Monastero Domenicano Matris Domini #LectioDivina "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!"

Commento su Matteo 3,1-12
Monastero Domenicano Matris Domini  
II Domenica di Avvento (Anno A)
Vangelo: Mt 3,1-12 
Contesto
La figura al centro dell'attenzione in questa seconda domenica di Avvento è Giovanni Battista;
Matteo ce lo presenta all'improvviso nei primi versetti del capitolo terzo dove ha inizio il racconto del ministero pubblico di Gesù ( i primi due capitoli sono infatti dedicati alla sua infanzia).
La figura del Precursore ha un forte rilievo in Matteo (vedi 3,13-17; 11,7-15; 17,10-13); l'evangelista è interessato a chiarire il suo rapporto con Gesù Cristo. L'autorità e la fama di Giovanni, un profeta, ma per alcuni qualcosa di più (cfr. Gv 1,19s), erano ancora molto forte nella seconda metà del I secolo (vedi gli scritti dello storico Giuseppe Flavio). La prima comunità cristiana, come attesta anche il racconto degli Atti degli Apostoli (18,24-28, 19,1-7), venne a contatto con alcuni discepoli di Giovanni; era dunque necessario indicare il suo ruolo di precursore in rapporto a Gesù Cristo, il Messia atteso.
Tutti gli evangelisti si preoccupano di distinguere Gesù da Giovanni il Battista. Il fatto che il primo si metta alla ricerca del secondo e richieda il suo battesimo indica che tra i due c'era qualche contatto. Ma quando Gesù inizia la sua attività Giovanni è scomparso dalla scena (Mt 4,12; Mc 1,14; Lc 3,20; cfr. Gv 3,23-24); altri passi che cercano di chiarire i loro rapporti finiscono per sottolineare ulteriormente la superiorità di Gesù (Gv 1,6-9; 1,19-23).
All'annuncio del Precursore fa eco la prima lettura (Is 11,1-10) con la descrizione del Messia e l'era di pace che egli inaugurerà, mentre la seconda (Rom 15,4-9) sottolinea la fedeltà di Dio alle sue promesse e indica come in Cristo la salvezza sia offerta anche ai pagani.
Il testo evangelico odierno si divide chiaramente in tre parti: vv. 1-6 presentazione di Giovanni Batista; vv. 7-10 la sua predicazione penitenziale; vv.10-11 annuncio della venuta del Messia.
In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea
Con una formula solenne in quei giorni, ripresa dalla LXX (e poi utilizzata dalla liturgia per introdurre i testi evangelici) che non ha lo scopo di dare indicazioni cronologiche, ma di segnare l'inizio di un nuovo periodo, Matteo mette sulla scena Giovanni Battista. Mentre il testo di Luca aveva preparato la sua comparsa nel vangelo dell'infanzia, il primo evangelista lo fa apparire in modo improvviso, con alcune indicazioni ulteriori rispetto al testo di Marco che danno rilievo alla sua figura e alla sua missione.
Il deserto di Giuda è nella zona est di Gerusalemme, digradante verso il Mar Morto, il luogo dove si insediarono diversi gruppi religiosi tra cui la comunità di Qumran. Che Giovanni ne abbia fatto parte è un dato discusso perché se ci sono elementi a favore di questa tesi, su alcuni punti essenziali egli si differenzia dalle loro posizioni, in particolare a riguardo del significato e della funzione del suo battesimo.
dicendo: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!".
La predicazione di Giovanni è identica a quella di Gesù (vedi Mt 4,17), l'evangelista stabilisce quindi un collegamento tra i due ed anche un'unità letteraria (che si chiude con la chiamata dai primi discepoli 4,18-22). L'invito alla conversione, che Matteo pone in modo diretto sulla bocca di Giovanni, è accompagnato dalla motivazione: perché il regno dei cieli è vicino (solo Matteo tra i sinottici).
L'idea biblica della conversione comporta un cambiamento radicale della propria vita; qui esso è richiesto perché il regno dei cieli è vicino (o più esattamente si è avvicinato), l'espressione regno dei cieli è tipica di Matteo e indica la pienezza del potere e della presenza di Dio che sarà riconosciuta da tutto il creato.
