l'accumulo faccia felici.
La ricchezza serve per procurarsi "degli amici". Ma chi sono questi amici?
"Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne" (Lc 16,9). Ma chi sono questi "amici" che possono accogliere nelle dimore eterne? Nessun "amico" fisico può farlo. Infatti. Questi "amici" è la fede, Dio.
Puoi essere ricco o povero, ma un giorno lascerai qua tutto. Quindi "l'amico" che ti salverà sarà solo la tua fede, la tua fiducia in Dio. La vera ricchezza è Dio, la fede, perché la morte, di fronte a Lui, non è più un dramma ma un passaggio.
"Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto. Se non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?" (Lc 16,10-12). L'amministratore era proprio stato così: disonesto nel poco e nel molto.
Cos'è questa fedeltà? La fedeltà è la dote, la capacità che viene dalla fede.
La fedeltà è, ricco o povero che tu sia, che la tua vera ricchezza sia Dio. Se Lui è la tua vera ricchezza allora tu vivrai non attaccato ai soldi: li userai ma non vivrai per loro. Li potrai condividere perché non ne sarai loro schiavo.
Ma se non hai fede/fedeltà non puoi riceverla e non puoi darla, poco o tanta che sia. Chi è senza fede (cioè disonesto) non ha fiducia né di Dio, né degli altri, né nel poco e né nel molto.
Ecco la conclusione ovvia: "Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e Mammona" (Lc 16,17).
Gesù non è mai stato contro il benessere, la ricchezza, se questo però è per tutti.
Gesù qui dice: "Se tu servi Dio allora non sei schiavo dei soldi: li usi, ma poiché non ti attacchi a loro non sono il tuo "Dio", non sono l'assoluto. E se non sono l'assoluto puoi condividerli, puoi darne un po' a chi sta veramente soffrendo, a chi è in difficoltà. Allora Dio è il tuo Dio, il tuo cuore vive e si lascia toccare dalla sofferenza delle persone che si fa generosità".
Dio ha un grande vantaggio: non si può perdere. Tutto il resto sì. Per questo vivere con Dio ti fa tranquillo, sereno e beato: Lui non lo perdi mai. Neppure se muori lo perdi!
Ma se tu hai come tuo "Dio" Mammona, allora tu ti attacchi ai soldi, al potere, alla posizione sociale, al prestigio, fai cioè di un bene terreno il tuo assoluto. Ma tutto questo non ti può salvare, non ti può far felice, non ti può far uomo e ti chiude dalla generosità e dalla passione.
E questo diventa ingiustizia, perché se tu hai (soldi, conoscenze, potere, possibilità) e uno ne avrebbe bisogno, tu te lo tieni stretto per te per paura di perderlo.
Ogni ricchezza ha un grande svantaggio: la perdi. Per questo la gente ha paura e cerca di tenersela stretta. Teme di perderla... e la perderà. Mammona ti fa vivere nient'altro che nella paura.
Un uomo, senza figli e senza famiglia, ha vissuto una vita di stenti in una casa che aveva perfino le finestre rotte e senza riscaldamento. In banca ha lasciato 350.000 euro!
Muore una persona ricca. Allora uno degli eredi chiede: "Quanto ha lasciato?". E un altro risponde: "Tutto!".
Due persone hanno vissuto una vita accumulando un piccolo gruzzolo. E sono arrivati a novant'anni mettendo da parte qualcosa. E sapete cos'è successo? Sono morti!
Vuoi sapere quanto ricco sei? Chiediti cosa avrai di tutto questo fra 100 anni.
E subito dopo Gesù chiarirà: "Voi farisei vi ritenete giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che è esaltato fra gli uomini è cosa detestabile davanti a Dio" (Lc 16,15).
I farisei pagavano tutte le decime e non rubavano niente. Ma, invece di farsi "amici" col denaro, cioè di aver fede, i farisei erano amici del denaro ("ascoltavano tutte queste cose e si beffavano di lui" Lc 16,14). I farisei, cioè facevano bene i loro conti in tasca e la loro sicurezza era riposta proprio in queste ricchezze (soldi, buon nome, prestigio, riconoscimento sociale, potere, Mammona).
Non per niente il Tempio di Gerusalemme era la più grande banca del Medio Oriente. Per questo vi erano 250 guardie sempre al lavoro. E uno si chiede 250 per sorvegliare un tempio?! Va bene religiosi, ma insomma!
Ma le 250 guardie sorvegliavano il famoso "Tesoro" del tempio! Tant'è vero che era il posto più sicuro del mondo e mai vi era stato un furto. Per questo la gente depositava lì i suoi averi.
Per questo Gesù quando fece volare via colombe, buoi e soldi dall'atrio del tempio, si inimicò tanta gente. "Parla di Dio finché vuoi, ma non toccare mai il portafoglio".
E quando i Romani conquistarono Gerusalemme e distrussero il tempio, il prezzo dell'oro, da quanto ce n'era in tutta la Siria, scese di oltre la metà.
Ecco qua: gli uomini esaltano Mammona, le loro ricchezze e confidano in esse. Ma per Dio questo è detestabile. Perché l'unica vera ricchezza è Lui.
Il 12 settembre del 1857 a bordo della nave Central America si ballava e si cantava. I cercatori d'oro (un centinaio) avevano fatto una campagna molto fortunata e stavano rientrando con le tasche piene d'oro. Confidavano in quello... ma un uragano mandò a picco la nave con i suoi 62 lingotti d'oro e tutte le ricchezze che conteneva. 100 persone persero tutto, 450 anche la vita.
