padre Aldo Bergamaschi "Costui riceve i peccatori e mangia con loro"

Costui riceve i peccatori e mangia con loro
padre Aldo Bergamaschi  
XXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (11/09/2016)
Vangelo: Lc 15,1-32 
Non ho fatto nessuna infrazione alla liturgia; ho letto la forma breve perché la forma lunga conteneva
il famoso passo del Figliuol Prodigo, che conosciamo a memoria, siccome ho intenzione di parlare solo delle prime due parabole, rimandiamo a un'altra volta l'analisi del prodigo, che pure sarebbe interessantissimo, perché è uno dei cardini della teologia cattolica.
Mormoratori sono sia gli uomini che le donne, si dice che le donne siano più mormoratrici, non credo, Gesù li prende tutti e due. Vedo la scena, Gesù prima porta una esempio che riguardava gli uomini, i pastori, ed ecco la pecorella; poi siccome, probabilmente, le donne sbadigliavano lì attorno, quale donna.., ed ecco che il dramma vale per tutte due. La mormorazione dell'uomo diciamo così, è più metafisica, tiene un certo volo.. "non ci sembra giusto che Gesù dialoghi con i peccatori" più o meno così, invece le donne sono più analitiche, vanno a guardare i particolari: "ecco, mangia, mangia con loro" vedete prendono un punto preciso, avevano visto che una qualche volta delle peccatrici andavano a baciare i piedi al Signore e così via, ecco allora la critica.
Gesù reagisce a questa mentalità (vi dirò in poche battute qual'é il motivo per cui il disinteresse dell'umanità perduta da parte di chi è in piedi appartiene pure alla vostra psicologia, annuncio solo poi vi dirò). Voi dite afferma Gesù che perdo del tempo, mi occupo di cose perdute, (cose perdute badate bene sono uomini, creature come noi) ma il problema è un problema di interessi: se voi perdete una pecora, discorso rivolto agli uomini, su novantanove ne perdete una, cosa fate? Voi capite l'esempio non è a caso, su cento pecore una va perduta, la lascio andare? No, voi perché andate a cercarla? L'ironia è tremenda, perché anche se una si perde andate attorno al capitale, per me che sono fuori una pecora è nulla, ma voi che siete degli avari, che ci tenete, (mi dicono che in genere quelli che sono miliardari o milionari stanno a lesinare la lira tanto per fare un esempio).
Ecco cosa fate voi quando perdete un pezzo del vostro capitale, lo fate appunto perché quel pezzo di capitale è vostro ed è intero, solo se sono cento e non se sono novantanove. Poi mentre Gesù sta aggredendo la mentalità degli uomini, vede le donne che più o meno sbadigliano allora ecco: Quale donna che ha dieci dramme, (anche qui si tratta del borsellino) che cosa è una dramma su dieci, oppure che so, se in casa perdete gli orecchini o l'anello matrimoniale, vi agitate, pulite la casa chiamate qualcuno ad aiutarvi ed ecco quando l'avete trovata, l'esclamazione della gioia e così via.
Sicché io che mi affanno per salvare i peccatori, vengo criticato da voi che avete questi interessi che potrebbero anche essere torbidi. Sicché ogni uomo ci appartiene e ogni volta, vi dico una mia opinione, ogni volta che vedo un drogato, un ubriacone, una larva umana vittima di qualche peccato, vi confesso mi viene da piangere perché mi sembra di vedere un pezzo di me stesso condotto alla rovina. Quello è una parte della natura umana come me, ecco il motivo per cui Gesù si muove, ecco allora il rimprovero: vi fate in quattro per delle creature irrazionali e per l'uomo non avete nessuna sensibilità. Vi fate in quattro per una pecora, per una monetina, per gli uomini non avete sensibilità alcuna, per una cosa vostra mettete per aria il mondo, per una parte di voi non avete alcun interesse, questo è il punto su cui dobbiamo meditare.
La parabola della pecorella smarrita, in San Luca è raccontata per giustificare la maniera in cui Gesù si comporta con i peccatori, ma se vado a vedere la redazione di San Matteo, allora l'episodio si situa nel tempo della chiesa, smarrito non e più il peccatore a cui Gesù porta la salvezza evangelica, ma è il cristiano che si allontana dalla comunità e rischia di perdersi, avete capito, io credo che la redazione di Matteo tocchi il punto vero, vale a dire la parabola vale per la comunità cristiana, quindi qui diventa obbligatoria per il pastore di rincorrere la smarrita.
Tutti gridano la crisi della cristianità, i giovani, nessuno li educa, poveri sacerdoti, sono in croce, ho pietà di loro, prego per loro, ma il prodigo era perduto, liberamente e liberamente ritorna, qui è smarrita e allora attenzione perché Gesù corre e si preoccupa, perché il pastore della comunità dovrebbe preoccuparsi, perché il fenomeno della assuefazione o della irreversibilità venga bloccato. Spieghiamo in maniera pulita, la pecora a furia di frequentare il deserto diventa un lupo. Le pecore sono miti perché sono state addomesticate, ma provate a lasciare una pecora che deve imparare a difendersi dagli attacchi, anche lei in breve diventa un lupo. Gesù corre, si dà da fare perché non avvenga questa irreversibilità e questa assuefazione. La pecora a furia di stare nel deserto diventa un lupo e con il lupo si fa la guerra, a quel punto c'è solo la partita di caccia adesso spero che sappiate quello a cui voglio alludere.
Vogliamo applicare questo motivo al momento attuale: siamo alla guerra perché non ci siamo dati da fare per risolvere i problemi rimasti sospesi alla fine della seconda guerra mondiale, dobbiamo fare un minuto di filosofia della storia: oramai siamo in un laccio, oramai la pecora è diventata lupo e contro il lupo la ragione dice che ci vuole la partita di caccia. Chi vi parla però, da almeno un decennio continua a ripetere che il vero bubbone della convivenza mondiale sono due cose: la moltitudine delle religioni, e nelle religioni metto anche noi, il cristianesimo caduto a rango di religione per cui non ho paura di parlare male dei musulmani e via via, perché prima di tutto parlo male di me stesso, so che cosa sono diventato cadendo a rango di religione.
Gesù e venuto per chiudere l'epoca delle religioni e degli Stati nazionali che hanno la loro origine nel Vecchio Testamento e non mando più in là il pedale per non creare troppi subbugli mentali in coloro che hanno la venerazione della Bibbia inteso come Vecchio Testamento, oppure una certa venerazione. Io a partire dalla chiusura della seconda guerra mondiale quando si cominciò a parlare dell'Europa, a me non sta a cuore l'unità dell'Europa, presa in sé stessa, perché anche qualora fosse attuata nel migliore dei modi sarebbe sempre un grande Stato in mezzo a grandi stati sempre in pericolo di guerra. Ecco l'aggiunta di me povero cristiano: unità europea si, ma in funzione mondiale. L'Europa, se dentro ci sono cristiani che operano devono dare questo indirizzo, unità europea perché raggiunga finalmente la totalità della convivenza. Io continuo per questa strada sperando che la logica della guerra vada consumarsi presto, diversamente signori non ci resta altro che prepararsi alla distruzione radicale.

Fonte:http://www.qumran2.net/

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