Chiesa del Gesù - Roma, "Una salvezza che a nessuno è lecito sprecare o realizzare solo parzialmente."

Is 2,1-5; Sal 121; Rm 13,11-14; Mt 24,37-44
I Domenica di Avvento
Iniziamo un nuovo anno liturgico, un tempo nuovo che ci è dato per riconoscere la salvezza del
Signore e accoglierla nella nostra vita.

Il tempo di Avvento ci fa vivere la tensione tra la venuta storica del Signore e il suo ritorno, che è il suo venire verso di noi.

Tra questi due estremi scorre la vita della Chiesa, la vita di ciascuno di noi; ed è proprio nella nostra storia che sperimentiamo il mistero di salvezza della venuta del Signore.

Una salvezza che è fatta di una serie di eventi che rinnovano e trasformano in continuazione la nostra vita per porla in trasparenza davanti a Dio.

Ciascuno di questi eventi salvifici sono sempre un avvento del Signore: sono innanzi tutto un dono che siamo chiamati a riconoscere e ad accogliere.

In altre parole Dio ci visita continuamente con la sua grazia, per chiamarci a ritornare a lui, ad aderire al suo progetto di salvezza per ciascuno di noi e per tutta l’umanità.

La liturgia di oggi ci manifesta che tutte le venute del Signore, che si coestendono alla totalità della nostra vita, ci preparano all’incontro definitivo con lui e trovano la loro origine, la loro forza e il loro dinamismo nella sua prima venuta della carne.

Tutta la storia umana, sia quella individuale di ciascuno, sia quella ecclesiale e universale, ha allora la caratteristica di essere una attesa di Qualcuno, che dia compimento a ogni speranza e a ogni desiderio di bene che germina nel cuore degli uomini.

Questa attesa è già espressa nell’Antico Testamento di cui la lettura del profeta Isaia ne è una testimonianza.

L’oracolo pronunciato in un momento di crisi politico-religiosa, quando Israele cercava l’appoggio delle alleanze umane piuttosto che l’aiuto da parte di IHWH, svela il fine dell’agire di Dio nella storia del popolo eletto: raccogliere tutti i popoli della terra sul monte Sion, luogo della sua dimora, per porli sotto la guida e la luce della sua Parola di salvezza, per farne così una sola famiglia in cui è bandita la guerra per sempre.

Questo oracolo di pace giunge paradossalmente proprio mentre il regno di Giuda si sta impegnando in alleanze di guerra.

Questa pace universale e questa unità dei diversi popoli tra loro è data dal comune ascolto della Parola di Dio.

La parola di salvezza unisce, genera un popolo di ascoltatori.

Se il primo atteggiamento da coltivare è quello dell’ascolto, il secondo è quello della vigilanza, che ci permette di vincere la tentazione del sonno o della stanchezza nella lunga attesa.

È ciò a cui richiama il vangelo di Matteo, attraverso l’analogia con quanto avvenne ai tempi di Noè.

L’evangelista presenta un’umanità che vive una vita dissoluta, come se Dio non ci fosse. Questa umanità non solo non ascolta la parola di Dio che chiama alla conversione, ma neppure sa vigilare per accorgersi di ciò che Dio sta realizzando – dice amaramente il vangelo: E non si accorsero di nulla.

È una umanità stolta che non sa riconoscere i segni dei tempi.

Possiamo allora raccogliere due insegnamenti da questo vangelo:

– la necessità di non lasciarci assorbire o sopraffare dai problemi quotidiani, dimenticandoci di Dio;

– ricordare che ogni venuta del Signore implica inevitabilmente un giudizio: è la luce che Dio fa sulla nostra vita.

Le venute del Signore non lasciano le cose come stanno, ma ci chiamano e ci spingono verso una conversione e una purificazione.

Il tempo di avvento, che inauguriamo, è un invito alla conversione per andare incontro al Signore che viene verso di noi; solo così la nostra salvezza sarà più vicina come dice san Paolo.

Solo accogliendo e facendo nostro il giudizio del Signore, cioè rivestendoci di Cristo e non seguendo più la carne nei suoi desideri, potremo incamminarci verso la salvezza.

Non dobbiamo temere: questa salvezza che Cristo è venuto a portare non è frustrazione dei desideri dell’uomo, ma è piena realizzazione di tutto ciò che di buono abita nel nostro cuore.

L’invito della liturgia di oggi è quello di camminare nella luce del Signore, attraverso l’ascolto della sua Parola e l’atteggiamento di vigilanza che ci sostiene nell’attesa e ci prepara all’incontro con lui.

Dio è entrato nella nostra vita, mediante la fede, perciò dobbiamo vivere come in pieno giorno: l’incarnazione del Signore, la sua morte e risurrezione ci impongono una scelta; sappiamo che non possiamo far finta di niente come se ciò non fosse accaduto.

Tutte le immagini di cui è ricco questo tempo di attesa vogliono in fondo evocare la decisività radicale del nostro incontro con Cristo: con lui è venuta la pienezza dei tempi e la salvezza è già in mezzo a noi.

Una salvezza che a nessuno è lecito sprecare o realizzare solo parzialmente.

Se è vero che stiamo vivendo il nostro presente nella tensione tra la prima venuta storica di Cristo e quella escatologica; è pure vero che l’Avvento ultimo sarà la sintesi e il coronamento di tutti le altre venute del Signore nella nostra vita e nella storia.
Fonte:http://www.chiesadelgesu.org/

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