MONASTERO MARANGO, "Vivere una spiritualità economica"

Vivere una spiritualità economica
 25° Domenica del Tempo Ordinario (anno C)
Leture: Am 8,4-7; 1Tm 2,1-8; Lc 16,1-13
1)Ascoltate questo, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese: certo, non
dimenticherò mai tutte le vostre opere.
Quello che viene denunciato con forza da Amos, un contadino costretto da Dio ad essere profeta, denunciando i potenti che sfruttavano i poveri con le loro speculazioni e imbrogli, con l’imposizione di tasse inique, con un lavoro massacrante e mal pagato, accade anche oggi, su scala mondiale. «Quasi senza accorgercene – afferma papa Francesco – diventiamo incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri, non piangiamo più davanti al dramma degli altri né ci interessa curarci di loro, come se tutto fosse una responsabilità a noi estranea che non ci compete». Preferiamo rifugiarci nella “spiritualità”: una specie di narcosi dell’anima che ci allontana sempre più da Dio e dai fratelli. Continua papa Francesco: «L’adorazione dell’antico vitello d’oro (Es 32,1-35) ha trovato una nuova e spietata versione nel feticismo del denaro e nella dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo veramente umano». «Si accusano di violenza i poveri e le popolazioni più povere, ma, senza uguaglianza di opportunità, le diverse forme di aggressione e di guerra troveranno un terreno fertile che prima o poi provocherà l’esplosione» (Evangelii gaudium).
Presto il grido dei poveri travolgerà questo nostro mondo, come un’ondata di piena, e tutti gli idoli saranno distrutti.
In questa drammatica situazione, cosa deve fare il cristiano?

I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Spesso, posti di fronte alle urgenze del nostro tempo, i cristiani rimangono indifferenti e distratti e non sentono la necessità di ricorrere alla decisione di convertirsi prontamente alle impegnative esigenze del Vangelo. Ci si nasconde dietro una religione di comodo. L’opposizione da parte di molti al magistero di papa Francesco, è tutta racchiusa in questa logica “religiosa”, sostenuta dal primato ambiguo della Legge, che non vuole scorgere nella sofferenza del fratello il vero orizzonte della vita cristiana. Cos’è la compassione, se non il condividere in tutto il dolore dell’altro?

Tu, quanto devi al mio padrone?
L’amministratore della parabola narrata da Gesù, l’uomo di fiducia che ha sperperato i beni del suo padrone, viene chiamato a rendere conto. All’ultimo momento, con un atto di scaltrezza, riesce a togliersi dai guai , sicuro così di trovare accoglienza - una volta licenziato – presso coloro ai quali aveva diminuito i debiti. Attenzione: Gesù non loda la disonestà, non incoraggia la corruzione, ma sottolinea l’immediatezza della decisione, la tempestività delle scelte, la lucidità nella visione degli obiettivi da raggiungere da parte dell’amministratore infedele. I «figli di questo mondo», per quanto riguarda i loro affari, i loro interessi, sono più coraggiosi, scaltri e determinati di molti cristiani, che rimangono come imbalsamati nelle loro pratiche, mentre il mondo corre via velocemente.
In più, ed è la ragione di questa pagina del vangelo, nei confronti della ricchezza i cristiani spesso si comportano secondo la logica del mondo e non secondo l’insegnamento del Vangelo.

Di che cosa si tratta, concretamente?
Si tratta di capire se la spiritualità ha a che fare solo con messe e preghiere, con qualche piccolo digiuno e l’elemosina della domenica, o se invece non interessi anche l’economia nel suo insieme, il modo con il quale noi gestiamo le risorse, l’impegno verso una distribuzione equa dei beni della terra. Poco o tanto, la dimensione economica è un fatto che coinvolge tutti, nel bene e nel male: abbiamo già visto, nella prima lettura, come, a motivo della idolatria del denaro, il povero viene schiacciato e ucciso.

Ebbene, io vi dico, fatevi amici con la ricchezza disonesta.
Facciamo ancora attenzione: Gesù dice che la ricchezza, anche qualora fosse guadagnata “onestamente”, è sempre “disonesta” quando viene cercata e perseguita come scopo primario dell’esistenza. Vivere per i soldi, per la ricchezza, è idolatria, e la ricchezza accumulata così è ingiusta, iniqua. Il denaro deve servire per “farci amici”. Cosa vuol dire? Significa che il denaro, che oggi è il principale strumento di divisione e di morte, deve diventare un fattore di comunione, affinché ogni uomo possa essere considerato un fratello degno di abitare questo mondo in modo libero e responsabile. Il denaro deve servire per dilatare gli spazi dell’amicizia, non per umiliare e uccidere l’uomo. Presto o tardi il denaro non ci servirà più, perché le bare non hanno tasche, e allora, quando ci presenteremo davanti a Dio per il giudizio, saranno i poveri – che sempre ci precedono nel regno di Dio – ad accoglierci. Ma saranno sempre loro ad accusarci se non li abbiamo accolti e amati in questa vita.
Occorre essere «fedeli nella ricchezza disonesta». La ricchezza cercata e accumulata per se stessa è sempre disonesta. E’ un’arma che uccide. Essere fedeli significa avere la volontà di condividere con tutti, con i più deboli soprattutto, i beni, i progetti, le opere, anche tutta la vita, perché solo attraverso questa via – che il Vangelo considera «di poco conto» - possiamo scoprire le cose importanti, le ricchezze più vere, ciò che sarà nostro per sempre e che nessuno ci potrà portare via: la gioia del Regno, la comunione piena con i fratelli, l’edificazione di una società nella quale ognuno possa essere riconosciuto con il nome con il quale è conosciuto da Dio.
Ricordiamolo: i beni, quando non sono considerati una risorsa per tutti, diventano i nostri padroni, ci fanno prigionieri e ci uccidono.

Uno speciale avvertimento agli uomini di Chiesa, a quelli che hanno responsabilità e visibilità nella compagine ecclesiale: non possiamo servire due padroni. L’attaccamento al denaro, alla carriera, ai posti di prestigio, ci allontana da Dio e ci separa drammaticamente dal popolo. Non valga a nostra giustificazione la scusante che noi ci dedichiamo alla “spiritualità”: essa in realtà nasconde o occulta sovente i nostri reali interessi: che non sono la ricerca appassionata di Dio e del suo Regno.


Giorgio Scatto
Fonte:MONASTERO MARANGO,Caorle (VE)

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