PANE QUOTIDIANO, «Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori»

La Liturgia di Mercoledi 21 Settembre 2016 VANGELO (Mt 9,9-13) Commento:Rev. D. Joan PUJOL i Balcells (La Seu d'Urgell, Lleida, Spagna)
In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle
imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Parola del Signore
«Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori»
Rev. D. Joan PUJOL i Balcells 
(La Seu d'Urgell, Lleida, Spagna)
Oggi celebriamo la festa dell’apostolo evangelista San Matteo. Lui stesso ci racconta nel suo Vangelo la sua conversione. Era seduto nel posto dove riscuotevano le tasse e Gesù lo invitò a seguirlo. Matteo —dice il Vangelo— «Si alzò e lo seguì» (Mt 9,9). Con Matteo arriva nel gruppo dei dodici, un uomo totalmente diverso dagli altri apostoli, tanto per la sua cultura così come per la sua posizione sociale e ricchezza. Suo padre gli aveva fatto studiare economia per poter fissare il prezzo del grano e del vino, dei pesci che gli avrebbe portato Pietro, Andrea e i figli di Zebedeo e anche il prezzo delle perle preziose di cui parla il Vangelo.

Il suo mestiere di esattore delle tasse era mal visto. Quelli che lo esercitavano erano considerati pubblicani e peccatori. Era al servizio del Re Erode signore di Galilea, un Re odiato dal suo popolo e il nuovo testamento ce lo presenta come un adultero, l’assassino di Giovanni Battista e lo stesso che vilipendiò Gesù il Venerdì Santo. Cosa starebbe pensando Matteo quando andò a render conto al Re Erode? La conversione di Matteo doveva supporre una vera liberazione come lo dimostra il banchetto al quale invitò pubblicani e peccatori. Fu la forma di dimostrare il suo ringraziamento al Maestro per aver potuto uscire da una situazione miserabile e trovare la vera felicità. San Beda il Venerabile, commentando la conversione di Matteo, scrisse: «La conversione di un esattore di tasse dà esempio di penitenza e di indulgenza ad altri esattori di tasse e peccatori (...). Al primo istante della sua conversione attira verso Egli, che è tanto come dire la Salvezza, a un nutrito numero di peccatori».

Nella sua conversione si fa presente la misericordia di Dio come lo manifestano le parole di Gesù davanti alla critica dei farisei: «Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9,3).
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La voce della Conferenza Episcopale Italiana

Gli uomini avvertono il fascino di Gesù e s'interrogano su di Lui: è una ricerca decisiva, una domanda da porre con grande serietà e disponibilità a lasciarsi coinvolgere.
La Verità vi farà liberi, n° 217


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