don Marco Pedron, " Dio è nell'uomo: se vuoi amare Dio ama l'uomo"

Dio è nell'uomo: se vuoi amare Dio ama l'uomo
don Marco Pedron
IV Domenica di Avvento (Anno A)
Vangelo: Mt 1,18-24 
Per capire il vangelo di oggi dobbiamo andare proprio all'inizio del vangelo di Mt: "Così fu generato
Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda, ecc" (Mt 1,1) e giù una sfilza di nomi, qualcuno noto, qualcuno sconosciuto (lettura pesantissima!), dove ogni volta si dice che uno "generò" un altro fino a Gesù.
E' perché noi non conosciamo chi sono questi nomi, a volte impronunciabili, che sono scritti, ma quando si va a vedere bene si osservano cose incredibili tra cui: Mt non sceglie fra le donne della sua genealogia le sante donne d'Israele (Ester, Giuditta, la profetessa Debora o la casta Susanna) ma donne discutibili.
Infatti tutte e quattro le donne scelte da Mt hanno una situazione irregolare sul modo in cui sono diventate madri e un'astuzia potente su come sono uscite da situazioni difficili (d'altronde Maria stessa vive una situazione irregolare).
1. Tamar (Gen 38; Mt 1,3): è una straniera, rimasta vedova, che pur di non rimanere senza figli si unisce con Giuda, il suocero, il quale sconsolato per la morte della moglie cercava conforto con le prostitute.
2. Racab (Gs 2; Mt 1,5): è una tenutaria del bordello di Gerico (tra l'altro suo figlio Booz è vissuto sicuramente duecento anni dopo Racab: questo per dire che Mt ha inserito volutamente Racab)!
3. Rut (Rut 3-4; Mt 1,5): rimasta vedova individuò nell'anziano ma ricco Booz la soluzione dei suoi guai. E mentre Booz dormiva, Rut si infilò nel suo letto (come già aveva fatto la figlia di Lot con suo padre; Gen 19,33) e da quell'unione nacque Obed, nonno del re Davide.
4. Betsabea (2 Sam 11, 1-2; Mt 1,6): Mt neppure la nomina, tanto la disprezza che dice "quella di Uria". Betsabea che finché suo marito era in guerra, sedusse con la sua bellezza il re Davide, da cui ebbe Salomone, mettendo così al trono suo figlio.
Gli antenati di Gesù non furono per niente un modello di santità. Furono donne scaltre, furbe, che utilizzarono le armi della seduzione e della sessualità per arrivare là dove volevano arrivare. Eppure anche una discendenza così produsse un virgulto meraviglioso come Gesù.
"Sai chi è suo padre... sua madre è una di quelle... sapessi che famiglia...": di Gesù si poteva dire la stessa cosa, eppure! Nessuna etichetta, nessun esclusione: dal deserto può nascere un giardino e dal letame i fiori.
Dopo che per ben 39 volte il verbo "generare" è stato attribuito ad un uomo che generava un altro uomo, arrivando a Giacobbe che generò Giuseppe, il padre di Gesù (Mt 1,16), lì la catena della generazione si interrompe.
Infatti Mt non scrive che Giuseppe generò Gesù (come si ci sarebbe aspettato dopo che per 39 volte è scritto così!) ma che da Maria Gesù viene generato (Mt 1,16: "Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo").
Tutta quella generazione maschile (perché a quel tempo era l'uomo che dava la vita mentre la donna era solo un contenitore che partoriva; Is 45,10) che dava non solo la vita, ma anche la tradizione culturale e religiosa del popolo di Israele, si interrompe con Giuseppe.
Cosa sta facendo allora Mt? Mt descrive la nascita di Gesù ispirandosi al primo libro della Genesi perché vuole indicare che in Gesù c'è una nuova creazione. Gesù rompe (non viene infatti generato da Giuseppe) con la tradizione precedente e ne instaura una nuova.
E infatti quando Gesù si riferirà ai suoi antenati non li chiamerà mai "i nostri padri" ma sempre "i vostri padri" (Gv 6,49; Mt 23,32). Gesù è un sovversivo, un rivoluzionario, che rompe con tutta la tradizione precedente.
La tradizione, il passato, ciò che "noi abbiamo fatto", è un vissuto di altri: oggi è morto perché non è il vostro. La vostra famiglia è unica; il vostro modo di amare è solamente vostro; il vostro modo di educare i figli è solo vostro. Non copiate quello di altri... non rifatevi a nessuno. Create voi il vostro modo di amarvi, di ridere, di divertirvi, di essere felici, di vivere la famiglia, la vita, le amicizie, il lavoro.
