ORDINE DEI CARMELITANI, Lectio Divina "Rincontrare Dio nella vita"

LECTIO DIVINA: 24ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (C)
  Domenica, 11 Settembre, 2016
Le parabole delle cose perdute
Rincontrare Dio nella vita
Luca 15,1-32

1. Orazione iniziale
Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il
quale l'hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

2. Lettura
a) Chiave di lettura:
Il vangelo d’oggi ci presenta tre parabole per aiutarci ad approfondire in noi l’immagine di Dio. L’immagine che una persona ha di Dio influisce molto nel suo modo di pensare e di agire. Per esempio, l’immagine di Dio giudice severo fa paura alla persona e la rende troppo sottomessa e passiva o ribelle e rivoltosa. L’immagine patriarcale di Dio, cioè, Dio padrone (boss), fu ed è ancora usata per legittimare i rapporti di potere e di dominio, sia nella società che nella Chiesa, nella famiglia come nella comunità. Al tempo di Gesù, l’idea che la gente aveva di Dio era di qualcuno assai distante, severo, giudice che minacciava con il castigo. Gesù rivela una nuova immagine di Dio: Dio padre, pieno di tenerezza con tutti e con ciascuno in particolare. E’ ciò che le tre parabole di questa domenica ci vogliono comunicare.
Nel corso della lettura, cerca di non soffermarti su ogni dettaglio, bensì lascia, in primo luogo, che le parabole entrino in te e ti provochino. Cerca di scoprire ciò che hanno in comune e cerca di confrontarle con l’immagine di Dio che tu hai. Solo dopo, cerca di analizzare i dettagli di ogni parabola: atteggiamenti, gesti, parole, luogo, ambiente, ecc.
c) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:
Luca 15,1-3: La chiave che apre il significato delle tre parabole
Luca 15,4-7: Nella 1ª parabola, tu sei invitato a ritrovare la pecorella smarrita
Luca 15,8-10: Nella 2ª parabola, la donna cerca di ritrovare la moneta persa
Luca 15,11-32: Nella 3ª parabola, il padre cerca di ritrovare i suoi figli perduti
Luca 15,11-13: La decisione del figlio minore
Luca 15,14-19: La frustrazione del figlio minore e la volontà di tornare a casa del Padre
Luca 15,20-24: L’allegria del Padre di ritrovare il figlio minore
Luca 15,25-28b:La reazione del figlio maggiore
Luca 15,28a-30: L’atteggiamento del Padre verso il figlio maggiore e la risposta del figlio
Luca 15,31-32: La risposta finale del Padre
c) Testo:
1Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.2I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». 3Allora egli disse loro questa parabola:
Luca 15,1-32La pecora perduta
4«Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? 5Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, 6va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. 7Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.
La dramma perduta
8O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? 9E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. 10Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Il figlio perduto e il figlio fedele: "il figlio prodigo"
11Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. 13Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. 14Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. 17Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te;19non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. 20Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. 22Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. 23Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
25Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. 27Il servo gli rispose: E' tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. 28Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. 29Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici.30Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. 31Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato ».

3. Momento di silenzio orante
perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande
per aiutarci nella meditazione e nella orazione.
a) Qual è il punto delle tre parabole che più ti è piaciuto o che ti ha maggiormente colpito? Perché?
b) Qual è il punto centrale della parabola della pecorella smarrita?
c) Qual è il punto centrale della parabola della moneta persa?
d) Qual è l’atteggiamento del figlio minore e qual è l’idea che lui si costruisce del padre?
e) Qual è l’atteggiamento del figlio maggiore e qual è l’idea che si costruisce del padre?
f) Qual è l’atteggiamento del padre con ciascuno dei figli?
g) Con chi dei due figli mi identifico: con il minore o con il maggiore? Perché?
h) Cosa hanno in comune queste tre parabole?
i) La nostra comunità rivela agli altri qualcosa di questo amore pieno di tenerezza di Dio Padre?

