PADRE TIZIANO SOFIA,"EVITIAMO LE ATTESE SBAGLIATE"

27 novembre 2016 | 1a Domenica di Avvento A | Omelia
EVITIAMO LE ATTESE SBAGLIATE
Buon anno nuovo. Comincia oggi il nuovo Anno della Chiesa. Sappiamo: l'Anno liturgico ha i suoi
momenti forti nelle solennità del Natale e della Pasqua, in cui si commemorano l'incarnazione e la morte-risurrezione di Gesù, Verbo di Dio. La Chiesa fin dall'anti-chità ha organizzato attorno a questi due eventi epocali i due cicli liturgici, detti del Natale e della Pasqua.
Li chiamiamo cicli liturgici non - come pensa Pierino - con riferimento alla bicicletta del parroco, ma per indicare dei "periodi ricorrenti", che ogni anno orientano la meditazione dei cristiani. E tra l'uno e l'altro ciclo trovano posto le tante domeniche - ben trentaquattro - dette Domeniche ordinarie o Domeniche durante l'anno.

AVVENTO, UNA DOPPIA VENUTA

Dunque Avvento, cioè venuta del Signore. Una doppia venuta: Gesù è già venuto, ma - l'ha promesso - alla fine dei tempi tornerà.

Ora col Natale si ricorda anzitutto la sua prima venuta. Ricordare significa "rimettere nel cuore", ed è questo il senso di tutte le commemorazioni. Nell'Avvento il cristiano rimette nel proprio cuore Gesù salvatore, nato a Betlemme per lui.
Ma nell'Avvento si guarda anche alla venuta futura del Signore, quando - ecco un linguaggio fortemente metaforico e impegnativo - alla fine dei tempi raccoglierà gli uomini nel regno. Un regno di viventi, perché lui ha sconfitto la morte. E lui consegnerà questo regno al Padre, stabile per sempre.

Così le vicende personali di ciascuno si collocano tra le due venute del Signore. La vita di ciascuno, in questo tempo dell'attesa. Perciò la domanda: come si dovrà riempire l'attesa?
Ci vuol poco a capire che non qualsiasi attesa è valida e utile, che si può girare a vuoto e sbagliare tutto. Di fatto molti sfarfallano, ci sono attese sbagliate.

LE ATTESE SBAGLIATE

C'è per esempio - tra le attese sbagliate - chi vive come se Gesù Cristo non fosse mai venuto, né alla fine venisse a cercare i suoi fratelli: si procede nell'esistenza a testa bassa, con preoccupazioni solo materiali, occupandosi delle ferie e del bancomat, governati dal tornaconto, sospinti dall'egoismo.
Nel romanzo "Padri e figli" l'autore, il russo Ivan Turgenev, ha descritto un ateo dai pensieri di solito terra terra. Un giorno gli domandano: "Ma tu non guardi mai al cielo?". E lui portando la punta del dito indice sotto la punta del naso risponde: "Io alzo gli occhi al cielo solo quando sternutisco".
Si tratta di quelle persone di cui Gesù ha detto nel Vangelo: "Mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito... e non si accorsero di nulla, finché venne il diluvio e travolse tutti...". Ecco, per qualcuno ci vuole un diluvio per indurli a guardare all'insù.

Altri hanno attese e preoccupazioni più alte, per esempio si impegnano a livello sociale e politico. Tante cose nella società vanno storte, e loro vogliono raddrizzarle. Ma il loro orizzonte è ristretto, limitato alla città terrena, e trafficano solo dai tetti in giù. Uomini che non s'interrogano sui destini eterni, non pensano allo sbocco che alla fine la loro esistenza avrà nelle mani di Dio.

Altri sono vigili, con tante inquietudini, e si affannano a interrogarsi sul senso della vita. Ma nella ricerca annaspano, non approdano a nulla, non riescono a trovare risposte.
Lo scrittore Samuel Beckett, premio Nobel, li ha descritti in un teatro intitolato Aspettando Godot. I due protagonisti della pièce teatrale se ne stanno seduti sul bordo della strada, e non sanno dove andare o cosa fare. Sanno solo che c'è da aspettare un certo Godot. Nome allusivo, in inglese Dio si dice God. Aspettare Godot, in sostanza aspettare Dio. Ma i due non lo conoscono e a quanto pare lui non viene. Alla fine decidono di alzarsi e andarlo a cercare. Però non si alzano, e restano seduti sul bordo della strada mentre cala la tela.
La loro è un'attesa e ricerca di Dio raffinata, da intellettuali, e in fin dei conti inconcludente.

E ci sono i cristiani distratti. Come diceva Ignazio Silone: "Certi cattolici attendono la seconda venuta di Cristo più o meno con la stessa indifferenza con cui attendono l'arrivo dell'autobus alla pensilina".

L'ATTESA CHE PROPONE IL VANGELO

Per fortuna c'è anche l'attesa che propone il Vangelo: la vera attesa del Signore Gesù. Come si compie? Lo ha spiegato il Signore: nella vigilanza. Svegli, e con gli occhi ben aperti. "Vigilate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà".
Viene da dire: sarà alla fine del mondo. Certo, ma già prima, all'incontro con Dio quando si chiudono gli occhi all'esistenza terrena. "Se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe, e non si lascerebbe scassinare la casa". "Perciò - insisteva Gesù - anche voi tenetevi pronti".

Attenti dunque a non sbagliare le modalità della propria attesa. Col Natale non si celebra la festa dei bambini o la nascita del panettone, ma la venuta fra noi del Salvatore. E con una vita schiettamente cristiana ciascuno prepara se stesso e il mondo al ritorno del Redentore alla fine dei tempi.

Che cosa può fare ciascun cristiano nel suo piccolo? Si è detto, essere vigilante: nella famiglia, nella scuola, sul lavoro, nel quartiere, in parrocchia. Sempre e dappertutto.
L'invito vale anche per i ragazzi.
Un loro grande amico, Baden Powell, fondatore del Movimento Scout, ha proposto uno slogan per la loro vita, attingendolo proprio dal Vangelo odierno.

Quelle due parole di Gesù, che nell'inglese di Baden suonano

Be prepareted,
nella traduzione italiana
Tenetevi pronti,
nell'antico latino
Estote parati,
motto degli Scout italiani

Ma Pierino, al solito distratto, forse ha capito Estote pirati.

Dunque vigilare:

un programma per l'Avvento,
e per il nuovo Anno liturgico che oggi comincia.

Padre Tiziano SOFIA sdb
 Fonte:  www.donbosco-torino.it