Questa conversione ha una portata globale (come vedremo più avanti vv. 8-10), non può essere solo esteriore, è un ri-orientamento completo e comporta anche una revisione del nostro modo di comprendere e vivere la dimensione religiosa.
Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
A differenza di Marco (che cita Ml 3,1 ed Es 23,20 attribuendoli ad Isaia) Matteo indica Is 40,3 (secondo la traduzione della LXX) per farci conoscere il ruolo del precursore. Il testo che si riferiva al ritorno dall'esilio babilonese, avvenuto attorno al 538 a.C., viene ora utilizzato per indicare la venuta di Gesù (a cui chiaramente l'evangelista riferisce il termine Signore), mentre Giovanni si identifica con la voce che grida. Sant'Agostino in un famoso sermone illustrò questo rapporto tra la Parola/Gesù e la voce/Giovanni che la esprime e la annuncia.
La comunità cristiana in questo versetto viene a conoscenza del legame tra i due, ma anche della preminenza di Gesù su Giovanni: egli gli prepara la strada, invitando alla conversione, a raddrizzare le nostre vie ed a metterci in cammino; il percorso incontro al Cristo è suggestivamente indicato come un nuovo esodo. Emerge quindi dal testo un invito alla speranza che sostiene il desiderio e l'attesa.
La figura di Giovanni è quanto mai adatta a guidarci in questo tempo di Avvento, nell'attesa di Colui che è già venuto, ma sempre di nuovo viene.
La seconda lettura (Rom 15,4-9) in particolare il v. 4 ci suggerisce l'idea che le Scritture sono per la nostra istruzione e fonte di consolazione, perseveranza e speranza.
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico.
Prima di presentare il contenuto della predicazione di Giovanni, Matteo ne fa una descrizione fornendoci un racconto più lineare di Marco (cfr. Mc 1,5-6); Giovanni viene descritto come il profeta Elia (cfr. 1Re 1,8), una somiglianza non solo esteriore come vedremo nel seguito del vangelo (cfr. Mt 11,7-15; 17,10-13 dove l'evangelista recupera anche il riferimento a Ml 3,1.23). Sia l'abbigliamento che il cibo del Precursore inoltre hanno riferimenti biblici utili e stimolanti (cfr. Gn 3,21; Es 12,11; Rom 13,14; Gal 3,27 per la tunica e Dt 8,3; Sal 19,11; 119,103 per il cibo); tra l'altro le cavallette sono insetti che combattono i serpenti.
Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui 6 e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Matteo come Marco esagerano il successo della predicazione di Giovanni (tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano), tra coloro che vanno da Giovanni troviamo anche Gesù (cfr. Mt 3,13s); la confessione dei peccati indica il pentimento richiesto da Giovanni e fa anche riferimento alla disponibilità di Dio a perdonare il peccato.
Il v. 6 ci informa che è lungo il Giordano che Giovanni battezza. Questo battesimo, anche se simile alle abluzioni rituali dei giudei e degli esseni, se ne differenzia in alcuni aspetti importanti: è impartito da Giovanni, dunque non è un atto che la persona fa da sé, viene attuato una sola volta e si riferisce alla purità morale e non solo rituale (in riferimento alla conversione e alla confessione dei peccati).
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: "Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente?
Inizia al v. 7 la seconda parte della pericope odierna in cui emergono due temi: il contenuto della predicazione penitenziale di Giovanni, molto forte e impegnativo, e la contrapposizione al gruppo dei farisei e sadducei, interlocutori non solo di Giovanni e di Gesù, ma anche della comunità cristiana del I secolo d.C..
Come spiegare la violenza di questo versetto nei riguardi di farisei e sadducei? Ricordiamo che la vipera era utilizzata come immagine per indicare il male.