5. Per coloro che volessero approfondire maggiormente il tema
a) Contesto di allora e di oggi:
Il 15 capitolo del vangelo di Luca occupa un posto centrale nel lungo percorso di Gesù verso Gerusalemme. Questo percorso inizia in Luca 9,51 e termina in Luca 19,29. Il Capitolo 15 è come la cima della collina da cui si contempla il cammino percorso e da dove è possibile osservare il cammino che manca ancora. E’ il capitolo della tenerezza e della misericordia accogliente di Dio, temi che si trovano al centro delle preoccupazioni di Luca. Le comunità devono essere una rivelazione del volto di questo Dio per l’umanità.
Si tratta di tre parabole. Le parabole di Gesù hanno un obiettivo ben preciso. Per mezzo di queste brevi storie tratte dalla vita reale cercano di condurre chi ascolta a riflettere sulla propria vita ed a scoprire in essa un determinato aspetto della presenza di Dio. Nelle parabole le storie di vita sono di due tipi. Alcune storie non sono normali e non sono solite avvenire nella vita di ogni giorno. Per esempio, il comportamento di bontà del padre con il figlio minore non è normale. In generale, i padri hanno atteggiamenti assai più severi verso i figli che agiscono come il figlio minore della parabola. Le altre storie sono normali e sono solite avvenire nella vita di ogni giorno come, per esempio, l’atteggiamento della donna che spazza la casa per andare in cerca della moneta persa. Come vedremo, si tratta di diversi modi di spingere le persone a riflettere sulla vita e sulla presenza di Dio nella vita.
b) Commento del testo:
Luca 15,1-2: La chiave che apre il senso delle tre parabole
Le tre parabole del capitolo 15 sono precedute da questa informazione iniziale: "Tutti i pubblicani ed i peccatori si avvicinavano per ascoltare Gesù. Ma i farisei e gli scribi mormoravano: Quest’uomo riceve i peccatori e mangia con loro!" (Lc 15,1). Da un lato ci sono peccatori e pubblicani, dall’altro farisei e scribi, ed in mezzo ai due, Gesù. Era ciò che stava succedendo anche negli anni 80 quando Luca scrive il suo vangelo. I pagani si avvicinavano alle comunità cristiane, volendo entrare e partecipare. Molti fratelli giudei mormoravano dicendo che accogliere un pagano era contro l’insegnamento di Gesù. Le tre parabole li aiutavano a discernere. Nelle tre si avverte la stessa preoccupazione: mostrare ciò che deve essere fatto per ritrovare ciò che è andato perduto: la pecorella smarrita (Lc 15,4-7), la moneta persa (Lc 15,8-10), i due figli persi (Lc 15,11-32).
Luca 15,3-7: Nella 1ª parabola l’invito che ti è rivolto è a ritrovare la pecorella smarrita
Gesù si dirige a coloro che lo ascoltano: “Se uno di voi ha cento pecore…”. Lui dice “uno di voi”. Ciò significa che tu/voi siete interpellati! Tu, lui, tutti noi siamo interpellati! Siamo invitati a confrontarci con la strana e poco probabile storia della parabola. Gesù chiede: “Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova?” E tu cosa rispondi alla domanda di Gesù? Vedendo come viene formulata la domanda, si capisce che Gesù pensa che la risposta sia positiva. Ma sarà tale, sarà positiva? Tu correresti il rischio di perdere novantanove pecore per ritrovare quella che si è perduta? Nel mio cuore odo un’altra risposta: “Mi dispiace molto, ma non posso fare questo. Sarebbe una follia abbandonare novantanove pecore nel deserto per ritrovare quella smarrita!” Ma l’amore di Dio supera le norme di comportamento normale. Solo Dio può compiere una simile follia, così strana, così al di fuori di ciò che normalmente fanno gli esseri umani. Lo sfondo di questa parabola è la critica degli scribi e dei farisei contro Gesù (Lc 15,2). Loro si consideravano perfetti e disprezzavano gli altri, accusandoli di essere peccatori. Gesù dice: “Ma io vi dico: si farà più festa in cielo per un peccatore che si pente, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione”. E in un’altra occasione dice: “I peccatori e le prostitute vi precederanno nel regno!” (Mt 21,31) Secondo Gesù, Dio è più soddisfatto con la conversione di un pubblicano o di un peccatore, che con novantanove farisei e scribi. E’ più soddisfatto con la conversione di un ateo che mai va in chiesa che con novantanove cattolici che si dicono praticanti e fedeli e disprezzano atei e prostitute. E’ sconcertante questa immagine diversa di Dio che Gesù comunica ai dottori, ai farisei ed a tutti noi!
