CIPRIANI SETTIMIO SDB, "Voce di uno che grida nel deserto…"

4 dicembre 2016 | 2a Domenica di Avvento A | Omelia

"Voce di uno che grida nel deserto…"
La Liturgia di questa seconda Domenica d'Avvento ci aggredisce con le parole di Giovanni il
Battezzatore, ruvide come il vestito di peli di cammello di cui era ricoperto, pietrose come le rocce del deserto di Giuda, dal fondo del quale egli lanciava i suoi taglienti appelli agli uomini del suo tempo: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino... Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco..." (Mt 3,2.10).
Bisogna decidersi; non c'è tempo da perdere: altrimenti faremo la fine dell'albero, che si è isterilito e perciò viene gettato nel fuoco!
Ma perché questa "urgenza" di decisione, questa necessità di "convertirsi" subito? Perché Giovanni annuncia la venuta di uno "più potente" di lui, che "ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula in un fuoco inestinguibile" (vv. 11-12). L'immagine esprime a perfezione il "giudizio" escatologico che opererà il Messia, discriminando la "pula" dal "grano". Giovanni perciò non è portatore di un messaggio di salvezza autonomo: egli annuncia soltanto i tempi nuovi e le condizioni necessarie per entrarvi. Chi salva è soltanto Cristo: Giovanni ha il compito di "preparargli" la strada.
Proprio per questa funzione "propedeutica", il Battista è stato sentito dagli Autori del Nuovo Testamento come un anello fondamentale della storia evangelica, nonostante che attorno al suo nome si siano formate fin da principio alcune comunità, chiamate appunto "battistine", chiuse e perfino ostili al Vangelo. Rimeditando a lungo sulla sua figura e sul suo insegnamento, la Chiesa ha sentito la missione "cristiana" di Giovanni e lo ha accettato come il "testimone" più autorevole del Messia che stava per venire.
Se questo era vero per i primi cristiani, lo è anche per noi, non soltanto a livello di documentazione storica ma anche di applicazione personale del suo messaggio: anche oggi, soprattutto in questo periodo d'Avvento, egli vuole farci incontrare con Cristo.
"In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare"

Ed egli ci fa incontrare Cristo in tre maniere, intimamente collegate fra di loro:
a) con la sua persona; b) con il suo insegnamento;
c) con il rito di "purificazione" battesimale, nel quale si esprime plasticamente il suo stesso messaggio.
a) La sua persona emerge potente da alcuni tratti descrittivi che ce ne fa Matteo: "In quei giorni comparve Giovanni Battista a predicare nel deserto della Giudea... Egli è colui che fu annunziato dal profeta Isaia quando disse: "Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via al Signore, raddrizzate i suoi sentieri!". Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. Allora accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente il Giordano; e confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano" (Mt 3,1.3-6).
Nel libro di Isaia si leggeva di un misterioso personaggio che doveva annunciare, pieno di gioia, ai lontani abitanti di Gerusalemme la prodigiosa liberazione d'Israele dalla schiavitù babilonese: "Una voce grida: Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio" (Is 40,3). Questo anonimo annunciatore della salvezza fu ben presto identificato dalla comunità cristiana in Giovanni Battista, che in tal modo entrava anche più profondamente nel disegno di Dio.

Ripensato come personaggio profetico, fu messo in relazione anche con il profeta Elia, descrivendolo appunto con i tratti di austerità propri di quel grande messaggero di Dio: "Era un uomo peloso, una cintura di cuoio gli cingeva i fianchi" (2 Re 1,8). La stessa tradizione ebraica attendeva di nuovo Elia come preannunciatore dell'era messianica (cf Ml 3,23). Per i primi cristiani era molto importante dimostrare che tutto questo si era verificato nella persona di Giovanni Battista. Cristo stesso farà riferimento a questa tradizione quando, dopo aver parlato di Giovanni, dirà: "E se lo volete accettare, egli è quell'Elia che deve venire" (Mt 11,14).

Per tutti questi motivi, il Battista è l'uomo più adatto a farci incontrare con Cristo: la sua persona ci rimanda automaticamente a lui sia per la passione con cui si è consacrato a tale missione, sia per l'umiltà e la gioia insieme con cui egli annuncia Uno che è "più potente di lui", del quale non è degno neppure di "portare i sandali" (v. 11).
b) Oltre alla sua persona c'è il suo insegnamento, che ci predispone al nostro incontro con Cristo. Esso è tutto incentrato sul grande tema della "conversione" o, come si dice con termine greco, "metánoia", cioè cambiamento di "mentalità" (nóus), di sentimenti, di vita: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!" (v. 2).

E non c'è nessuno che possa sottrarsi a questo dovere di trasformazione interiore, neppure i farisei che si ritenevano "giusti" davanti a Dio; così come non c'è nessun privilegio materiale o spirituale, come l'essere della stirpe di Abramo, che ci possa esentare da questa autentica "fatica" che è la conversione: "Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira? Fate dunque frutti degni di conversione, e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre. Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco" (vv. 7-10).
È risaputo che anche il messaggio di Cristo incomincia con le stesse parole del Precursore: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino" (Mt 4,17). C'è dunque una continuità fra l'insegnamento di Giovanni e quello di Gesù: segno evidente che qui si tocca la sostanza stessa del messaggio evangelico.

