MONASTERO DI RUVIANO"Un Dio che “si ricorda” di noi, ci cerca e ci salva"

TRENTUNESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Un Dio che “si ricorda” di noi, ci cerca e ci salva
Sap 11, 22 – 12,2; Sal 144; 2Ts 1, 11-2,2; Lc 19, 1-10
            Siamo dinanzi ad uno di quei passi dell’Evangelo che sono davvero capovolgenti per ogni
pensiero di tipo “religioso” e devoto; uno di quei passi dell’Evangelo che però bisogna saper leggere con profondità per non cadere in letture viete e moralistiche che edulcorano la forza eversiva dell’annunzio di Gesù. Queto è uno di quei testi del Nuovo Testamento che sono davvero “evangelo”!

            La prima “buona notizia” ci è data già dal nome del protagonista di questo racconto: Zaccheo. È la forma grecizzata del nome ebraico “Zakkay” che significa “Dio si è ricordato”; ed è proprio così: Dio si sta ricordando di Zaccheo e lo attende. A Zaccheo pare che sia lui a cercare Gesù ma poi si accorge che è Gesù che leva gli occhi al sicomoro su cui era salito … Gesù lo cercava. E Gesù lo cercava perché “Dio si era ricordato” di quel piccolo uomo ormai tormentato dai suoi peccati, dalle sue ingiustizie.

            Qualche rigo prima Gesù aveva detto una parola dura ed esigente: “E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel Regno dei cieli” (cfr 18,25) e allora questo di Zaccheo è un caso molto difficile perché Luca scrive che Zaccheo è capo dei pubblicani e ricco. Dunque uno che ha molta difficoltà ad entrare nel Regno. Di più: rispetto al cosiddetto giovane ricco dell’episodio precedente che aveva dato a Gesù l’occasione di pronunziare quel detto (cfr 18, 18-23), la situazione di Zaccheo è peggiore; il giovane è sì ricco ma è, in fondo, una brava persona, uno che osserva la Legge e che cerca il Regno di Dio; Zaccheo no! Zaccheo è pubblico peccatore (è un pubblicano, esattore delle tasse e, secondo la prassi perversa che vigeva allora, profittatore e spietato) … poi è anche ricco. Zaccheo però sa chi è e cerca risposte alle sue inquietudini, è uno che – forse – sa d’aver bisogno di Dio.

            Qui Luca fa un’operazione intelligente e profonda: ci “materializza” il pubblicano della parabola che domenica scorsa leggevamo (cfr Lc 18, 9-14); ce lo mostra in carne ed ossa. Quel pubblicano cessa di essere una figura letteraria e diviene un uomo concreto.

            Nell’economia dell’evangelo di Luca, Zaccheo dimostra che “ciò che è impossibile agli uomini è possibile per Dio” (18, 27): anche un ricco (e qui per giunta peccatore!) può diventare testimone del Regno che Gesù è venuto a portare. Zaccheo è certo figura del perdono di Dio ma è anche “luogo” in cui si mostra in pienezza la potenza di Dio che sa capovolgere le vite degli uomini perché si ricorda di loro, perché essi “sono preziosi ai suoi occhi e li ama” (cfr Is 43,4). È un Evangelo davvero!

Ecco che Gesù si presenta sotto quel sicomoro come colui che è capace di capovolgere la direzione della vita di Zaccheo. Gesù non si presenta a Zaccheo come salvatore e redentore, non gli dice di scendere dall’albero perché lo vuole convertire … gli dice semplicemente che vuole essere suo ospite; per aprire il cuore di Zaccheo alla possibilità di una vita nuova Gesù si fa, potremmo dire, mendicante, bisognoso di ospitalità. Così avrà la possibilità di fare a Zaccheo il suo grande dono: farne un uomo nuovo.

            Notiamo una cosa, una cosa che è sovversiva rispetto alle idee strane e “non evangeliche” che abbiamo su Dio e sul suo perdono, idee che purtroppo sono fortemente inculcate ne popolo cristiano: nel racconto di Luca Gesù accoglie Zaccheo prima della sua conversione; non è la conversione che genera l’amore di Gesù e la sua accoglienza ma è perfettamente il contrario. È l’accoglienza di Gesù, il suo perdono, che suscita la conversione. Questo è il Dio narrato da Gesù. Non un altro!

            Il ricordarsi da parte di Dio ed il suo amore sono del tutto gratuiti, come gratuito è il perdono; certamente questa iniziativa di amore e di perdono vuole una risposta libera e piena e certamnete riesce a far breccia perché trova un cuore già disponibile e già alla ricerca, ma è assolutamente gratuita e preveniente.

            Gesù a Zaccheo non dice nulla, non lo rimprovera né gli chiede gesti di riparazione per il male commesso; è Zaccheo che capisce che quella ricerca di Dio nei suoi confronti vuole una risposta che sia vita nuova. Da quando scende dal sicomoro Zaccheo è uomo nuovo: Ecco, Signore, do la metà dei miei beni ai poveri e se ho frodato qualcuno restituisco quattro volte tanto.

            Zaccheo decide di rimanere al suo posto, al suo lavoro ma da testimone di un modo nuovo di vivere. La sua vita ora cercherà la giustizia e la condivisione. Testimonierà il Regno lì, nella sua vita ordinaria: Restituisco quattro volte tanto è la via che sceglie per ripristinare la giustizia; do la metà dei miei beni ai poveri è la via maestra della condivisione. Ecco che le prospettive di Zaccheo sono mutate del tutto: in cima ai suoi interessi non c’è più il guadagno ad ogni costo ma la risposta da dare ad un amore che si è ricordato di lui, l’ha cercato e l’ha perdonato.

            Luca racconta questa vicenda di Zaccheo mostrandoci le dinamiche di una conversione: al principio pone l’azione di Dio che si ricorda dei suoi figli, di quelli lontani e perduti; poi sottolinea il tema dell’urgenza della conversione (Scese in fretta, scrive l’evangelista), un’urgenza che è cogliere i tempi di Dio, il suo passare, il suo “oggi”; c’è poi il tema del desiderio che diviene porta spalancata all’azione d’amore di Dio: Zaccheo desidera vedere Gesù e per questo usa lo startagemma del sicomoro; di questo desiderio Gesù approfitta per mostrargli la sua accoglienza ma lo fa chiedendogli accoglienza. Infine c’è il tema, molto caro a Luca, della gioia, una gioia che scaturisce dal distacco dal mondo di prima e dall’accesso al Regno. Una gioia che fa comprendere a Zaccheo che vale la pena perdere le cose, ciò che precedentemente aveva un primato nella sua vita. Zaccheo è convinto che non perde nulla ma sa d’aver trovato tutto.

            Alla fine a Luca non sfugge l’occasione di mostrarci come tutta questa vicenda d’amore gratuito e di conversione generi scandalo in chi crede che il Regno sia solo per i “giusti”, per gli irreprensibili. E invece è il contrario. Questo risulta intollerabile ad ogni animo piccolo e “religioso”.

            Se in Zaccheo si incarna il pubblicano della parabola che Gesù ha appena raccontato, in Zaccheo si incarna anche “il farsi amici con la disonesta ricchezza” che è l’esito della parabola dell’amministratore disonesto (cfr Lc 16, 1-9).

            Le parole di Gesù, che hanno trovato storia e carne in Zaccheo, attendono la nostra storia e la nostra carne per diventare, in questo nostro oggi, visibili e credibili.

            Qui, ora!
Fonte:http://www.monasterodiruviano.it/