Luca 15,8-10: Nella 2ª parabola, la donna cerca di ritrovare la moneta perduta
Questa parabola è diversa. La breve storia della moneta perduta allude al comportamento normale e delle donne povere, che non hanno molto denaro. La donna della parabola ha appena dieci monete d’argento. In quel tempo una dramma valeva un giorno di lavoro. Per donne che sono povere, dieci dramme sono molti soldi! Per questo, quando perdono una di queste monete, cercano di ritrovarla e spazzano tutta la casa fino a ritrovarla. E quando la ritrovano, l’allegria è immensa. La donna della parabola va a parlare con le vicine: “Ho ritrovato la moneta che avevo perduto!” Le persone povere che ascoltano la storia diranno: “Proprio così! Così facciamo in casa! Quando incontriamo la moneta perduta l’allegria è enorme!” Ebbene per grande che sia l’allegria così comprensibile delle donne povere, quando ritrovano la moneta persa, Dio si rallegra ancor più per un peccatore che si converte!
Luca 15,11-32: Nella 3ª parabola, il padre cerca di incontrarsi di nuovo con i due figli persi
Questa parabola è molto conosciuta. In essa scorgiamo cose che avvengono solitamente nella vita, e c’è ne sono altre che non avvengono. Il titolo tradizionale è “Il Figlio Prodigo”. In realtà, la storia della parabola non parla solo del figlio minore, bensì descrive l’atteggiamento dei due figli, accentuando lo sforzo del Padre per ritrovare i due figli persi. La localizzazione di questa parabola nel capitolo centrale del vangelo di Luca ne indica l’importanza per l’interpretazione di tutto il messaggio contenuto nel Vangelo di Luca.
Luca 15,11-13: La decisione del figlio minore
Un uomo aveva due figli. Il minore chiede la parte dell’eredità che gli spetta. Il padre divide tutto tra di loro. Sia il maggiore che il minore ricevono la loro parte. Ricevere l’eredità non è un merito. E’ un dono gratuito. L’eredità dei doni di Dio è distribuita tra tutti gli esseri umani, sia giudei che pagani, sia cristiani che non cristiani. Tutti hanno qualcosa dell’eredità del Padre. Ma non tutti la curano nello stesso modo. Così, il figlio minore va lontano, e sperpera la sua eredità in una vita dissipata, dimenticando il Padre. Ancora non si parla del figlio maggiore che ricevette anche lui la sua parte di eredità. Più avanti sapremo che lui continua a restare in casa, conducendo la vita di sempre, lavorando nel campo. Al tempo di Luca, il maggiore rappresentava le comunità venute dal giudaismo; il minore le comunità venute dal paganesimo. Ed oggi, chi è il minore e chi il maggiore? O sarà che tutti e due esistono in ognuno di noi?
