padre Aldo Bergamaschi"Può esserci un cristianesimo di massa?


Può esserci un cristianesimo di massa?
padre Aldo Bergamaschi  
XXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (04/09/2016)
Vangelo: Lc 14,25-33
Qui, sono mazzate, se uno viene a me e non odia: sua madre, suo padre, sua moglie, non può essere
mio discepolo. Si può essere cristiani con l'odio nel cuore? Avete capito il paradosso. Chiariamo subito, un piccolo ricamo filologico: l'ebraico esprime il comparativo componendo due contrari: amore-odio, odio-amore. San Matteo infatti dice l'altro Vangelo: chi ama il padre ecc.. più di me...Cosa vuole allora dire odiare? Odiare vuol dire nell'ebraico o nell'aramaico "amare meno" allora abbiamo trovato la chiave per metterci d'accordo con questo paradosso e si capirà in che cosa consiste la rivoluzione di Gesù.
Se andiamo a guardare la Genesi, l'avete anche voi nell'orecchio: l'uomo abbandoni madre o padre per unirsi alla sua donna, dunque "abbandoni" non è "odiare", voi capite andiamo a mettere la trivella in uno dei cardini della nostra vita sociale "il matrimonio". L'uomo abbandonerà il padre e la madre per unirsi alla sua donna. Tutti siamo d'accordo che il vincolo tra l'uomo e la donna è superiore a quello del papà e della mamma. Credo che questa sia la morale generale accettata da tutti, lo dico perché voglio che capiate in che cosa consiste la rivoluzione di Gesù.
C'è un passo del Vangelo che mette in conflitto Gesù con sua madre addirittura. E chi è mio padre, e chi è mia madre. Mio padre, mia madre, mio fratello, mia sorella e così via sono coloro che fanno la volontà di Dio. Allora qui Gesù odia la Madre e San Giuseppe, qui si dice che anche la Madonna non può pretendere nulla sul figlio in ragione della sua discendenza carnale, anche lei, se vuole essere discepola di Gesù, deve entrare il un altro ordine e deve dimenticare di averlo generato, sarò un po' crudele, ma è così. Allora mio padre, mia madre, i miei fratelli sono questi qui, cioè coloro che hanno rinunciato e così via come appare da tutto il Vangelo, cioè coloro che fanno la volontà di Dio. Dunque Gesù presenta il motivo più alto e definitivo per cui anche i vincoli famigliari debbono saltare.
Non so se voi abbiate famigliarità con Platone il quale per tutta la letteratura, io personalmente ho un'opinione diversa, il grande pensatore aveva una sua concezione del matrimonio che sarà il futuro, almeno a lume di ragione, se uno non entra dentro questo schema indicato da Gesù. Una delle motivazioni per cui Platone almeno in un passo dice di volere tra i custodi della città la comunanza delle donne, ma tutti gli esegeti dicono che questa è l'unica maniera per affratellare gli uomini. Lo dico in parole capibili: se ognuno di noi non sapesse chi è suo padre o sua madre, probabilmente fraternizzerebbe meglio con tutti gli altri. L'ho detta un po' male, ma è una di quelle motivazioni per cui Platone sostiene quella teoria, che ripeto non è proprio così, ma è quella che troverete sui testi e che gli esegeti accettano come buona. Era una lotta per creare le radici della fratellanza perché questi uomini, come diceva un altro filosofo, sono come le vipere. C'è una leggenda che dice che mamma vipera quando deve partorire, va su un albero e poi lascia cadere i viperini per terra e ognuno va per la propria strada, se li facesse in un nido come per gli uccelli, le vipere si mangerebbero le une con le altre. Ecco perché, questo filosofo fa questo paragone che sarebbe come richiamare l'idea di Platone. Sarebbe meglio non avere paternità e maternità, siamo tutti fratelli, stiamo lì a discutere da dove veniamo, noi dal punto di vista cristiano lo diciamo, siamo tutti figli di Dio, ma in realtà abbiamo un padre e una madre e così ci sono i timbri di appartenenza e questo porta alle disuguaglianze e così via, tutti i discorsi sono chiariti e portati a termine da Rousseau.
Voi sapete che la più grande rivoluzione pedagogica e quella portata a termine da Rousseau, coloro che insegnano conosceranno il nome, in genere il pensiero cattolico criminalizza questo uomo, ma io non sono fra quelli, eventualmente vedremo quali sono i suoi errori, certamente quelli che vengono tacciati come tali probabilmente non lo sono. Quest'uomo affronta il problema dell'educazione, riduciamo in pillole tanto per essere chiari e sintetici. Rousseau strappa il bambino alla famiglia: Emilio non ha né padre né madre, allora Rousseau dice tutti i mali derivano dalla famiglia, sarà la metà del bicchiere, ma almeno all'epoca sua era così. Strappiamo allora il bambino alla famiglia e cerchiamo di prepararlo per introdurlo in una società nuova, però c'è un problema in quanto quando lo hai educato secondo i principi "naturali", che Rousseau pone a quelli sopranaturali allora abbiamo fatto una specie di robot che non riesce più a coagularsi con i suoi contemporanei, allora Rousseau smette di scrivere l'Emilio e si affatica attorno a un'altra opera che s'intitola Il contratto Sociale dove per primo nega che l'uomo sia naturalmente socievole, lo dico, perché sono problemi che oggi tornano nel mondo politico.