Nella via dove abitavo a Padova c'era una coppia che mangiava sempre alle 22-23 di sera. Inoltre parlavano sempre a voce alta e a volte marito e moglie si baciavano in giardino, senza problemi. C'era una confusione in casa da paura; tutti li consideravano dei matti e dei "diversi". E lo erano... per fortuna! Era una coppia davvero diversa da tutte ma lì c'era l'amore: e noi bambini non vedevamo l'ora di andare lì.
Alla morte di un rabbino il figlio ne prese l'incarico. Dopo un po' gli anziani della sinagoga gli dissero con tono sarcastico e disprezzante: "Tu non assomigli proprio a tuo padre!". E lui: "E, invece sì. Lui non copiava nessuno e io neppure".
"Ma tutti fan così!", "Io no!"; "Ma perché tu no?", "Perché io non sono te/voi"; "Ma perché vuoi essere diverso?", "Perché lo sono!".
"Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme" (Mt 1,18).
In Israele il matrimonio avviene in due tappe: la prima quando la ragazza e il ragazzo a 12 anni vengono messi insieme, sposati: è lo sposalizio. Da quel momento sono marito e moglie, anche se non convivono insieme e ciascuno se ne sta a casa sua. Poi un anno dopo avvengono le nozze e la ragazza entra nella casa dello sposo. Nell'intervallo di questo anno non è lecito avere rapporti matrimoniali e in caso di adulterio è prevista la lapidazione.
Quindi Maria è già sposata (mnesteuo indica questa fase; Mt 1,18) con Giuseppe: sono in questa prima fase del matrimonio, prima delle nozze e prima di andare a vivere insieme.
"Si trovò incinta per opera dello Spirito Santo" (Mt 1,18).
Il vangelo non è un libro di ginecologia e neanche di biologia ma di teologia. L'evangelista vuol solamente dire che in Gesù c'è la nuova creazione: lo Spirito è di nuovo disceso come all'inizio della storia, nella Creazione, era già disceso per far nascere il mondo. Come lo Spirito Creatore aleggiava sulle acque, così lo Spirito Creatore aleggia su Maria.
Il libro della Genesi inizia con queste parole: "In principio Dio creò il cielo e la terra e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque" (Gen 1,1-2). Adesso ugualmente uno Spirito Creatore interviene per una nuova creazione. Il modello del Dio Creatore si ripete, meglio, riaccade in Gesù. Spirito Santo si intende la forza creatrice di Dio. Gesù è il vero uomo creato da Dio, l'uomo divino capace di superare la morte.
Mt dicendo che Gesù è opera dello Spirito santo vuole escludere chiaramente la paternità di Giuseppe: Gesù non discende da là. Gesù è opera diretta di Dio, sua creazione.
"Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla" (Mt 1,19).
Giusto non ha la nostra connotazione di persona moralmente integra. Giusto è la persona fedele osservante della Legge e di tutte le prescrizioni di Mosè.
Ma il fatto di essere giusto, cioè di ubbidire alla Legge di Mosè, costringeva Giuseppe a denunciare la moglie, in nome di Dio, come adultera e farla lapidare. E qui Giuseppe entra in crisi: da una parte c'è la religione e dall'altra il suo cuore.
In Galilea la donna entra illibata nella casa del marito il quale mostra con soddisfazione agli invitati alle nozze il lenzuolo con le tracce di sangue (che viene poi conservato dai genitori della sposa come prova inoppugnabile in caso di eventuali proteste).
Ma Maria è già incinta. Cosa può credere Giuseppe? Se non è stato lui, è stato un altro. Con chi può averlo tradito? Il suo racconto non sta in piedi. "Un angelo... il figlio di Dio": "Non sono mica scemo" avrà pensato Giuseppe. A chi la racconta? L'adulterio succedeva spesso in questi rapporti senza amore e a volte le donne venivano lapidate.
Da una parte allora la religione e il suo Dio che gli dice chiaramente: "Tu la devi uccidere" (Dt 22,20-21; Sir 25,6). Il Dt 22,20-21 dice esplicitamente: "Se la giovane non è stata trovata in stato di verginità, allora la faranno uscire all'ingresso della casa del padre e la gente della sua città la lapiderà, così che muoia, perché ha commesso un'infamia in Israele, disonorandosi in casa del padre. Così toglierai il male di mezzo a te".
Giuseppe è giusto; Giuseppe crede in Dio; Giuseppe, se è un buon ebreo credente, la deve uccidere. Ma dall'altra parte Giuseppe si dice: "Ma come faccio? Ma come si fa?".
Giuseppe si trova in conflitto: fedeli alla Legge o fedeli all'amore? Il suo orgoglio di maschio è ferito e ha tutti i motivi religiosi per vendicarsi. Ma non se la sente. Il protovangelo di Giacomo (14,1) dice chiaramente il suo tormento: "Se nasconderò il suo errore, mi troverò a combattere con la Legge del Signore".