"Questa parola "convertitevi" è programmatica, e riassume grande parte del processo spirituale e morale che rende possibile l'azione rinnovatrice del Vangelo... E qui ognuno è invitato a fare del Vangelo un problema personale. Siamo disposti a risolvere questo problema come Cristo ci propone? Avviene proprio all'inizio della via della salvezza una scelta che può essere decisiva. Che cosa ci si chiede per entrare nell'ambito del "regno dei cieli"? Ci si chiede una trasformazione interiore, una metamorfosi di mentalità... Non rifiutiamoci di considerare questa condizione al nostro ingresso nella via di Cristo, e di osare di introdurre nella nostra psicologia e nella nostra vita morale la "conversione" che tale via reclama da noi" (PAOLO VI, Udienza gener. del 9 nov. 1977).
Le ultime parole, che abbiamo appena citato, ci richiamano al dovere di produrre "frutti degni di conversione" (v. 8), sui quali insiste Giovanni Battista: soltanto i "frutti" di una vita trasformata e rinnovata stanno a dirci che ci siamo "convertiti" davvero, a scanso di ogni possibilità di illusione.

"Io vi battezzo con acqua..."

c) Abbiamo detto sopra che Giovanni ci aiuta a incontrare Cristo anche con il rito esterno del suo battesimo, di cui egli però avverte sia la provvisorietà, sia la funzione indicativo-profetica: "Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco" (v. 11).
Il giudaismo conosceva a quel tempo più di un rito di purificazione a bagno sacro. I monaci di Qumran si purificavano ogni giorno. Esisteva anche la consuetudine di battezzare i pagani convertiti alla fede ebraica. "Pur ispirandosi a questi precedenti, il battesimo di Giovanni se ne distingue per tre aspetti principali: mira a una purificazione non più rituale, ma morale (3,2.6.8.11; Lc 3,10-14); non si ripete, e riveste perciò l'aspetto di un'iniziazione; ha un valore escatologico per il fatto che introduce nel gruppo di coloro che professano un'attesa attiva del Messia vicino e costituiscono in anticipo la sua comunità (3,2.11; Gv 1,19-34). La sua efficacia è reale ma non sacramentale, dal momento che dipende dal giudizio di Dio che deve ancora venire nella persona del Messia, il cui fuoco purificherà o consumerà secondo che si sarà bene o mal disposti".1
Proprio per questa dimensione "escatologica", che faceva già scattare il "giudizio" di Dio sugli uomini, sui loro atteggiamenti e le loro azioni, il battesimo di Giovanni attuava, nei "segni" con cui si esprimeva e nella "confessione dei peccati" (v. 6) che l'accompagnava, la "conversione" che egli andava predicando. Nel Battesimo cristiano tutto questo si sarebbe attuato anche più profondamente mediante il dono dello Spirito: "Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco" (v. 11). Pur con l'abbondanza dello Spirito, però, il Battesimo cristiano rimane sempre un "giudizio": infatti il Messia venturo "ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula in un fuoco inestinguibile" (v. 12). Proprio per questo il Battesimo deve essere vissuto, soprattutto in questo periodo di Avvento, come un atteggiamento di continua "conversione": esso infatti è "segno" di una trasformazione, che deve essere testimoniata da tutta la nostra vita.

"Un germe spunterà dal tronco di Jesse"

A questo punto non abbiamo più tempo di commentare né la prima né la seconda lettura. Una rapida occhiata ci permette, tuttavia, di vedere quanto il concetto di "conversione" sia vasto e come sia sempre ed essenzialmente centrato in Cristo.
La prima lettura ci riporta un bellissimo poemetto messianico di Isaia (11,1-10), scritto in un periodo di sfacelo della dinastia davidica (cf v. 1), nel quale si preannuncia sia la venuta del Messia, sia la prodigiosa opera di "trasformazione" sociale che egli compirà fra gli uomini.
Egli ristabilirà la "giustizia", proteggerà i miseri, distruggerà l'empio e il prepotente, riporterà la "pace" fra tutti gli esseri del creato, come al principio dei tempi: e questo in forza dello "Spirito del Signore", di cui sarà abbondantemente rifornito.
Al di là delle immagini poetiche ("il lupo dimorerà con l'agnello", ecc.), il Profeta intende certamente preannunciare un tempo di rinnovamento e di rappacificazione fra tutti gli uomini e fra le stesse opere della creazione. Tutto questo però non avverrà meccanicamente, ma solo per l'opera di Cristo che, alla fine, "convertirà" i cuori degli uomini e guiderà la storia dove vuole lui.
"Non preoccupatevi delle anse del fiume; seguitene il corso e state sicuri che il fiume sfocerà nel mare aperto", diceva sovente con immagine pittoresca uno che credeva alle parole di Isaia e operava perché, sia pure faticosamente, si realizzassero: il compianto Giorgio La Pira († 5 nov. 1977), già sindaco di Firenze, a cui dobbiamo essere grati perché ha riacceso nei nostri cuori la speranza che le parole del Profeta si compiranno.

"Accoglietemi... come Cristo accolse voi"

Anche il testo di Paolo che ci ricorda, con la testimonianza della Scrittura, come Cristo ha riconciliato fra loro Giudei e pagani (Rm 15,4-9), apre il nostro cuore alla speranza: Cristo non può non venire, deve venire ancora, perché questa pazza storia abbia finalmente un senso e si converta essa pure in storia d'amore. "E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti ad esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo" (Rm 15,5-6).
E la storia avrà un senso quando tutti gli uomini "con un solo animo e una voce sola" riconosceranno Gesù come il "Signore" e il vero "Figlio di Dio", venuto "nella carne" per salvarci (cf 1 Gv 4,2-3).

Settimio CIPRIANI

Fonte:Fonte:  www.donbosco-torino.it