Dobbiamo quindi preparare una società in cui Emilio possa essere messo, finito il ciclo della educazione che gli darò. Ecco dunque perché il Contratto Sociale appare prima dell'Emilio stesso. Quando ebbe pubblicato l'Emilio, la prima reazione nella società inglese fu questa: -Tu allora neghi che la famiglia sia una società naturale? Neghi che la società sia naturale vedete il titolo "Contratto Sociale", noi dobbiamo essere tali per contratto vedete qui si adombra un po' quella che noi chiamiamo divisione delle etiche, noi vogliamo sceglierci così e così, ora non sto qui a discutere fino a che punto ha ragione e fin dove no, quindi se noi riformiamo la società, dentro a questa società riformata, concetto di democrazia, ecco finalmente possiamo mettere l'Emilio. Ecco allora l'obbiezione anche la famiglia, secondo te, non è naturale...pensateci. La risposta di Rousseau: La famiglia è naturale fino a che i bambini hanno bisogno di papà e di mamma. Questo bisogno quando cessa? A dodici tredici quattordici anni è un problema da chiarire, però è vero che la famiglia è naturale solo per questo motivo, cessato questo compito nemmeno la famiglia è naturale, a questo punto tornerete all'idea di Platone di cui ora non posso parlare.
Voi vedete in quale ginepraio noi ci troviamo anche dal punto di vista etico, qui Gesù scardina, da la motivazione ultima: io devo rinunciare a tutto ciò che storicamente mi condiziona, mi tarpa le ali, mi proibisce di essere quello che dovrei essere e naturalmente dà la motivazione ultima: non mi segue colui che non prende lui come punto di riferimento ultimo. Concludiamo così in quanto il filo del discorso dovrebbe essere questo: prima c'è l'annuncio dello scardinamento della famiglia per trovare il punto assoluto della vera aggregazione fra di noi, anche la famiglia orienta in quella unità di cuori di cui Egli fa il principio sovrano del suo messaggio o diversamente la storia sarà ripetitiva.
Poi i due esempi portati sui quali almeno sull'ultimo non giurerei sia di Gesù perché il primo si può anche accettare "volendo costruire una torre uno si siede prima a calcolare (...)" poi l'esempio dei re probabilmente è così (la battaglia di Farsalo avviene nel 48 a.C., noi ricordiamo bene i fatti di 50 anni or sono e nel 48 a.C. c'è la famosa battaglia si Farsalo in cui Cesare sconfigge Pompeo, lui aveva 22.000 uomini, l'altro ne aveva 47.000, Cesare aveva 1.000 cavalli, l'altro ne aveva 4.000. Probabilmente il riferimento è lì e lo accetto solo per quello nella psiche popolare c'era ancora questo fatto. In genere Gesù dice se un re va contro un altro re e se lui ne ha 20.000 e tu 10.000 ti conviene chiedere la pace e così via.
Lasciamo sospeso l'ultimo riferimento, quello della torre è interessante perché qui torna un grosso problema: ci può essere un cristianesimo di massa? Molte persone dopo le mie prediche mi chiedono: ma è possibile questo al di là di qualche eletto? Io in questo momento non so rispondervi mi viene la voglia di pensare che quando Gesù si volta indietro e molta gente lo seguiva, mi pare che dica indirettamente: Badate che io qui non vado a fare una passeggiata! E si volta indietro e comincia a dire: Attenzione, se uno vuole essere mio discepolo deve fare così e così, cioè deve comportarsi in questo modo. Forse allora posso aderire a coloro che dicono che non è possibile un cristianesimo di massa; o è possibile, ecco qui il veleno, se cade a rango di religione. Questo è il punto in cui probabilmente siamo.
Chi vuole seguire Gesù deve accettare alcune condizioni: deve essere capace di ordinare più che di spezzare i legami familiari o la tradizione, deve avere la capacità di portare la croce senza metterla sulle spalle degli altri, non ci avete mai pensato? Nel mondo in cui siamo o voi siete datori di lavoro o operai questo è l'orrore che Gesù vorrebbe capovolgere. Capacità di fare dei calcoli e delle progettazioni, di mettersi a tavolino, di riflettere che cosa è il messaggio di Gesù, che cosa ti chiede, che cosa io debbo rinunciare e così via, allora voi vedete hanno ragione coloro che dicono che una religione di massa non può essere.
Io invece sostengo che può essere, a condizione che uno abbia un minimo di cervello per capire il senso del messaggio evangelico. Capacità di rinunciare all'avere, tra l'avere ci metto anche la vita perché anche quella abbiamo ricevuto. Nessuno di noi mangia per mangiare, purtroppo siamo tutti in questa tentazione, e molti vivono per vivere, o non sanno perché vivono dunque allora anche la vita va messa nel conto dell'avere per potere svolgere fino in fondo il significato dell'essere.

Fonte:http://www.qumran2.net/