Farisei e sadducei erano i rappresentanti ufficiali del culto e il gruppo che ostentava un'osservanza integerrima della morale prescritta dalla Legge di Mosé: il Precursore sospetta che il loro accostarsi al battesimo sia solo esteriore, senza un autentico atteggiamento interiore di conversione e pentimento, a differenza di quanti accorrevano a lui citati ai vv. 5-6. Essi anche nei confronti di Gesù appariranno spesso come coloro che osteggiano la sua predicazione e tramano per la sua condanna a morte. Dopo gli eventi del 70 d.C. la prima comunità cristiana dovrà a sua volta scontrarsi con essi; quest'ultimo fatto può aver influito sul racconto di Matteo e la caratterizzazione del loro atteggiamento nei confronti del messaggio cristiano.
Nel testo di Matteo farisei e sadducei sono spesso citati insieme: alcune domeniche fa abbiamo avuto modo di presentare i secondi (commentando il testo di Lc 20,27-38); per quanto riguarda i primi si trattava di un gruppo ebraico presenta dal II sec. a.C. al I d.C.; il loro nome significa separati. Avevano sviluppato proprie tradizioni per interpretare e vivere la Legge di Mosé in cui avevano molto spazio la purità legale, le decime e l'osservanza del sabato; essi godevano per questo di una grande ammirazione presso il popolo e in alcuni periodi ebbero anche ruoli sociali e politici all'interno di Israele.
L'invito sotteso al v. 7 e seguenti è che non basta una pratica religiosa esteriore per sfuggire all'ira imminente del giudizio di Dio e del suo Regno che viene, un richiamo valido anche per noi, cristiani del XXI secolo; solo una vita veramente evangelica e uno sguardo più autentico su Dio e sui nostri fratelli e sorelle ci farà incontrare Colui che viene.
Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: "Abbiamo Abramo per padre!". Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo.
Dio si attende un frutto degno della conversione, ossia buoni atteggiamenti di vita che nascono da un vero pentimento per i peccati e da un mutamento di mentalità.
Un'eccessiva confidenza nella discendenza carnale da Abramo è una delle convinzioni che viene contestata ai farisei anche altrove nei vangeli di contro alla convinzione rabbinica secondo cui i "meriti dei padri" (ossia dei patriarchi) sarebbero andati automaticamente a vantaggio di tutto Israele. Nel testo greco è sottinteso un gioco di parole tra figli e pietre che in ebraico o in aramaico sono due parole molto simili (banim e abanim). San Paolo in Galati 3 e Romani 4 afferma che i veri figli di Abramo sono coloro che ne seguono l'esempio di fede e fedeltà a Dio.
L'orizzonte della predicazione di Giovanni è la venuta imminente del regno di Dio (nella persona di Gesù Cristo) e il giudizio che lo accompagnerà; egli incita quindi ad una condotta che dimostri la volontà di conversione perché il tempo a disposizione è breve (in questo possiamo vedere un legame con il testo della prima domenica di Avvento).
Il solo rito del battesimo non è sufficiente se non è accompagnato da una conveniente condotta di vita, coerente con gli insegnamenti di Dio e per noi cristiani, la predicazione di Gesù.
Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco.
L'immagine dell'albero e del suo frutto è presente nell'A.T. (vedi Os 9,16; Is 27,7; Ger 12,2; Ez 17,8-9) e sarà ripresa anche dal N.T (cfr. Mt 7,17-19; 12,33; Gv 15,5-6; Rom 11,16-21), quella della scure del v. 10 riprende il primo avvertimento del v. 8 e fa di nuovo riferimento al giudizio imminente (v. 7).
Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
L'ultima sezione di questo brano evangelico passa ad un altro tema, connesso al precedente, confrontando il battesimo di Giovanni con quello di Gesù.
Il battesimo, con il suo riferimento all'acqua e al peccato, ha un rimando simbolico al diluvio (e al giudizio) e dunque alla conversione (con un aggancio al v. 2); quello di Giovanni è in vista della conversione per accogliere "colui che viene". Se il battesimo di Giovanni ha servito da prototipo per il battesimo cristiano, notiamo però una differenza fondamentale in quanto il battesimo cristiano è somministrato nel nome di Gesù e prende le mosse e il suo significato particolarmente dalla morte e resurrezione di Gesù (D. J. Harrington).
