fr. Massimo Rossi, La salvezza non è più soltanto una promessa per il futuro, è una realtà

Commento su Luca 18,1-8
fr. Massimo Rossi  
XXIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (16/10/2016)
Vangelo: Lc 18,1-8 
Le braccia levate al cielo sono la posizione tipica dell'orante, rappresentano la persona che prega
rivolta a Dio: pregare il Signore nelle necessità funziona! provare per credere...

Peccato che, quando viviamo situazioni difficili, e sembra che tutto ci sfugga di mano, ci dimentichiamo perfino di Gesù, che è morto addirittura per noi....
Possiamo dire che Gesù Cristo ha provveduto a noi prima ancora che noi glielo chiediamo.
Cristo è già qui, accanto a noi! La salvezza non è più soltanto una promessa per il futuro, è una realtà attuale! Ma a questo noi non ci crediamo granché.
Se ci credessimo davvero, il nostro atteggiamento nei confronti della vita sarebbe assai diverso!
La pagina tratta dal libro dell'Esodo ci insegna anche un'altra cosa: la preghiera individuale non è sufficiente. Presto o tardi subentra la stanchezza.
È necessario unire le forze e pregare insieme!
La vocazione alla vita consacrata, il senso primo e più profondo della vita comune di noi religiosi è proprio questo: pregare insieme con un cuore solo e un'anima sola. Il valore, l'efficacia della preghiera fatta insieme è incomparabilmente maggiore. Vale anche in questo caso il detto: l'unione fa la forza. È anche il senso della celebrazione liturgica, letteralmente preghiera fatta insieme; ricordo sempre che il termine latino ‘celeber' significa frequentato; da soli non si può celebrare! con buona pace di quei preti che dicono abitualmente la Messa in forma privata, senza un motivo grave, o necessità particolari... È la preghiera comune che ci ha riuniti in comunità; se manca questa, o è fatta male, in modo svogliato, affrettato, al di sotto delle potenzialità ci ciascuno, anche la vita comune risulterà vissuta male, in modo svogliato, al di sotto delle potenzialità di ciascuno.
Mi rendo conto che il discorso è poco indicato in un'omelia rivolta ai fedeli... perdonatemi.
Spero tuttavia che, essendo fedeli di una parrocchia officiata dai frati, ne abbiate colto almeno qualche aspetto positivo, al di là della stanchezza e delle imperfezioni caratteriali - passatemi questo eufemismo benevolo -; siamo anche noi dei "guaritori feriti", come definisce i sacerdoti Henry Marie Nowen, il famoso scrittore di spiritualità, molto in voga negli anni Settanta-Ottanta.
Il peccato originale non ha risparmiato nessuno, né il patriarca Mosè, né il re Davide, né l'apostolo Pietro... e neppure noi preti. Siamo ancora nell'anno della Misericordia: abbiate misericordia dei vostri sacerdoti. Grazie.
Veniamo al Vangelo, centrato pure questo, ancora e sempre, sulla misericordia, correlata però con la necessità di pregare sempre, senza stancarsi.
Prima di spendere qualche parola sulla chiosa della pagina di san Luca: "Ma il Figlio dell'uomo, quando ritornerà, troverà ancora fede sulla terra?" - finale amaro e ben poco incoraggiante -, mi preme sottolineare la domanda che precede: senza giri di parole, il Maestro di Nazareth ci chiede se crediamo nella Provvidenza, oppure dubitiamo che Dio pensi a noi e ci aiuti realmente, quando glielo chiediamo con fede. È vero, la Chiesa insegna che non basta pregare quando ne abbiamo bisogno... Tuttavia, la Bibbia assegna un valore speciale alla preghiera fatta nelle tribolazioni, pur insegnando a pregare per ringraziare, per dare lode...
Il Padre Nostro che tra poco reciteremo insieme, è ripartito in due: inizia con la preghiera di lode e di ringraziamento, a cui fanno seguito quattro suppliche per quattro particolari necessità: la fame, il perdono dei peccati, l'aiuto nella tentazione e la salvezza dal male.
Chiediamoci: con quale convinzione - se pur ne abbiamo una, sia essa positiva, o negativa - recitiamo il Padre Nostro? Unisco il mio ‘mea culpa' a quelli di molti cristiani, i quali confessano di recitare la preghiera che Gesù ci ha insegnato in modo meccanico, come una tiritera, salvo poi lamentarsi che è una preghiera noiosa e che preferiscono parlarci, con Dio, in modo spontaneo, senza ricorrere alla formule (?) mandate a memoria negli anni del catechismo...
Che non sia forse, più che la noia, l'inconscia mancanza di convinzione, appunto, nella forza delle parole che il Signore ci ha consegnato?
Il dubbio palesato dal Figlio di Dio sembra condurre alla seconda alternativa.
Il problema è più radicale e profondo: preghiamo poco, preghiamo male perché ci crediamo poco! La preghiera è la cosiddetta parte umana della relazione con Dio: Dio ci parla a modo suo, e noi gli rispondiamo a modo nostro, pregando.
Insomma, pregate come volete: in italiano, in latino, in greco, in ebraico, recitando, cantando, con preghiere tradizionali, in modo spontaneo... Ma pregate! È l'unico modo che ci è dato per comunicare con Dio. Senza preghiera, succede come quando diciamo di avere degli amici, ma non li incontriamo mai; come quando abbiamo dei figli, ma non dedichiamo loro il tempo necessario; come quando abbiamo un amore, ma non gli/le diciamo mai "Ti amo!"...
Precedo l'obbiezione: e se non ci hanno mai insegnato ad amare? e se non abbiamo mai ricevuto manifestazioni d'affetto importanti? Avete ragione: per dare amore, bisogna prima averlo ricevuto... Infatti non ho parlato di colpa! Non sempre le nostre incapacità sono segno di mancanza di buona volontà. Qualche volta sì, ammettiamolo, ma non sempre...
Il risultato è comunque lo stesso: con colpa, o senza colpa, la nostra relazione con Dio è (quasi) sempre carente, o per qualità, o per quantità... o tutt'e due.
Ebbene, saremo anche noi di quelli che danno a Gesù un motivo in più per dubitare della fede degli uomini? Non lamentiamoci poi, se quando il Signore ritornerà, dichiarerà di non conoscerci (cfr. Lc 14,25.27)... Neanche noi lo conosciamo...
Come si fa a conoscere (bene) qualcuno, quando non lo si frequenta mai, o quasi mai?
Finché siamo in tempo, ritorniamo a Dio; avviciniamoci a Lui e sperimenteremo sulla nostra pelle, e nel nostro cuore, che Lui non è lontano da noi. Non lo è mai stato!

Fonte:http://www.qumran2.net/

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