p. José María CASTILLO"CI SARA’ GIOIA IN CIELO PER UN SOLO PECCATORE CHE SI CONVERTE"

XXIV TEMPO ORDINARIO – 11 settembre 2016 - Commento al Vangelo
CI SARA’ GIOIA IN CIELO PER UN SOLO PECCATORE CHE SI CONVERTE
di p. José María CASTILLO
Lc 15,1-32
[In quel tempo,] si avvicinavano a lui [=Gesù] tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e
gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».


È evidente che il capitolo 15 del vangelo di Luca si incentra su un tema fondamentale. Il tema di Dio. Gesù spiega non tanto come Dio tratta i peccatori, ma, servendosi di questo tema, in realtà spiega come dobbiamo intendere il Dio di cui Gesù parla costantemente. Rispetto al Dio degli scribi e dei farisei, il vangelo di Luca ci spiega come è il Dio di Gesù. Con questo, inoltre, Gesù ci spiega anche come deve essere la religione che pratichiamo per metterci in relazione debitamente con il Padre del Cielo, tema centrale di questo capitolo.
Le religioni conservano ed accrescono la loro autorità, facendo pressioni sulle coscienze. Per questo utilizzano uno strumento potentissimo: il peccato, presentato come “perdizione”, come “perversione”, come “traviamento” che Dio condanna e castiga. Per quello manipolano i “sensi di colpa”, tormentano le coscienze e si servono persino di sentimenti magici, messi in relazione con quello che è “macchiato”, ”impuro” e “sporco”. E la cosa peggiore è il fatto che in terra ci siano rappresentanti di Dio e censori della religione che nelle società religiose hanno un potere molto forte. Un potere che esercitano per condannare, rifiutare, emarginare, escludere, facendo persino il tentativo di far passare i “peccati” addirittura come “delitti” puniti dai pubblici poteri con leggi e pene, che non esitano ad invadere la vita privata.
Nel capitolo 15 di Luca sono chiari questi dati: Gesù parla dei peccatori in maniera tale che Dio li vede come qualcosa di molto caro che si perde e lo cerca o lo attende fino a che non lo trova. Questo ritrovamento è la più grande gioia per Dio. Questo Dio non chiede conto al “traviato”, né esige che chieda perdono, né quest’incontro si realizza mediante un rituale religioso. Per questo Dio non vuole che si faccia quello che lui vuole, con lo sguardo fisso sul guadagno o sul premio che Dio mi darà. L’affetto del Padre non guarda ai meriti dei suoi figli, ma alle loro necessità e sofferenze. Così è il Padre del quale ci parla Gesù e così deve essere la religione.

Fonte:http://www.ildialogo.org/

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