Giovanni è qui chiaramente indicato come personaggio meno importante di Gesù; egli non si ritiene degno di portargli i sandali, gesto di uno schiavo nei confronti del padrone; il testo può avere anche un riferimento al modo ebraico di contrattare un matrimonio (cfr. Rut 4), Giovanni sarebbe qui l'amico dello sposo, identificato con Gesù (cfr. Gv 3,29).
Se Giovanni è inferiore a Gesù (è più forte di me) anche il suo battesimo ha un valore inferiore, ed infatti quello di Gesù sarà attuato non con acqua, ma in Spirito Santo e fuoco, con un chiaro valore escatologico; il fuoco come elemento di purificazione del Giorno del Signore è presente in Zc 13,9 e 1Cor 3,13-15. Il confronto tra Giovanni e Gesù in questo testo identifica quest'ultimo come colui che verrà a giudicare nell'ultimo giorno (cfr. Mt 25, 31-46) e a cui Giovanni prepara la via. Un tema questo parallelo a quello della Voce e della Parola del v. 3.
In precedenza Matteo aveva messo Gesù in rapporto ad Abramo e Davide, nei racconti dell'infanzia (capitoli 1-2), ora indica la superiorità di Gesù sul Precursore per preparare il testo seguente (vv. 13-17) in cui Gesù sarà presentato come il Figlio di Dio (con riferimenti ad Isacco e al Servo di Dio).
Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile".
Il battesimo di Gesù in questo testo ha una portata escatologica, ripresa nel v. 12 in cui è di nuovo impiegata l'immagine del fuoco. Ad essa si affianca un'altra un'immagine agricola (cfr. Ger 15,7 e Mt 13,30.40-43.49), con la ripresa del tema del giudizio presentato ai vv. 7-10
Convertirsi in questo contesto è accettare su di sé il giudizio di Dio in Gesù Cristo, che trattiene il bene e disperde il male (li grano e la pula), un altro aspetto della conversione, che mette al centro Gesù e la sua parola (di nuovo un legame con il tema della I domenica di Avvento).
Vieni, Signore, re di giustizia e di pace, questa invocazione del salmo responsoriale esprime il desiderio che deve animare il nostro cuore nel cammino dell'Avvento, perché la sua misericordia e la forza del suo Spirito sapranno cancellare ogni nostro peccato se ci apriamo con fede e fiducia alla sua azione.

MEDITIAMO
1) L'attesa, atteggiamento del tempo di Avvento, è un attivo desiderio di Colui che viene che si concretizza nel vangelo odierno nella conversione. So raccogliere l'invito alla conversione?
2) La mia vita religiosa si limita ad una pratica sacramentale esteriore o coinvolge nel profondo il mio cuore e la mia mente per un cambiamento non solo delle mie scelte e dei miei atteggiamenti, ma anche del mio modo di pensare e rapportarmi a Dio, che sia più vicino al messaggio del vangelo?
3) Confrontare il testo di Matteo con passi paralleli nei sinottici per cogliere gli aspetti tipici di questo evangelista. Leggere i passi in cui si parla di Giovanni Battista.
4) So aprire il cuore al desiderio perché la venuta di Cristo possa cambiare la mia vita?
5) Gli atteggiamenti concreti di ogni Avvento per vivere la conversione che segno lasciano nella mia vita? Sono solo un impegno temporaneo per me oppure diventano uno stile di vita?

PREGHIAMO
Salmo Responsoriale (dal Salmo 71)
Vieni, Signore, re di giustizia e di pace.
O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.
Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E domini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.
Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.
Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole germogli il suo nome.
In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato.
Colletta
Dio dei viventi, suscita in noi il desiderio di una vera conversione, perché rinnovati dal tuo Santo Spirito sappiamo attuare in ogni rapporto umano la giustizia, la mitezza e la pace, che l'incarnazione del tuo Verbo ha fatto germogliare sulla terra. Per il nostro Signore Gesù Cristo...


Fonte:http://www.qumran2.net/

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