MONASTERO MARANGO,"Il Regno come pienezza della misericordia e della compassione di Dio "

29° Domenica del Tempo Ordinario (anno C)
Letture: Es 17,8-13; 2Tm 3,14-4,2; Lc 18,1-8
Il Regno come pienezza della misericordia e della compassione di Dio

1)Accanto alla forza distruttrice e terribile del male, di cui sono pieni i nostri giorni, possiamo già ora
avvertire la potenza salvifica di Dio, che sta conducendo gli uomini verso la loro liberazione definitiva. E’ la presenza del Regno di Dio in mezzo a noi; una realtà che non si impone con la forza, ma che introduce nel mondo lo spazio della misericordia di Dio e colma la creazione intera della sua compassione.
Ma quando vedremo il Regno di Dio in tutto il suo splendore? Come verrà questo Regno?
Gesù dice che sarà «come la folgore che, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo» (Lc 17,24).

Ora però il Signore ci pone un’altra domanda, che non è di poco conto: «Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18,8). Ognuno tenti di rispondere come meglio gli sembra possibile.
Ci può aiutare quanto Luca scrive nella sua “apocalisse”, nella seconda parte del capitolo 17 :«Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo» (Lc 17,26). Com’erano i giorni di Noè? Non molto diversi dai nostri. Gli uomini «mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, compravano, vendevano, piantavano, costruivano» (Lc 17,27-28). Tutto normale, come la vita di molti di noi. Ma - aggiunge Matteo - «non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti» (Mt 24,39).

Di che cosa dovremmo accorgerci?
Che c’è un Dio che ha creato il mondo perché l’uomo lo custodisse e lo coltivasse. Che Dio è l’unico Signore e che noi siamo tutti fratelli. Di questo l’uomo non si accorge.
Dovremmo anche accorgerci che l’ingiustizia e l’oppressione di popoli interi sta raggiungendo un limite insopportabile; che stiamo devastando il pianeta; che il commercio e l’uso delle armi sta distruggendo città e paesi; che ci sono centinaia di migliaia di uomini e donne, bambini e vecchi, che scappano dalla guerra e non trovano accoglienza da nessuna parte; che decine di migliaia di loro li abbiamo fatti affogare nel mare.
Verrà il diluvio e ci travolgerà tutti.
Come reagire a tutto ciò? E’ a questo punto, per darci un aiuto, che Gesù ci narra una parabola «sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai». Pregare per non scoraggiarci.

«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova».
Si parla di un giudice e di una vedova.
In tutta la Bibbia si dice che Dio è «il difensore delle vedove» (Sal68,6), che comanda di «difendere la causa della vedova» (Is 1,17). E’ scritto, infatti: «Guai a coloro che fanno decreti iniqui e scrivono in fretta sentenze oppressive, per negare la giustizia ai miseri e per frodare del diritto i poveri del mio popolo, per fare delle vedove la loro preda» (Is 10,1-2). Dunque, Dio è dalla parte dei poveri che subiscono ingiustizia.
Di fronte a questa vedova c’è un giudice che Gesù definisce «disonesto»: non solo non temeva Dio, ma non rispettava nessuno. Ma per le continue e insistenti richieste della vedova, e perché non continuasse a rompergli la testa, alla fine, stanco di vedersela sempre tra i piedi, decide di renderle giustizia nei confronti del suo avversario.
Spesso Gesù prende spunto dai rapporti immorali che esistono nel mondo - qui il giudice disonesto, altrove il fattore scaltro e il ricco stolto, o i cattivi vignaioli - per aiutarci a comprendere la necessità di un vivere “altrimenti” rispetto alla logica del mondo.
Gesù dice: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto». Che cosa ha detto? «Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno le farò giustizia».
Se ha fatto così quel giudice iniquo, non farà forse altrettanto Dio, che è ricco di misericordia? Chi prega nello Spirito di Cristo viene infallibilmente esaudito (Gv 14,13-14). E il vangelo aggiunge «prontamente».
Tante volte ci sembra che sia vero il contrario. Dio ci appare come uno che sta in silenzio, del tutto incapace di porre rimedio ai mali del mondo.
Mi sembra invece che si possa dire così: la vedova è immagine dei credenti che vivono il travaglio della storia, che sono oppressi dai potenti di questo mondo, che subiscono persecuzione e ogni sorta di violenza e hanno bisogno del coraggio della speranza, della certezza che la loro incessante preghiera viene ascoltata, che non è inutile.
La preghiera è importante come l’azione. E’ un luogo di impegno radicale e non una pratica magica inventata per coloro che non vogliono farsi coinvolgere fino in fondo nei drammi della storia. Non è rinuncia alla lotta, ma perseverante presenza nei luoghi del conflitto. Preghiera non come evasione, un far finta di “non accorgersi di nulla”, ma come sguardo rivolto a Dio che ci rende capaci di leggere a fondo il dramma dei nostri giorni e gridare al mondo lo scandalo dell’immane ingiustizia che sta distruggendo quel che resta della nostra comune umanità. Bonhoeffer, un teologo diventato martire della Germania nazista, scriveva: «Non può cantare il gregoriano chi non grida per gli ebrei».

Il Padre «farà giustizia» ai suoi eletti perché «gridano giorno e notte verso di lui»; perché, come Mosè durante la battaglia con Amalek, tengono le mani «ferme fino al tramonto del sole».
Senza le mani alzate la Chiesa non può vincere; non inutili e distruttive battaglie mondane, ma quelle battaglie spirituali che le vengono richieste.
Senza una preghiera che non si lascia scoraggiare dalle avversità le nostre comunità non potranno “discernere” il tempo presente, vivere la profezia del Regno, essere presenti nei luoghi del cambiamento della storia. Faremo ancora come ai tempi di Noè: «Mangiavano, bevevano, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e li travolse tutti».

Possiamo invece dire un’altra cosa: quello che ci sembra essere l’imbarazzante silenzio di Dio nei confronti delle tragedie umane, la sua apparente estraneità, che permette ai prepotenti di «non rispettare nessuno», non può essere inteso piuttosto come il tempo della pazienza di Dio? Leggiamo infatti: «Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi» (2Pt 3,8-9).


Giorgio Scatto
Fonte:MONASTERO MARANGO,CAORLE(VE)

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