Luca 15,14-19: La frustrazione del figlio più giovane e la volontà di ritornare alla casa del Padre
La necessità di dover mangiare fa perdere al più giovane la sua libertà e diventa schiavo per occuparsi di porci. Riceve un trattamento peggiore di quello dato ai porci. Era questa la condizione di milioni di schiavi nell’impero romano al tempo di Luca. Questa situazione fa sì che il figlio più giovane si ricordi della casa del Padre: “Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!” Rivede la propria vita e decide di ritornare a casa. Prepara perfino le parole che dirà a suo Padre: “Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni!” L’impiegato esegue gli ordini, compie la legge della servitù. Il figlio minore vuole compiere la legge, come volevano i farisei e gli scribi nel tempo di Gesù (Lc 15,1). Era ciò che i missionari dei farisei imponevano ai pagani che si convertivano al Dio di Abramo (Mt 23,15). Nel tempo di Luca, i cristiani venuti dal giudaismo volevano che i cristiani convertiti dal paganesimo, si sommettessero anche loro al giogo della legge (At 15,1ss).
Luca 15,20-24: L’allegria del Padre nel rincontrarsi con il figlio minore
La parabola dice che il figlio minore era ancora lontano dalla casa, ma il Padre lo vide, gli corse incontro e lo riempì di baci. Gesù ci dà l’impressione che il Padre aspettò tutto il tempo alla finestra, guardando la strada, per vedere spuntare il figlio sulla strada! Secondo il nostro modo di sentire e di pensare, l’allegria del Padre ci sembra un po’ esagerata. Lui non lascia al figlio di terminare le parole che costui ha preparato. Non ascolta! Il Padre non vuole che suo figlio sia un suo schiavo. Vuole che sia un figlio! E’ questa la grande Buona Novella che Gesù ci porta! Tunica nuova, sandali nuovi, anello al dito, vitello, festa! In questa immensa allegria dell’incontro, Gesù lascia anche intravedere la grande tristezza del Padre per la perdita del figlio. Dio stava molto triste e di questo ora si rendono conto la gente, vedendo l’enorme allegria del Padre che si incontra di nuovo con il figlio! Ed è un’allegria condivisa con tutti nella festa che ordina di preparare.
Luca 15,25-28b: La reazione del figlio maggiore
Il figlio maggiore ritorna dal lavoro nel campo e vede che in casa c’è festa. Non entra. Vuole sapere cosa succede. Quando è messo al corrente del motivo della festa, sente molta rabbia dentro di sé e non vuole entrare. Rinchiuso in se stesso, pensa di avere il suo diritto. Non gli piace la festa e non capisce l’allegria del Padre. Segno questo che non aveva molta intimità con il Padre, pur vivendo con lui nella stessa casa. E se avesse avuto tale intimità, avrebbe notato l’immensa tristezza del Padre per la perdita del figlio minore ed avrebbe capito la sua allegria per il suo ritorno. Chi si preoccupa molto di osservare la legge di Dio, corre il rischio di dimenticare Dio stesso! Il figlio minore, pur essendo rimasto lontano da casa, sembra conoscere il Padre più del figlio maggiore, che abita con lui nella stessa casa! E così il più giovane ha il coraggio di ritornare a casa del Padre, mentre il maggiore non vuole più entrare nella casa del Padre! Costui non vuole essere fratello, non si rende conto che il Padre, senza di lui, perderà l’allegria, poiché anche lui, il maggiore, è figlio come il minore!
Luca 15,28a-30: L’atteggiamento del Padre verso il figlio maggiore e la risposta del figlio
Il padre esce di casa e supplica il figlio maggiore di entrare. Ma costui risponde: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso!" Il figlio maggiore si gloria dell’osservanza compiuta: “Non ho mai trasgredito un tuo comandamento!” anche lui vuole festa ed allegria, pero solo con i suoi amici. Non con il fratello, non con il padre. Non parla di suo fratello come tale, non lo chiama fratello, bensì "questo tuo figlio", come se non fosse più suo fratello. Ed è lui, il maggiore, che parla di prostitute. E’ la sua malizia che interpreta così la vita del fratello giovane. Quante volte il fratello maggiore interpreta male la vita del fratello più giovane! Quante volte noi cattolici interpretiamo male la vita degli altri! L’atteggiamento del Padre è diverso. Lui esce di casa per i due figli. Accoglie il figlio giovane, ma non vuole perdere il maggiore. I due fanno parte della famiglia. L’uno non può escludere l’altro!