E' per questo che decide di ripudiarla di nascosto. Ma si sa, certe cose in un paese piccolo come Nazareth si vengono a sapere subito. Per questo devono scappare in Egitto (quando nasce Gesù a Betlemme Maria è ancora "promessa sposa" di Giuseppe, emnesteumene, dice il termine e non sposa, gynaiki).
"Decise di ripudiarla in segreto" (Mt 1,19). Il ripudio era molto semplice a quell'epoca: si poteva ripudiare la moglie anche per una pietanza bruciata o perché aveva parlato con qualcun altro. Bastava scrivere su di un foglio di carta: "Tu non sei più mia moglie" e la donna veniva cacciata via.
Giuseppe quindi non vuole denunciarla, non vuole far uccidere la propria sposa però neanche la può tenere e così decide di ripudiarla in segreto.
"Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse" (Mt 1,20).
Giuseppe ha pensato di licenziarla in segreto (era una prima soluzione, ma già questa era una soluzione d'amore) ma poi l'angelo interverrà. Basta che il fronte della Legge venga leggermente incrinato dall'Amore che lo Spirito interviene.
Nel mondo ebraico (dobbiamo ricordare che Mt scrive per una comunità di Giudei) si evita il contatto tra Dio e gli uomini, si evita un contatto diretto. Allora Dio interviene in sogno. Nel libro dei Numeri (Nm 12,6) si legge: "Se ci sarà un vostro profeta, io Jahwè in visione a lui mi rivelerò, in sogno gli parlerò". Il sogno, quindi, è il modo che Dio ha per comunicare con gli uomini.
"Un angelo del Signore" non si intende "un angelo inviato dal Signore". Quando Dio interviene presso gli uomini viene raffigurato con "un angelo del Signore". Quindi "angelo del Signore" vuol dire Dio stesso. C'era una distanza, una lontananza tra Dio e gli uomini, e nel mondo ebraico non si permetteva che Dio si avvicinasse agli uomini. Quando lo si faceva si utilizzava questa formula "angelo del Signore" ma è Dio stesso.
L'angelo del Signore interviene tre volte in Mt, sempre in funzione della vita, perché Dio è il Dio della vita.
Mt 1,20: Dio interviene con Giuseppe per difendere la vita di Gesù. Mt 2,13.19: interverrà per difenderli dalle trame assassine, omicide, del re Erode ("Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe..."). Mt 28,5-6: "Un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa... disse alle donne: "Non abbiate paura! So che cercate il crocifisso. Non è qui. E' risorto...". Alla resurrezione l'angelo del Signore conferma che la vita, quando viene da Dio, supera la morte.
"Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo" (Mt 1,20).
Intanto anche l'angelo ricorda di nuovo che Maria e Giuseppe sono sposati.
"Viene dallo Spirito santo": Dio stesso ri-sottolinea la nuova creazione che si manifesta in Gesù.
"Essa partorirà (letteralmente: darà alla luce) un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati" (Mt 1,21).
Tu lo chiamerai: qui c'è una novità. Al bambino si metteva il nome del papà o del nonno, in modo che il nome si perpetuasse in eterno, per sempre. Era un modo per rimanere vivi per sempre. La tradizione voleva che il bambino portasse il nome del papà o del nonno.
Infatti quando Elisabetta vuole mettere nome "Giovanni" al bambino e non "Zaccaria" come suo padre, succede un putiferio nella sua famiglia e le dicono: "Non c'è nessuno nella tua parentela che si chiami con questo nome" (Lc 1.61). Era ovvio, normale, mettere il nome di un parente.
Allora non è assolutamente casuale che Gesù non porti il nome di uno dei suoi parenti: con Gesù, dice il vangelo, inizia un'epoca nuova.
Ma cosa vuol dire che "Gesù salverà il suo popolo dai suoi peccati"? Non sembra esserci nessun nesso tra queste due cose!
In ebraico è: "Si chiamerà Ieshuà perché ioshuà". Per capire dovremmo tradurre così in italiano: "Si chiamerà Salvatore perché salverà il suo popolo dai suoi peccati". Infatti in ebraico Gesù si dice Ieshuà e il verbo salvare si dice ioshuà. Quindi c'è una differenza di una vocale.
"Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: "Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele"." (Mt 1,22-23).
E' dove Mt vuole arrivare. Questa è una citazione di Is 7,14 dove il profeta parla al re Acaz preannunciandogli la nascita di un figlio, il re di Ezechia. Questo è il motivo portante, il filo conduttore di tutto il vangelo di Mt: il Dio-con-noi.
Questo "Dio con noi" appare all'inizio, a metà (2 volte) e alla fine.
