MONASTERO MARANGO"Spalancare le porte a Cristo e accoglierlo in tutti i “piccoli” della terra"

1° Domenica di Avvento (anno A)
Letture: Is 2,1-5; Rm 13,11-14a; Mt 24,37-44
Spalancare le porte a Cristo e accoglierlo in tutti i “piccoli” della terra

1)Ho fatto fatica, questa settimana, a scrivere questi semplici appunti. Confesso che ho il cuore appesantito per ciò che accade nel mondo, tra l’indifferenza generale. E anche i nostri linguaggi religiosi, che vorrebbero spiegare le cose, interpretarle, aggredirle, sono spesso ridondanti ed enfatici, moralismi inefficaci. Ad ogni cambio di stagione rischiamo di ripetere frasi che hanno una parvenza di oggettività, ma che sono ormai logore, che non mordono più la carne di chi ascolta. Anche parole come avvento, salvezza, incarnazione, rimangono parole fondamentali nel linguaggio religioso, ma sono diventate parole di una lingua straniera presso l’uomo contemporaneo. Così diciamo che l’Avvento “è un tempo vissuto sotto il segno della venuta del Signore: della prima «venuta storica», che inaugura il tempo della salvezza, e della seconda «venuta escatologica», che ne sarà il compimento. La prima è fondamento della seconda e la seconda è il suo coronamento. Due venute reali, due eventi storici strettamente connessi” (Messale festivo, San Paolo, Milano 2008, pag. 243). Parole teologicamente vere, ma distanti. Ci vorrebbe il vocabolario di papa Francesco il quale, ad esempio, parlando recentemente di vocazioni dice: «Non promuovere vocazioni locali è una legatura delle tube ecclesiali». Tutti capiscono, e le parole non scivolano via.

Per quanto riguarda la prima “venuta” è triste constatare come il Natale sia stato scippato dai ladri e anche dall’inconsistenza del nostro annuncio evangelico e come tutto si riduca ormai alle cantilene natalizie, alle luminarie lungo i viali dei negozi, in una massiccia invasione delle offerte dei centri commerciali. Il Bambino rimane un pretesto, ucciso ancora prima di nascere dalla violenza persuasiva e narcotizzante del mercato. Quando va bene organizziamo la raccolta per i poveri, badando bene di non coinvolgerci troppo. Il Natale rimane un momento, non una scelta di vita, una visione del mondo, l’incontro con un Dio che si fa uomo.

E l’attesa del suo ritorno?
Quelli che lo dovrebbero attendere hanno altro di cui occuparsi, di molto più importante. Così l’amore e la fede si spengono ed essere cristiani diventa una cosa del tutto irrilevante. Vuoto a perdere.
I cristiani delle prime comunità pregavano con insistenza: «Vieni, Signore Gesù!». Noi invece lo preghiamo di non venire, di allontanarsi, perché abbiamo altri progetti da coltivare: se mai ci fosse un Dio, deve rimanere sullo sfondo, di riserva. Non si sa mai.

Nelle ultime settimane ancora centinaia di donne uomini e bambini sono morte annegate nel mar Mediterraneo, il “mare nostrum”. Ma questo non fa più notizia.
Ad Aleppo, in Siria, hanno bombardato l’ultimo ospedale rimasto in piedi, così che duecentocinquantamila persone non hanno più nessuna possibilità di essere curate. Anche questa non è più una notizia.
La settimana scorsa nel Comune dove abito è stata votata in consiglio comunale, quasi all’unanimità, l’assoluta indisponibilità ad accogliere i profughi che scappano dalle bombe, dalla tortura, dalla morte. Neanche uno! Faccio notare che il mio è un paese dove, nella stagione estiva, si registrano quattro milioni e mezzo di presenze turistiche. E tutti i cittadini partecipano con devozione alle tradizionali processioni con la Madonna. Ma i figli di Dio in carne e ossa, questi figli di madri sventurate, non li vuole nessuno.
E’ anche per questo , avendo il cuore ferito, che ho fatto fatica, questa settimana, a scrivere.

Eppure il profeta Isaia ci avverte: «Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà sulla cima dei monti e si innalzerà sopra i colli». Il monte del Signore si innalzerà sopra il vuoto dominio del mercato e della propaganda. Sopra l’indifferenza di molti. «Ad esso affluiranno tutte le genti». Questa nostra umanità, che oggi vive un tempo di smarrimento, di solitudine, di paura, di estraniamento, troverà di nuovo la direzione di marcia, avrà ancora la forza di camminare lungo il difficile sentiero della giustizia e della pace. Profeta è colui che ha il coraggio della speranza: «Verranno giorni».

«Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci».
Isaia arriva alla provocazione. Egli vede sorgere tempi di pace, come una nuova alba, quando il mondo sembra essere avvolto dalla tenebra più fitta. «L’arte della guerra» si insegna e si pratica ovunque. Con l’insaziabile soddisfazione dei mercanti di morte.
E’ giunto il tempo di reagire. Questo è Avvento.
Al profeta Isaia risponde l’apostolo Paolo: «consapevoli del momento». Non c’è più tempo per aspettare ancora. Dobbiamo «svegliarci dal sonno» perché «il giorno è vicino». Ora è tempo di agire, indossando «le armi della luce».
Vi consegno, allora, tre impegni – che sono anche tre doni di grazia – per questo tempo di Avvento.
Innanzitutto dobbiamo riscoprire perché ci diciamo cristiani. Non si può esserlo se continuamente abbassiamo l’asticella dell’impegno e annacquiamo la forza del vangelo. Un vino annacquato non lo compra nessuno.
In secondo luogo è importante che noi ci sentiamo amati. “Spero che tante persone abbiano saputo di essere molto amate da Gesù e si siano lasciate abbracciare da lui” (papa Francesco, a conclusione dell’anno della Misericordia). Sì, essere cristiani è, prima di tutto, lasciarsi portare da questo abbraccio, in un incessante pellegrinaggio di fiducia.
Infine, per tutti, si tratta di essere docili all’azione dello Spirito santo in noi, che è come un fuoco che arde.
“La Chiesa è il vangelo, è l’opera di Cristo. Non è un cammino di idee, uno strumento per affermarle. E nella Chiesa le cose entrano nel tempo quando il tempo è maturo, quando si offre” (papa Francesco).

Non avvenga per noi quello che accadde nei tempi di Noè: «nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e li travolse tutti».
La tragedia, ieri e anche oggi, è di «non accorgersi di nulla»: far finta di non vedere lo straniero, il povero, l’ammalato; far finta di non vedere chi vende armi e droga, chi pratica la menzogna, chi corrompe l’innocenza dei bambini…tanto, abbiamo altro da fare, di più urgente. E poi, non bastano le processioni  con madonne e stendardi?

«Voi tenetevi pronti».
Vivere l’Avvento è abitare il tempo con responsabilità, con infinita pazienza, dilatando gli spazi di un amore che sa accogliere i poveri e i piccoli, lo straniero e l’ammalato, e rimanendo disponibili alle sorprese di Dio.
Il Signore è alla porta e bussa. Se qualcuno ascolta la sua voce e gli apre, egli verrà da lui e prenderà posto a tavola assieme a lui. E la casa si riempirà del suo profumo.
Avvento: spalancare le porte a Cristo e accoglierlo in tutti i “piccoli” della terra.

Fonte:MONASTERO MARANGO, CAORLE (VE)