Luca 15,31-32: La risposta finale del Padre
Così come il Padre non porge attenzione agli argomenti del figlio minore, così nemmeno la porge dinanzi agli argomenti del figlio maggiore e gli dice: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo;ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato!" Sarà che il maggiore era veramente consapevole di stare sempre con il Padre e di trovare in questa presenza la causa della sua allegria? L’espressione del Padre: “Tutto ciò che è mio, è tuo!” include anche il figlio più giovane che è ritornato! Il maggiore non ha diritto a fare distinzioni. Se lui vuole essere figlio del Padre, dovrà accettarlo com’è e non come gli piacerebbe che il Padre fosse! La parabola non dice quale fu la risposta finale del figlio maggiore. Ciò tocca a noi, perchè siamo tutti fratelli maggiori!
c) Ampliando le informazioni:
Le due economie: la Casa del Padre, la Casa del Padrone
Questa parabola è conosciuto sotto il nome di: Il figlio prodigo, e ciò lascia insinuare il lato economico. In definitiva, prodigo significa colui che spende, mano aperta, anche se questo è un dettaglio secondario nella parabola. In verità, il punto centrale del testo si trova nella scelta che il seguace di Gesù dovrà fare un giorno: la scelta tra la Casa del Padre o il sistema di condivisione e la casa del padrone o il sistema dell’accumulazione.
La parabola inizia con un giovane che chiede al padre di dargli l’eredità perché se ne vuole andare da casa (Lc 15,12). Uscire dalla casa del Padre esige che la persona abbia un’unica cosa che il mondo accetta di buon grado: denaro. Senza denaro il giovane non riuscirà ad affrontare il mondo. Ma il giovane non aveva la maturità sufficiente per amministrare il denaro in una vita sfrenata (Lc 15,13). Per peggiorare le cose, dopo aver terminato il denaro che aveva, passa per difficoltà economiche, che nella Bibbia sono definite sempre con la parola “fame”. Nel mondo biblico esiste la carestia solo se la struttura economica entra in collasso. Così il giovane comincia a trovarsi nel bisogno (Lc 15,14).
Affrontare le difficoltà genera maturità. Il giovane percepisce che ha bisogno ancora di denaro per sopravvivere in questo mondo. E così, per la prima volta nella sua vita, va in cerca di un impiego (Lc 15,15). Entra quindi nella Casa del Padrone che lo manda ad occuparsi dei porci. Ma la fame è molta, il salario non è sufficiente, e lui cerca di saziare la fame mangiando ciò che è dato ai porci (Lc 15,16). E nel frattempo, nella casa del padrone le cose non sono così semplice: il mangiare dei porci è per i porci. L’impiegato deve mangiare del salario che guadagna servendo. Così come la fame dell’impiegato, la preoccupazione del padrone è quella di ingrassare i porci. Il giovane scopre che nella casa del padrone il cibo gli è negato, non si condivide nella casa del padrone, nemmeno il cibo dei porci. Ognuno per sé!
A partire dall’esperienza vissuta nella casa del padrone, il giovane comincia a paragonare la sua situazione attuale con la situazione che si vive nella casa di suo padre. Nella Casa del Padre gli impiegati non hanno fame perchè lì il pane è condiviso con tutti gli impiegati. Nella casa del padre nessuno rimane senza mangiare, nemmeno gli impiegati! Il giovane decide allora di ritornare a casa del padre. Adesso, ha la sufficiente maturità per riconoscere che non può essere considerato come figlio, e quindi chiede al padre un impiego. Nella casa del padre gli impiegati non hanno fame perché il pane è condiviso.
