Umberto DE VANNA sdb, " Conversione dice cambiamento di vita"

4 dicembre 2016 | 2a Domenica di Avvento A | Omelia
Per cominciare
I profeti dell'antico testamento parlando dei tempi messianici usano immagini sorprendenti: tronchi
secchi che germogliano, la steppa arida che fiorisce, il deserto che torna a vivere. Mentre le dure parole del Battista invitano a una condotta di vita austera nell'attesa della venuta di Gesù: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino". Sono le stesse parole di Gesù quando comincia a predicare.

La parola di Dio
Isaia 11,1-10. Una visione idillica e grandiosa. Isaia presenta l'identikit del messia, che governerà su Israele con saggezza, giustizia e giusto rigore. Poi la splendida visione di un mondo nuovo, in cui l'armonia e la pace saranno totali, tra gli uomini e gli stessi animali.
Romani 15,4-9. Anche Paolo auspica per i cristiani di Roma la medesima armonia preannunciata da Isaia. Invita i romani in particolare ad "accogliersi gli uni gli altri", ad avere gli stessi sentimenti di Cristo, che si è fatto servo e ha usato misericordia a tutti i popoli.
Matteo 3,1-12. Matteo presenta la figura di Giovanni, che per attendere la venuta del messia sceglie per sé un luogo desertico, presso un'ansa del fiume Giordano. Deserto dice privazione, assenza di qualsiasi sicurezza e il Battista viene presentato proprio così: vestito con rudezza, nutrito di locuste e miele selvatico. A chi va da lui per farsi battezzare chiede una conversione radicale. Minaccia che la venuta del messia sarà accompagnata da un giudizio durissimo e senza misericordia.

Riflettere

Il Battista sente su di sé il mandato di preparare la via al Signore che viene e prepara la gente con un battessimo di penitenza. Sente con gioia che il messia è vicino e sferza con parole di fuoco i presenti, ma lo fa anche con la sua vita tutta d'un pezzo, con le sue scelte scomode, la sua austerità.
Sono questi i mezzi e gli atteggiamenti che la liturgia ci invita ad assumere. A scegliere per sé un po' di deserto, modi più essenziali di vita, "fare un frutto degno della conversione".
Le parole del Battista, che parla della venuta del messia come di giorni in cui "pulirà la sua aia e brucerà la pula con il fuoco inestinguibile" ci confermano l'urgenza di prendere sul serio questo tempo di Avvento, tempo di attesa.
La liturgia è orientata alla seconda venuta di Gesù, quella dell'ultimo giudizio. C'è un motivo ricorrente in queste quattro settimane di Avvento, un ritornello quasi ossessionante: "Vieni, Signore Gesù!". E poiché non può trattarsi di una nuova venuta nella carne, l'invocazione non può che riguardare la sua seconda venuta nella gloria.
I cristiani dei primi secoli vivevano con profonda consapevolezza questa attesa. Oggi, al contrario, il cristianesimo sembra disinteressarsi della cosiddetta Parusìa. La parola greca parusía significa sia presenza, sia ritorno e indicava la solenne visita ufficiale di un sovrano alle città di una provincia dell'impero.
In realtà noi viviamo più spesso come se il Signore non dovesse più tornare. Ma almeno in Avvento dovremmo interrogarci su che cosa può significare per noi il suo ritorno, anche se le luci del Natale sono lì insistenti a distrarci.
Avvento è dunque attesa di Gesù, e non di un Gesù che si rifà bambino e che nasce di nuovo in una greppia. Attendiamo il suo ritorno glorioso alla fine dei tempi. Attendiamo la pienezza della salvezza. Attendiamo un amico che già conosciamo.
Sì, se amiamo Gesù lo attendiamo. Come un bambino attende il papà che ritorna la sera, come l'amico che attende la visita di un amico. Attendiamo: non vediamo l'ora. E aspettando, non stiamo con le mani in mano.
Si tratta, dunque, di girare un po' le cose al contrario. Non tanto di vivere l'Avvento per prepararsi bene al Natale. Quanto, piuttosto, di cogliere nel Natale la promessa dell'Avvento, segno e pegno della sua seconda venuta: "Tu che aspetti la salvezza del Signore, rallegrati, egli è già venuto e presto tornerà".
Isaia parla di germogli che spuntano, di virgulti che germogliano. Usa immagini che parlano di realtà nuovissime. Il tempo dell'attesa del messia, così come il nostro Avvento di oggi, è tempo da vivere nella speranza. Il Signore verrà, dobbiamo attenderci qualcosa di profondamente innovativo, di meravigliosamente nuovo.
Frutto di questa attesa sono anche rapporti nuovi, "avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull'esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola si renda gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo" (seconda lettura).

Attualizzare

Domenica scorsa si diceva di "vegliare", oggi si parla di un battesimo di penitenza e di "conversione". La liturgia ci aggredisce con le severe parole di Giovanni, ruvide come il suo vestito. Bisogna decidersi, non c'è tempo da perdere, se no faremo la fine dell'albero secco, che non avendo più vita viene buttato nel fuoco.
Perché questa urgenza? Perché il Signore viene, il Signore verrà: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!". Conversione dice cambiamento di vita: sono le nostre scelte, il nostro comportamento che testimoniano la nostra avvenuta conversione. "Per l'uomo vivere è cambiare, ed essere perfetti è aver cambiato spesso" (cardinal John Henry Newman, un grande convertito).
La conversione vera la si nota dai frutti: da scelte nuove, da cambiamenti di strada, da modi di fare che prima non conoscevamo e magari non ci piacevano. È un mondo nuovo che dobbiamo costruire (Isaia), dei rapporti nuovi da inventare, fare la scelta di vivere con e per gli altri (san Paolo): di qui la necessità di un cambiamento profondo di vita, non solo di un ritocco di facciata. "Non crediate di poter dire dentro di voi: "Abbiamo Abramo per padre!"" (vangelo): le buone abitudini non bastano più.
Renato Vallanzasca era un boss della malavita. Negli anni '70 la sua banda ha seminato il terrore a Milano e dintorni. Ha detto di sé: "C'è chi nasce sbirro, io sono nato ladro". Invece Angela Corradi, che era la donna di questa famosa banda, ha detto di sé: "In casa mi davano solo vanità e formalismi: sono fuggita… sono diventata una criminale, ma nel dolore ho trovato la strada per scoprire Dio. Ora sono suora e la donna di prima non esiste più".
Jacques Fesch, nel carcere della Santé di Parigi: "In casa mia esisteva solo il denaro e per il denaro io ho commesso un delitto. Se tutti mi insegnavano che è importante solo divertirsi, perché non dovevo uccidere per divertirmi di più?"
Ecco perché come cristiani siamo chiamati a vivere un Natale controcorrente! A non permettere che l'esteriorità ci impedisca un profondo rinnovamento personale. A contrastare almeno un po' il consumismo dilagante che ne fa, a dispetto della storia, una festa più pagana che cristiana.

Vidi una nuova nascita

Uno dei protagonisti del romanzo "La croce e il pugnale" di David Wilkerson, racconta. "Qualche tempo fa incontrai un serpente gigantesco. Era grasso otto centimetri e lungo più di un metro e venti, e se ne stava lì al sole, incutendo terrore. Ebbi paura e non osai muovermi per molto tempo, e poi d'un tratto, mentre lo osservavo, assistetti a un miracolo. Vidi una nuova nascita. Vidi quel vecchio serpente mutare la sua pelle e lasciarla lì al sole, trasformandosi in un nuovo essere, veramente bello".

Don Umberto DE VANNA sdb
Fonte:  www.donbosco-torino.it  

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