Don Gianni MAZZALI sdb"LA CROCE : VERGOGNA E TRONO

20 novembre 2016  |  34a Domenica: Cristo RE - T. Ordinario - Anno C   |  Omelia
LA CROCE : VERGOGNA E TRONO

La croce di Cristo oggi è ingombrante. La città secolare e secolarizzata in molte delle sue espressioni
di sente a disagio e non riesce a rapportarsi con i segni di una fede antica che sembra radicarsi nei privilegi. La croce è una minaccia pubblica all'autonomia di una società democratica e pluralista. Il rispetto di tutti richiede che la croce di Gesù Cristo sia bandita dai luoghi ufficiali della collettività. Lo esige il rispetto per le idee di tutti, specie di coloro che rivivono, con espressioni diverse, il duro rifiuto di chi disse: "Non vogliamo che costui regni su di noi". Come cristiani ci dibattiamo tra atteggiamenti contrastanti: la difesa convinta dei diritti sociali di una fede e l'accettazione di un dialogo ad oltranza con indirizzi diametralmente opposti. La Parola di oggi ci raggiunge, ci provoca e ci motiva nel testimoniare, senza remore, che la Croce, suprema contraddizione, è il trono di Cristo, Re dell'Universo.

UNA CROCE FRA CIELO E TERRA

Paolo, nel prologo della lettera ai Colossesi letto oggi, ci presenta Gesù come il "Figlio dell'amore del Padre" e ci rassicura che noi siamo destinati al regno di luce, dimora dei santi, grazie alla vittoria, in Cristo contro il peccato e contro il male.
L'andamento del brano ha un carattere solenne, grandioso e allo stesso tempo è un condensato, una sintesi della riflessione di Paolo sul Cristo che ha incontrato sulla via di Damasco. La chiave di lettura stranamente è in fondo al brano: "(…) avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli". Croce e sangue svelano chi sia Gesù e la missione che egli ha compiuto.
E' singolare che il Re dell'Universo sveli la sua natura e la sua opera in due segni di sofferenza, di violenza e di morte. Lo stesso Paolo altrove definisce la croce di Gesù scandalo e stoltezza. Eppure la Croce è il segno per eccellenza e proprio per questo è l'unico trono sul quale possiamo contemplare Gesù e capire la portata della sua salvezza: "per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose".
Non è un paradosso dire che la Croce è il Trono da cui Cristo ha regnato e regna. In effetti la croce, piantata sul terreno, visibilmente si innalza verso il cielo. Gesù è appeso, con le braccia distese ed è la croce che lo tiene inchiodato alla terra e proteso verso il cielo. Egli è il nostro re e svela il senso complesso del nostro essere "terreni", legati alla terra. L'umanità di Gesù (il suo sangue, il suo dolore, la sua solitudine) parlano eloquentemente alla nostra umanità perché ne siamo consapevoli e non sfuggiamo alle nostre responsabilità terrene. E nello stesso tempo la croce si alza verso il cielo. Gesù, nell'attimo estremo dell'abbandono totale, prega, invoca il Padre. Gesù dal suo "trono" ci indica il Padre, svela la prospettiva celeste del nostro essere di questa terra. La contemplazione di Gesù in croce proietta la nostra umanità, la nostra esistenza complessa, nel regno della luce dove non c'è più male, morte, peccato.
Ogni cristiano vede nella croce il paradigma della sua vita e non può fare a meno di salirvi con Gesù per ritrovare il senso più profondo della sua vocazione umana e della speranza di eternità. Ci viene spontaneo allora gridare, coprendo altre voci che si sono levate e si levano oggi: "Noi vogliamo che costui regni su di noi".

UN RE PASTORE

C'è un altro segno che la Parola di Dio ci propone oggi per capire a fondo la regalità di Gesù: il Re Pastore. Il richiamo ci viene dalla prima lettura dal secondo libro di Samuele: "Tu pascerai il mio popolo, Israele, tu sarai capo d'Israele". La figura del pastore, del pastore bello, del buon pastore, come si può constatare, ha evidenti richiami biblici. Ci sovviene il salmo 23 che descrive Dio come il pastore che guida noi, gregge del suo pascolo.
E' un ulteriore segno della regalità di Gesù: Gesù è la nostra guida e, curando ciascuna delle pecore del suo gregge, è pastore di tutte. Di fronte alla croce contempliamo il pastore che ci guida come popolo di Dio. Quel sangue ci riconcilia tutti, non è appannaggio soltanto di alcuni privilegiati o iniziati. Le braccia distese di Gesù abbracciano il popolo di Dio e raggiungono ogni uomo nella sua ricerca di senso e nella sua sete di infinito.

NELLA PROSPETTIVA DEL REGNO

"Gesù, ricordati di me, quando entrerai nel tuo regno". Questa preghiera semplice conclude e schiude la nostra contemplazione di Gesù re. E' la "nostra" preghiera, è la preghiera di ogni uomo che, dalla constatazione della sua miseria e della sua pochezza, ha bisogno di Qualcuno che si ricordi di lui, che lo introduca in un regno che le contraddizioni di questa terra vorrebbero negare. In Gesù Re il Regno sarà la nostra casa, la nostra dimora.

"Non avessi conosciuto il Cristo,
Dio sarebbe stato un vocabolo vuoto di senso…
Era necessario
che Dio si immergesse nell'umanità,
che in un preciso momento della storia…
un essere umano, fatto di carne e di sangue,
pronunciasse certe parole,
compisse certi atti,
perché io mi gettassi in ginocchio ".

(François Mauriac)
Don Gianni MAZZALI sdb
 Fonte:  www.donbosco-torino.it

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