D. Gianni Mazzali SDB,"IL PREZZO E IL PREMIO DELLA FEDELTA'"

13 novembre 2016  |  33a Domenica T. Ordinario - Anno C   |   Omelia
IL PREZZO E IL PREMIO DELLA FEDELTA'
La fedeltà si misura e si tempra nelle diverse stagioni del tempo e addirittura oltre il tempo. E' un
anelito che viene dal profondo, quasi una invocazione primigenia della nostra esistenza, il frutto di una vita guidata da grandi e nobili verità. La fedeltà è l'espressione forte e coerente dell'amore che resiste, che non cede, che non si disperde. Eppure spesso constatiamo, forse quotidianamente le nostre infedeltà, le nostre incoerenze, le nostre deviazioni e ne proviamo una cocente amarezza. Sì, perché sentiamo che la fedeltà è l'indice della nostra dignità, del valore della nostra persona, in fondo dell'amore. Il rischio è cedere ad una fedeltà contraddittoria, che non vuole escludere nessuna scelta, che si esprime in una incessante adesione a tutto. E in questo caso si è perennemente infedeli. La Parola oggi ci conferma che la fedeltà vera ha un prezzo e che il suo orizzonte, al di là delle cose ultime, sconfina nell'eterno

LE COSE ULTIME

I due brevi versetti del profeta Malachia ci invitano a puntare il nostro obiettivo sulle cose ultime, interpretate dall'esperienza universale della giustizia e dell'ingiustizia. Paradossalmente la superbia umana, la disconoscenza della dipendenza da Dio e le continue ingiustizie perpetrate nel vivere sociale diventano, nella misteriosa visione di Malachia, segnali di trascendenza. Il profeta contempla, in modo molto succinto, il giorno del Signore, la fine di questa dimensione terrena dell'esistenza. Nel suo linguaggio tipicamente apocalittico il giorno della verità è paragonato ad un fuoco che distrugge la superbia, la falsità e l'ingiustizia. Le cose ultime, la fine della dimensione terrena, dimostrano che Dio è fedele, che finalmente annienta il male, che soddisfa l'accorato bisogno del cuore e della mente dell'uomo di una giustizia ultima, irrevocabile, di un riequilibrio della violenza, del sopruso, della sopraffazione.
Malachia ci invita a non scoraggiarci, a non desistere, a mantenerci fedeli nonostante le contraddizioni e le umiliazioni. Il giorno di Dio concluderà la storia di tutti, la nostra storia. C'è un elemento rivelatore che non deve sfuggire nel baleno delle poche parole del profeta: "Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia". Nel suo giorno Dio farà sentire il calore della sua luce su coloro che hanno avuto timore del suo nome. La nostra fedeltà, a tutta prova, si radica e trae forza dal "timore di Dio". Vengono ricompensati non la paura, non il terrore del castigo, ma il riconoscimento della signoria, della sovranità di Dio.

SEGNALI DI TRASCENDENZA

Il dialogo tra Gesù e i suoi interlocutori di fronte allo splendore della costruzione del Tempio è un costante richiamo ai segnali di trascendenza che si generano nella nostra esperienza e dimensione terrena. Il primo segnale è proprio il Tempio, orgoglioso simbolo della religiosità di Israele. Gesù ne sottolinea la caducità, la distruzione che diventano segnali, quasi richieste di un legame con Dio che non può essere distrutto. In altro contesto Gesù esplicita questo richiamo parlando della ricostruzione di un altro tempio, il tempio del suo corpo risorto, in cui abita la pienezza di Dio.
Molti altri sono i segni a cui Gesù accenna per mettere in guardia i suoi a non lasciarsi tentare di chiudersi in un orizzonte puramente terreno. Li mette in guardia dalla reale e costante minaccia di falsi profeti, di redentori effimeri. Attingendo al linguaggio apocalittico, in uso e comprensibile al suo tempo, descrive lo sconvolgimento, la distruzione dell'ordine sociale e del convivere umano. E' un linguaggio catastrofico quello di Gesù che mette in guardia i suoi perché non cedano, vadano oltre e sappiamo leggere i segni e contemplino la signoria di Dio, che supera i confini del tempo e della storia. La lettura profonda, contro le banalità e le superficialità, dei segni del tempo, al di là degli stessi avvenimenti che succedono, ci consente di essere perseveranti, di essere fedeli a Dio e fedeli alla nostra vocazione umana: "Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita".

IMPEGNO CONCRETO

Opportunamente possiamo cogliere l'invito di Paolo, proprio in questa chiave di lettura. L'attenzione ai segnali di trascendenza nel vivere quotidiano non è affatto alienante, ma ci motiva nel nostro impegno per un mondo più giusto, più vivibile, contro le discriminazioni, la falsità e l'ignavia. La nostra fede motiva il nostro impegno quotidiano, la fatica, il lavoro ed è contro la dissipazione e la perdita del tempo: "Sentiamo infatti che alcuni tra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e in continua agitazione. A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane, lavorando con tranquillità".

"Anche se sapessi che la fine del mondo è per domani,
io andrei ancora oggi a piantare un albero di mele".
(attribuita a Martin Lutero)

"Noi conviviamo con la fine del mondo
. Solo che non ce ne accorgiamo, o non vogliamo pensarci".
(Bill McGuire, Guida alla fine del mondo, 2003)

Don Gianni MAZZALI sdb