Ci sono persone che pensano che il figlio ritorna perché ha fame. Il suo ritorno sarebbe un opportunismo. Non si tratta di questo, bensì di una scelta per un determinato modello di casa. Nella casa del padrone, non si condivide nulla, nemmeno le carrube dei porci. Nella casa del padre, nessuno ha fame perché la missione della Casa del Padre è quella di “saziare di beni gli affamati” (Lc 1,53). E’ la condivisione che impedisce che ci sia fame nella casa del padre. Ma il giovane scopre ciò solo perché nella casa del padrone ha fame. Paragonando i due modelli di casa, il giovane opera la sua scelta: preferisce essere impiegato nella casa del padre, luogo di condivisione, luogo in cui nessuno ha fame, tutti si saziano. Così ritorna a casa del padre chiedendo un impiego (Lc 15,17-20).
Nel mettere questa riflessione nel cuore del suo vangelo, Luca sta dando un avviso alle comunità cristiane che si stanno organizzando nel sistema economico determinato dall’impero romano. Questo sistema é simbolizzato nella parabola dalla casa del padrone, dove i porci ricevono più attenzione che gli impiegati, ossia, l’investimento vale più del lavoro. Nella Casa del Padre, ossia, nella casa dei cristiani, non può dominare questo sistema. I cristiani devono centralizzare la loro vita nella condivisione dei beni. Condividere i beni vuol dire rompere con il sistema imperiale della dominazione. Vuol dire rompere con la casa del padrone. Nel libro degli Atti percepiamo che una delle caratteristiche della comunità cristiana sta nella condivisione dei beni (At 2,44-45; 3,6; 4,32-37).
Luca vuole ricordarci che il segnale maggiore del Regno è la mensa comune nella Casa del Padre, dove c’è posto per tutti e dove il pane è condiviso con tutti. Vivere nella Casa del Padre vuol dire condividere tutto nella mensa comune della comunità. Nessuno può essere escluso da questa mensa. Tutti siamo chiamati a condividere. Come ricordiamo continuamente nelle nostre celebrazioni: non c’è nessuno così povero che non può condividere nulla. E non c’è nessun ricco che non abbia nulla da ricevere. La mensa comune si costruisce con la condivisione di tutti. E così la festa nella Casa del Padre sarà eterna.
Le tre parabole hanno qualcosa in comune: l’allegria e la festa. Chi sperimenta l’entrata gratuita e sorprendente dell’amore di Dio nella propria vita se ne rallegra e vuole comunicare questa allegria agli altri. L’azione di salvezza di Dio è fonte di gioia: “Rallegratevi con me!” (Lc 15,6.9) E proprio da questa esperienza della gratuità di Dio nasce il senso della festa e dell’allegria (Lc 15,32). Alla fine della parabola, il Padre chiede di essere allegri e di far festa. L’allegria sembrava diminuita dal figlio maggiore che non voleva entrare. Pensa di aver diritto ad un’allegria solo con i suoi amici e non vuole l’allegria con tutti gli altri della stessa famiglia umana. Rappresenta coloro che si considerano giusti e pensano di non aver bisogno di conversione.

6. Orazione di un Salmo
Salmo 63(62): Il tuo amore vale più della vita
O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco,
di te ha sete l'anima mia,
a te anela la mia carne,
come terra deserta,
arida, senz'acqua.
Così nel santuario ti ho cercato,
per contemplare la tua potenza e la tua gloria.
Poiché la tua grazia vale più della vita,
le mie labbra diranno la tua lode.
Così ti benedirò finché io viva,
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Mi sazierò come a lauto convito,
e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.
Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all'ombra delle tue ali.
A te si stringe l'anima mia
e la forza della tua destra mi sostiene.
Ma quelli che attentano alla mia vita
scenderanno nel profondo della terra,
saranno dati in potere alla spada,
diverranno preda di sciacalli.
Il re gioirà in Dio,
si glorierà chi giura per lui,
perché ai mentitori verrà chiusa la bocca.

7. Orazione Finale
Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell'unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

Fonte:http://ocarm.org/it