Mt 1,23 "che sarà chiamato Emmanuele (che vuol dire Dio-con-noi)".
Mt 17,17: "Fino a quando starò con voi".
Mt 18,20: "Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro".
Mt 28,20 (sarà l'ultima parola di Gesù): "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo", che sono le parole con cui si chiude il vangelo di Mt.
Dio non è più un Dio da cercare, ma da accogliere e "con Lui e come Lui" andare verso gli uomini. Se Dio si è fatto uomo, l'uomo non deve più andare da Dio ma verso l'uomo perché lì, ora, adesso, si trova Dio. E Dio lo accoglieremo quando accoglieremo l'uomo, perché lì ora si trova Dio. Dio è nell'uomo e quando accogli l'uomo tu accogli Dio. Dio è nell'uomo che c'è in te e quando accogli e ami te accogli il Dio che è in te.
Non si vive più per Dio (scopo, obiettivo: andare a Dio attraverso riti, preghiere, digiuno, offerte, santità personale), ma si vive di Dio e con Dio (Lui è la nostra Forza, il nostro Sostegno) e si va verso l'umanità (scopo, obiettivo: andare, accogliere, amare, condividere con l'uomo).
Questo è un cambio radicale. Perché se Dio si è fatto uomo, umano, Dio con noi, più gli uomini saranno umani e più scopriranno chi è Dio e la divinità che è in loro.
"Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù" (Mt 1,24-25).
Cosa dice a me questo vangelo? Come Giuseppe, segui i tuoi sogni, anche se sono difficili, anche se ti richiedono cose che non avresti pensato o che non ti saresti aspettato, soprattutto quando ti portano là dove non avresti mai immaginato.
Nel sogno Dio ci guida: ci chiede a noi di affidarci e di andare là dove noi non saremo andati. E' proprio da questo che sappiamo che è Lui a guidarci: io non ci sarei andato ma è Lui che mi spinge ad andarci.
E la prima reazione quando ci verrà chiesto di fare cose che mai avremo pensato è: "No, io no". E infatti l'angelo a tutti dovrà dire: "Non temere Giuseppe... Maria... Abramo...". "Non aver paura, non temere; tu hai paura ma io sono con te, quindi non temere. Ci sono io".
Il sogno è: "Sarebbe bello, ma è troppo per me, per cui non ci credo". E' il dilemma di ogni uomo: seguire la Voce che ti richiama: "Vieni di qua... provaci... seguimi... osa... rischia... vai... fallo... credi nel tuo profondo... realizzalo... è possibile, è per te..." o seguire la paura che blocca e frena: "Lascia stare... è difficile... ti inganni... non è per te... e se poi sbagli... ti attirerai un sacco di guai... starai da solo... nessuno lo fa', nessuno lo ha mai fatto..."
Giovanna d'Arco a 13 anni sentiva voci celestiali e aveva visioni dell'Arcangelo Michele, di Santa Caterina e di Santa Margherita: un sogno liberare la Francia. Vien da ridere, non vi pare? Una donna che non conosceva l'arte della guerra... eppure. Giovanna aveva paura e all'inizio si tenne tutto questo per sé: pensava di essere pazza, indemoniata. Ma sarà proprio lei a liberare Orleans, impugnando la spada, bandiera bianca con Dio benedicente, fiordaliso francese e gli arcangeli Michele e Gabriele, infervorando le truppe. A pensarci una pazza, ma con gli occhi della fede una donna che ha seguito l'intuizione profonda.
E Martin Luther King? Quando diventò il bersaglio dei bianchi (30-40 lettere di odio e 25 telefonate minatorie al giorno) ebbe paura, mise in dubbio le proprie capacità e pensò di arrendersi andando a vivere con la propria famiglia da qualche altra parte. Ma poi un giorno - dice King - "udii la voce di Gesù che diceva di continuare a combattere. Mi promise di non lasciarmi mai, di non lasciarmi solo. No, mai solo. Mi promise di non lasciarmi mai, di non lasciarmi mai solo". E seguì la sua intuizione e la voce del suo cuore.
Giuseppe ebbe paura (1,20: "Non temere") ma si fidò dell'incredibile e di ciò che sembrava impossibile.
Maria ebbe paura (1,30: "Non temere") ma si fidò dell'incredibile e di ciò che sembrava impossibile.
Abramo ebbe paura: "Dove andrò? Cosa ne sarà di me? Cosa succederà? E poi?", ma si fidò.
Tutti questi ebbero paura...
Tutti questi seguirono i loro sogni... incredibili... ma veri...
E ne valse la pena...
Pensiero della Settimana
Un sogno è un sogno finché qualcuno non lo realizza.
Poi si chiama realtà, miracolo, intervento di Dio.

Fonte:http://www.qumran2.net/

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