Luca DESSERAFINO sdb"Fa' che camminiamo sulle orme del tuo Figlio

20 novembre 2016 | 34a Domenica: Cristo Re - T. Ordinario - Anno C | Omelia
Fa' che camminiamo sulle orme del tuo Figlio
Con questa trentaquattresima domenica si chiude l'anno liturgico.

E' vero, solo chi va in Chiesa se ne accorge. Si tratta, infatti, di una data che non corrisponde a nessun avvenimento amministrativo, scolastico, o di altro genere, che in qualche modo apre o chiude un periodo particolare. In verità l'intero anno liturgico risponde ad una misurazione del tempo che è al di fuori delle normali consuetudini degli uomini.

Ed è giusto che sia così. Il tempo liturgico, infatti, non nasce dal basso; non è originato dalle misurazioni degli uomini e dalle loro scadenze. E' un tempo che viene dall'alto, da Dio; è il tempo di Dio che entra nel tempo degli uomini; è la Storia che irrompe nella storia degli uomini.

La Parola di Dio anche in questa domenica, come ha fatto sempre, ci prende per mano e ci introduce nella contemplazione della regalità di Gesù. Non si tratta di una visione da esterni a questo mistero: ci siamo dentro. L'apostolo Paolo esorta ognuno di noi a ringraziare Dio "che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio dilettto".

Siamo realmente degli emigrati, da questo mondo, dove regnano le tenebre, ad un altro mondo, ove regna il Signore Gesù. E che questo mondo di Gesù sia altro dal nostro appare evidente dalla scena evangelica che oggi ci viene proposta come immagine della regalità di Gesù: Egli inchiodato sulla croce con accanto due ladri.

Qualcuno ha detto che questa è la foto ufficiale del nostro re; se ci pensiamo è vero, l'abbiamo messa in tanti luoghi, ma l'abitudine con cui la guardiamo gli ha fatto perdere il suo valore di scandalo, di pietra d'inciampo, per divenire spesso unicamente un oggetto di ornamento.

Non c'è dubbio che si tratta di uno strano trono: la croce, e di una corte ancor più strana: due ladri. Eppure Gesù afferma senza mezzi termini che lui è re, e che lo è proprio in questo modo.

L'apostolo Paolo raccolse questa convinzione e la trasmise alle Chiese, ben sapendo dello scandalo che avrebbe provocato. Ai cristiani di Corinto scriveva: "Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani".

Gesù è re da crocifisso; in questo modo egli esecita il suo potere regale. Gesù, del resto, l'aveva detto più volte ai discepoli nei tre anni che era stato con loro. Anche poco prima di morire disse loro: "I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così". Ed è proprio Gesù che lo mostra per primo con la sua stessa esistenza e vicenda storica.

Mentre sta inchiodato sulla croce gli arriva, da più parti, un identico suggerimento: "Se sei il re dei Giudei, salva te stesso!". Glielo dicono i capi dei sacerdoti, glielo gridano i soldati, e glielo urla anche uno dei ladri appeso accanto a lui. Le persone sono diverse, ma il ritornello è sempre lo stesso: "Salva te stesso!". In queste tre semplici parole è racchiuso uno dei dogmi che fondano più radicalmente la vita di ognuno di noi.

Fin dall'infanzia abbiamo appreso questa dottrina; in essa è racchiusa la regola di vita, è sintetizzato il metro per giudicare ogni cosa, è simboleggiata la discriminante che ci fa accettare questo e rifiutare quello.

Ebbene, su quella croce questo dogma è sconfitto. L'amore ha annientato la convinzione più profonda che presiede molta parte di umanità. La maggioranza delle persone in questo mondo pensa, in modo erroneo, a salvare se stessa. L'unico che non ha salvato se stesso è stato Gesù, lui che ne avrebbe dovuto avere piena sensatezza e ragione.

Ma proprio in questo il suo potere regale trova sulla croce il suo punto di esercizio più alto. Gesù-re, non cedendo all'ultima tentazione, appunto quella di salvare se stesso, salva uno dei due ladri che gli stava accanto solo perché questi ha intravisto fin dove l'amore lo aveva condotto.

Dunque la regalità di Gesù è legata alla Croce. Il Crocifisso difatti è risorto e il Figlio dell'uomo tornerà nella maestà della sua gloria. Ma si tratta sempre della gloria dell'amore, del trionfo della via della Croce. Risurrezione e ritorno di Gesù sono la rivelazione dello splendore e della forza vittoriosa che la via della Croce nasconde.

La festa di Cristo re dell'universo, è la festa di questo amore, un amore che ha dato e continua a dare tutto se stesso per gli uomini. Su di esso è fondata la nostra speranza, il nostro oggi e il nostro domani.

Luca DESSERAFINO sdb
 Fonte:  www.donbosco-torino.it  

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