Confida solo in Colui che ti fa vivere.
Ma noi possiamo leggere questa parabola anche in un altro modo.
C'è un problema irreversibile: il padrone lo ha scoperto e non c'è più niente da fare. Che si fa di fronte a questo? Ci si dispera? Ci si butta via? E' tutto finito?
Un problema è un problema finché lo consideriamo tale: si chiama occasione se impariamo e la sfruttiamo a nostro favore. Tutti i problemi sono superabili: è che non sempre come vogliamo noi. La soluzione c'è, anche se è diversa da quello che avremmo voluto o che ci saremmo aspettati.
Qui l'uomo ha trovato una "soluzione creativa". Il problema si è trasformato in un'occasione. Per questo Gesù nelle parole dell'amministratore, lo loda.
Un uomo è stato licenziato dopo 30 anni di lavoro. Reazioni abituali: "Che ingiustizia! Tu lavori una vita e poi ti trattano così! Io mi sono sacrificato per il lavoro e loro non si sono fatti scrupoli; e adesso?". Di fronte a ciò ci si può deprimere ("poverino me"), ci si può arrabbiare ("che bastardi"), si può anche morire ("la mia vita non ha più senso"). Ma anche no! Questo uomo ha detto: "Finalmente. Siccome non riuscivo a farlo, la vita mi ha dato uno spintone. Così cambio lavoro e faccio finalmente quello che voglio". Era direttore di banca; adesso si è preso un pezzo di terra, lavora i suoi campi e finalmente è felice.
Una famiglia aveva un problema con la figlia di tre anni: non c'era la possibilità di portarla alla scuola materna (tutto pieno). Si era di fronte alla scelta inevitabile che la madre avrebbe dovuto stare a casa dal lavoro. Solo che il suo lavoro, nel budget familiare, era indispensabile. Si poteva dire: "E ti pareva! Mi tocca rinunciare al lavoro!". Ci si poteva deprimere, ci si poteva sentire la "sfigata" di turno, poteva sentire una coalizione della vita contro di sé. Che si fa? Soluzione creativa: ha creato lei una baby-parking dove oltre a suo figlio ce ne sono anche altri.
Il fondatore e presidente di una nota assicurazione, anni fa, si vantava che da qualunque situazioni, lui si era sempre tirato su al meglio. Un giorno uno dei suoi dipendenti aveva commesso un errore terribile, che era costato all'azienda 10 milioni di dollari. Convocato il dipendente nel suo ufficio, esordì: "Immagino che lei voglia presentare le dimissioni?". E il dipendente: "Ma neanche per scherzo! Ho appena speso 10 milioni di dollari perché tutti vedano quanto lei, presidente, è capace di perdonare!". Il presidente fu impressionato dalla risposta e non lo licenziò. Divenne in seguito uno degli elementi più creativi e utili all'azienda.
Viktor Frankl si trovava nei campi di concentramento dove perse tutta la sua famiglia. In quella situazione non si poteva sopravvivere se non si fossero trovati dei motivi sensati per poter accettare quell'esperienza. Così si disse: "Questa sarà la mia università di vita!". E sopravvisse!
Una donna ha sofferto per tre mesi di problemi gastrointestinali con coliche tremende di diarrea. Ha capito il perché di tutto questo. Lei ha sempre vissuto accontentando tutti e mettendo gli altri prima di sé. Ora questa non era generosità o amore degli altri ma totale disistima di se stessa. Il suo corpo non ne poteva più. Era schifato dalla cosa. Così ha colto "il problema" come la grande occasione per cambiare la sua vita. Quelli che gli sono vicino, adesso sono meno contenti, ma lei è felice, si sente per la prima volta in vita viva e - cosa non trascurabile - non ha più problemi gastrointestinali.
Ad un uomo, cinque anni fa, è stato diagnosticato un tumore: sei mesi di vita. Così, visto che doveva morire, si è licenziato dal lavoro e ha fatto tutto ciò che prima mai aveva fatto. Di un problema (e che problema!) ne ha fatto un'occasione per vivere. Per inciso, è ancora vivo ed è sano come un pesce.
Richard Buckminster Fuller a 32 anni nel 1927 è in bancarotta, la figlia Alexandra gli muore di polmonite, comincia a bere e decide di suicidarsi. Ma all'ultimo momento mentre sta per buttarsi sul lago Michigan un pensiero, un'illuminazione, gli cambia la mente: "Perché non donare la mia vita al mondo? Perché non fare della mia vita un esperimento?". E divenne un famosissimo architetto, inventore e filosofo. Visse con l'idea di fare della propria vita un dono per l'umanità. E' morto nel 1983.
Allora faccio come quell'uomo del vangelo. Trasformo un problema in un'occasione. Di fronte ad un problema mi chiedo: "Che cosa Dio mi chiama a fare che io altrimenti mai farei? Che cosa devo sviluppare, cambiare in me, che altrimenti non farei, se non fossi proprio costretto da questa situazione? Che cosa devo imparare (cambiare, lasciare, smettere, ecc) che non voglio imparare?".
Se lo faccio il problema... diventa un'occasione, una benedizione, una Grazia.
C. G. Jung: Noi non siamo qui per guarire dalle nostre malattie. E' la malattia che è qui per guarirci.

Pensiero della Settimana
"Ci vuole un nuovo modo di pensare
per risolvere i problemi prodotti dal vecchio modo di pensare".
(A. Einstein)
Fonte:http://www.qumran2.net/